i 10 anni del protocollo
Cisl: chimica verde, il Pnrr enorme occasione
SASSARI. Il prossimo 26 maggio ricorreranno i dieci anni dalla firma del protocollo sulla chimica verde, che prevedeva la riconversione del sito Eni di Porto Torres da industria di chimica di base da...
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SASSARI. Il prossimo 26 maggio ricorreranno i dieci anni dalla firma del protocollo sulla chimica verde, che prevedeva la riconversione del sito Eni di Porto Torres da industria di chimica di base da fossile a bioraffineria integrata. Lo ricordano i segretari generali Luca Velluto (Femca Sassari) e Pier Luigi Ledda (Cisl Sassari) come la rivoluzione nascesse «dall’idea che l’industria dovesse essere maggiormente integrata con il territorio (fase agricola, produzione, trasformazione e utilizzo del prodotto in primis in Sardegna) e più rispettosa dell’ambiente, con la sostituzione delle produzioni da fossile con materia prima dalle colture, in alcuni casi biodegradabile al 100%».
Il progetto prevedeva, entro il 2017, la costruzione di sette impianti, di una centrale a biomasse, la realizzazione di un centro di ricerca. Ma a oggi si è ben lontani dal vedere il completamento degli obiettivi, tanto che «complessivamente : dice la Cisl – la forza lavoro in tutto il petrolchimico è ridotta a circa 950 diretti e 500 indiretti. Rimane ancora da realizzare la terza fase che ha un valore di circa 300 milioni di investimenti e prevede ulteriori 126 nuove assunzioni tra i soli dipendenti diretti». I sindacalisti accusano Regione e governo di non aver sostenuto l’attuazione con convinzione e determinazione, ma attribuiscono le colpe anche alla diatriba Versalis-Novamont, all’assenza di un sostegno normativo specifico allo sviluppo del mercato, all’inidoneità del cardo quale coltura per l’industria.
«Riteniamo però che oggi le condizioni per completare il progetto siano mutate e ci siano tutte. A partire dalle opportunità che può offrire in questo progetto il Next Generation Eu e il Pnrr. Naturalmente occorre una precisa volontà dei sottoscrittori del protocollo ed in particolare della stessa Matrìca. Occorre infatti innovare nei processi e nei prodotti, consolidare gli impianti per incrementare la capacità produttiva, concentrare la produzione su ciò che il mercato richiede, risolvere una volta per tutte il contenzioso nella joint venture Matrìca o scioglierla, con l’acquisizione da parte di Versalis, investire in marketing e commercializzazione dei prodotti. Decisivo è poi caratterizzare la collaborazione multidisciplinare con il mondo agricolo del territorio, con quello della ricerca e con le istituzioni locali, trasformare in loco i prodotti di Matrìca e rendere le aree inutilizzate disponibili per nuove attività da inserire nell’area industriale di crisi complessa».
Occorre, in sostanza, «che Matrìca venga assunta come una vertenza di importanza nazionale dentro una strategia di rilancio del settore industriale anche in Sardegna». È il momento di sfruttare la classificazione come area industriale di crisi complessa e le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, «per evitare di trovarci di fronte all’ennesima occasione mancata».
Il progetto prevedeva, entro il 2017, la costruzione di sette impianti, di una centrale a biomasse, la realizzazione di un centro di ricerca. Ma a oggi si è ben lontani dal vedere il completamento degli obiettivi, tanto che «complessivamente : dice la Cisl – la forza lavoro in tutto il petrolchimico è ridotta a circa 950 diretti e 500 indiretti. Rimane ancora da realizzare la terza fase che ha un valore di circa 300 milioni di investimenti e prevede ulteriori 126 nuove assunzioni tra i soli dipendenti diretti». I sindacalisti accusano Regione e governo di non aver sostenuto l’attuazione con convinzione e determinazione, ma attribuiscono le colpe anche alla diatriba Versalis-Novamont, all’assenza di un sostegno normativo specifico allo sviluppo del mercato, all’inidoneità del cardo quale coltura per l’industria.
«Riteniamo però che oggi le condizioni per completare il progetto siano mutate e ci siano tutte. A partire dalle opportunità che può offrire in questo progetto il Next Generation Eu e il Pnrr. Naturalmente occorre una precisa volontà dei sottoscrittori del protocollo ed in particolare della stessa Matrìca. Occorre infatti innovare nei processi e nei prodotti, consolidare gli impianti per incrementare la capacità produttiva, concentrare la produzione su ciò che il mercato richiede, risolvere una volta per tutte il contenzioso nella joint venture Matrìca o scioglierla, con l’acquisizione da parte di Versalis, investire in marketing e commercializzazione dei prodotti. Decisivo è poi caratterizzare la collaborazione multidisciplinare con il mondo agricolo del territorio, con quello della ricerca e con le istituzioni locali, trasformare in loco i prodotti di Matrìca e rendere le aree inutilizzate disponibili per nuove attività da inserire nell’area industriale di crisi complessa».
Occorre, in sostanza, «che Matrìca venga assunta come una vertenza di importanza nazionale dentro una strategia di rilancio del settore industriale anche in Sardegna». È il momento di sfruttare la classificazione come area industriale di crisi complessa e le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, «per evitare di trovarci di fronte all’ennesima occasione mancata».
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