la guerra del latte
Pastori pronti a riprendere la protesta
Mille allevatori sotto processo. «Deve intervenire la politica»
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CAGLIARI. A distanza di oltre due anni dalle proteste che caratterizzano quella che è stata definita la “guerra del latte” con il prodotto versato per le strade dai pastori che chiedevano un'equa remunerazione per il conferimento ai trasformatori, gli allevatori sardi sono pronti a nuove proteste. «I molteplici procedimenti penali pendenti a carico di un migliaio di pastori stanno provocando conseguenze di gravissimo danno per l'immagine di tutta la categoria, ma attualmente pesano soprattutto per quanto riguardano le conseguenze economiche aziendali – dicono i “pastori senza bandiere” che avevano portato avanti per primi la battaglia per il prezzo del latte –. Le aziende agricole, infatti, per poter accedere ai contributi della Domanda unica della Pac e quanto previsto in termini di aiuti ad ettaro e a capo e di investimenti dai Programmi di sviluppo rurale, sono obbligate a produrre ogni anno la documentazione antimafia, ma i procedimenti giudiziari pendenti non consentono il rilascio del certificato e da questo deriva la perdita di milioni di euro di contributi a danno di tutte le aziende dei pastori sotto processo».
«Se non verrà garantito l'intervento della politica, a tutti i livelli, per risolvere tale problematica», i “pastori senza bandiere” non escludono di intraprendere «nuove e più vigorose forme di tutela per salvaguardare tutti i danneggiati: perché non sia mai che oltre al danno già subioto durante i mesi della protesta arrivi anche la beffa».
«Se non verrà garantito l'intervento della politica, a tutti i livelli, per risolvere tale problematica», i “pastori senza bandiere” non escludono di intraprendere «nuove e più vigorose forme di tutela per salvaguardare tutti i danneggiati: perché non sia mai che oltre al danno già subioto durante i mesi della protesta arrivi anche la beffa».
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