Tirrenia: «Il Mise blocca l’accordo»
Dura nota della compagnia a 4 giorni dalla decisione dei giudici sul fallimento
2 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Mancano pochi giorni all’udienza in cui si decideranno le sorti di Tirrenia. Il 24 maggio i giudici del tribunale di Milano dovranno pronunciarsi sull’istanza di fallimento depositata dalla procura. Dunque sta per scadere il tempo dato dai giudici al gruppo Onorato e ai commissari di Tirrenia in As per trovare un accordo di ristrutturazione del debito. L’accordo però ancora non c’è, e neanche il tavolo interministeriale che sembrava imminente si è mai svolto. E ieri una dura nota di Tirrenia chiama in causa proprio il Mise. «Dopo che Cin ha raggiunto un accordo con il creditore chirografario Tirrenia in AS, che prevede un soddisfacimento dell'80 per cento del credito dovuto insieme alla concessione di garanzie ipotecarie, a fronte di una percentuale di recupero del suo credito quasi nulla e senza garanzia in caso di procedure alternative – scrive Tirrenia – il Mise blocca sorprendentemente la ristrutturazione del debito di Cin nei confronti di Tirrenia, pretendendo l'inserimento di clausole che sono state ritenute chiaramente illegittime da coloro che dovranno convalidare il piano. L'incredibile sorpresa è arrivata dopo aver negoziato per giorni i termini e le clausole contrattuali. La trattativa si è interrotta per l'imposizione di ulteriori sei richieste pervenute direttamente dal ministero solo nella notte che precedeva l'udienza del 6 maggio al Tribunale di Milano». Delle sei richieste, «quattro sono state prontamente accettate, mentre le ulteriori due non sono accoglibili perché presentano oggettivi profili di illegalità e quindi di inattestabilità, come peraltro comunicato dallo stesso attestatore sia al Tribunale di Milano – continua la nota – sia ai commissari di Tirrenia in As e successivamente allo stesso ministero. Anche per evitare sorprese dell'ultimo momento in una vicenda così delicata e importante negli ultimi dieci giorni è stata più volte chiesta da Cin la convocazione, alla presenza dei commissari, di un tavolo per un confronto diretto con il Mise. Sul punto non è mai arrivata alcuna risposta». Un silenzio che Tirrenia definisce inspiegabile. La nota si conclude con un appello a Giorgetti. «Il ministro è riconosciuto come persona seria e capace e siamo convinti che non farà finire così le cose, salvo che dietro questa storia non si nascondano fatti e circostanze a noi ignote ma che se ci fossero dovrebbero essere necessariamente di pubblico dominio, quantomeno nel rispetto di un ovvio principio di trasparenza nell'amministrazione della cosa pubblica, dei cittadini e dei lavoratori direttamente coinvolti in questa storia, anche per tacitare le malelingue che stanno diventando sempre più forti e presenti in questa vicenda».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
