La Nuova Sardegna

Nell’isola niente siero ai non residenti

Nell’isola niente siero ai non residenti

L’odissea di una coppia di Seneghe costretta a tornare a Roma per vaccinarsi

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SASSARI. Si trovavano già in Sardegna quando, nel febbraio 2020, è scoppiata la pandemia. Hanno scelto di rimanere nell’isola per paura di contrarre il virus sulla nave o sull’aereo. Di rimanere a casa loro, a Seneghe, il paese di origine di lui, Raimondo Pau, 77 anni, residente a Roma insieme alla moglie Clara Camilloni, di anni 67. Un soggiorno che per cause di forza maggiore si è prolungato a oltranza. Ed è per questo motivo che la coppia ha cercato in tutti i modi di vaccinarsi nell’isola. Un diritto, il loro, mica un privilegio. È stato lo stesso generale Figliuolo, commissario per l’emergenza Covid, a metterlo nero su bianco sulla ordinanza del 29 marzo: ogni Regione proceda alla vaccinazione non solo dei residenti ma anche della popolazione domiciliata nel territorio regionale per motivi di lavoro, di assistenza familiare o per un qualunque altro e comprovato motivo che imponga una presenza continuativa. Ma in Sardegna parecchi domiciliati non residenti hanno fatto fatica a ottenere il vaccino. E c’è anche chi non c’è riuscito. Ed è proprio il caso della coppia di Seneghe. «Abbiamo saputo dell’ordinanza di Figliuolo da una intervista di Gemma Azuni, che per prima si è battuta per il diritto dei domiciliati ad avere il vaccino – racconta Clara Camilloni –. Mi sono messa in contatto con lei e mi sono fatta mandare il testo dell’ordinanza. Siamo andati in municipio a Seneghe, retto da un commissario, ma non ci hanno presi in considerazione. E neanche in maniera gentile. Li giustifico solo perché forse erano i primi giorni e non si capiva bene come funzionassero le cose». La coppia, però, non si è arresa. «Abbiamo scaricato da internet l’autocertificazione in cui dichiaravamo di essere domiciliati a Seneghe, dove stiamo facendo dei lavori di ristrutturazione. Abbiamo spedito tutta la documentazione alla piattaforma dei non residenti. Era il 24 aprile ma nessuno ci ha mai risposto. Ho mandato anche due solleciti con la richiesta di essere contattati. Ma nulla. Per due volte sono andata al centro vaccinale di Oristano ma non ci hanno fatto avvicinare. C’erano dei carabinieri, ho chiesto aiuto, ma neanche loro mi hanno saputo dire nulla. Alla fine a Cagliari un gentilissimo postino ci ha aiutati con la piattaforma delle Poste, ma purtroppo non riconosceva la tessera sanitaria perché siamo residenti nel Lazio». Una via crucis senza lieto fine. Perlomeno in Sardegna. Sì, perché la coppia ha deciso di alzare bandiera bianca e tornare dopo un anno e mezzo a Roma per avere il vaccino. «Partiamo il 2 giugno, abbiamo la prenotazione per il 9 e poi torniamo in Sardegna. Il tutto al costo di 180 euro. Sono veramente arrabbiata con la Regione Sardegna, perché anche noi siamo cittadini che paghiamo le tasse e non possiamo vedere calpestati i nostri diritti». (al.pi.)

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