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Green pass, non solo viaggi sicuri: porte aperte a matrimoni ed eventi

Green pass, non solo viaggi sicuri: porte aperte a matrimoni ed eventi

Il certificato verde potrà essere rilasciato anche dopo la somministrazione della prima dose e sarà valido dal 15° giorno successivo alla inoculazione fino al completamente del ciclo vaccinale quando ne verrà dato un altro

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SASSARI. Il certificato verde, o “green pass”, è ancora in fasce ma ha già subito alcune modifiche. Il lasciapassare, infatti, potrà essere rilasciato anche dopo la somministrazione della prima dose di vaccino e sarà valido dal quindicesimo giorno successivo all’inoculazione e fino “alla data prevista per il completamento del ciclo vaccinale”.

Considerando che si tratta del nulla osta per il turismo “domestico”, non è una novità da poco. Chi arriverà in Sardegna anche solo dopo la prima dose di vaccino avrà l’accesso garantito senza nemmeno avere la necessità di effettuare un tampone di controllo. Perché nonostante la Sardegna sia ormai in fascia gialla, e gli spostamenti tra regioni in fascia gialla siano ritornati sostanzialmente liberi (è caduto anche l’obbligo dell’autocertificazione), chi arriva in Sardegna (ma anche in Sicilia) dovrà sottostare alle regole delle ordinanze regionali. La numero 16 del 14 maggio ha prorogato i limiti di accesso alla Sardegna, che può avvenire solo dopo essersi registrati al portale “Sardegna Sicura” e dopo aver dichiarato di aver effettuato il vaccino o un tampone (molecolare o antigenico) con esito negativo non oltre le 48 ore prima della partenza. Con la certificazione verde, tutto dovrebbe essere più facile. Ad iniziare dalla pratiche per ottenerla. Chi ha effettuato il vaccino dovrà solo richiederla (cartaceo o digitale) al servizio sanitario regionale, ma un certificato viene consegnato direttamente negli hub dopo la somministrazione del vaccino, mentre chi ha superato la malattia la potrà ottenere dall’ospedale in cui si è stati ricoverati o dalla Asl di riferimento. Anche i medici di base possono rilasciare le certificazioni. Per quella post tampone, la certificazione verde viene rilasciata dalle strutture sanitarie pubbliche o private autorizzate e accreditate, dalle farmacie, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta.

A cosa serve. Per il momento la validità è limitata al territorio nazionale, o nei Paesi che lo accettano, perlomeno fino a quando non entrerà in vigore il digital green certificate europeo che dovrebbe garantire un lasciapassare continentale. Con la certificazione verde italiana sarà possibile viaggiare verso le regioni arancioni o rosse senza dover giustificare lo spostamento con le ormai famose “comprovate esigenze” lavorative o sanitarie. Ma il pass potrebbe essere utilizzato anche senza viaggiare. Ad esempio, con il certificato vaccinale si potrà partecipare ad eventi che prevedono la presenza del pubblico, dalle cerimonie religiose agli eventi sportivi fino a congressi, fiere o convegni. Allo studio del comitato tecnico scientifico nazionale c’è anche la possibilità di utilizzarlo per “filtrare” gli ingressi nelle sale bingo e, in futuro, quelli nelle discoteche.

Quanto dura. Il decreto del 18 maggio ha modificato la durata del pass rispetto a quanto comunicato in un primo momento. Chi otterrà la certificazione verde dopo la vaccinazione avrà un documento con 9 mesi di validità dal completamento del ciclo vaccinale. In un primo momento era stato deciso per una durata di sei mesi. Il certificato sarà valido alla scadenza del quindicesimo giorno successivo alla prima dose e fino “alla data prevista per il completamento del ciclo vaccinale”. Non ha ottenuto la stessa sorte la certificazione dell’avvenuta guarigione, a cui farà riferimento un lasciapassare di viaggio che resta fermo ai sei mesi decisi sin dal primo decreto legge. (c.z.)

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