La Nuova Sardegna

Anche un magistrato sardo vigila sul Recovery

Claudio Zoccheddu
Anche un magistrato sardo vigila sul Recovery

Alberto Pioletti è uno dei 15 pm che controlleranno i percorsi dei finanziamenti europei in arrivo con il Next Generation Eu

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SASSARI. C’è un fiume di Euro che sta per mitigare il clima economico dei Paesi membri dell’Unione europea, congelato dall’emergenza sanitaria. Per evitare che i fondi per la ripresa del post pandemia possano improvvisamente cambiare direzione, e magari sparire all’improvviso, l’Unione europea sta per mettere in campo una delle sue istituzioni più giovani: la Procura europea. E tra i nuovi procuratori europei, nominati dal Consiglio superiore della Magistratura, c’è il pubblico ministero sardo Alberto Pioletti. Il magistrato nato a Sassari si occuperà di indagare e perseguire eventuali frodi finanziarie commesse ai danni dell’Unione. Lo farà nella sua macro area di riferimento, che comprende l’isola. Il lavoro non dovrebbe mancare visto che i finanziamenti destinati ai paesi dell’Unione ha già fatto scattare l’allarme, con le procure di mezza Europa che prevedono una violenta impennata dei reati fiscali.

Il pool anti frode. Pioletti è uno dei 15 procuratori delegati scelti dall’Italia dopo l’accordo tra la ministra Cartabia e il procuratore capo europeo, Laura Kovesi. I procuratori saranno divisi in 9 uffici territoriali, ciascuno dei quali avrà almeno 2 magistrati, 3 negli uffici più grandi. Pioletti, pm del tribunale di Roma, si occuperà di Abruzzo, Umbria, Lazio e Sardegna. In questi giorni è in Lussemburgo, impegnato nelle ultime fasi della gestazione della Procura europea, che sarà formalizzata ed entrerà in azione il primo giugno. Da quel momento, il compito dei procuratori europei sarà seguire i soldi, accertare che arrivino a destinazione e confermare che vengano utilizzati nella maniera stabilita. Un lavoro che diventerà fondamentale quando inizierà la distribuzione dei fondi del piano Next Generation Eu e dei suoi programmi di spesa, tra cui il famoso “Recovery fund”. La stima per l’Italia è di circa 240 miliardi, quelli che saranno utilizzati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnnr), che avrà come obiettivi primari la digitalizzazione e l’innovazione, la transizione ecologica e l’inclusione sociale. Un’occasione unica di programmazione che sarebbe meglio sfruttare nel migliore dei modi.

Conti sotto controllo. Il raggio d’azione è piuttosto vasto: «Dalle evasioni dell’Iva transfrontaliera alle frodi finanziarie, ma ci occuperemo anche di contrabbando, criminalità organizzata, associazioni per delinquere e associazioni di stampo mafioso – spiega Alberto Pioletti –. Tuttavia sono previsti limiti quantitativi: entreremo in azione per evasioni dell’Iva sopra i 10 milioni e per gli altri crimini, ma solo sopra i 100mila euro. Seguiremo i finanziamenti europei, a caccia di truffe, appropriazioni indebite e peculato. Coordineremo le indagini ma anche l’attività processuale davanti ai tribunali nazionali, sostenendo l’accusa. Fino a 10 anni fa era impensabile che gli stati cedessero una porzione della loro sovranità nazionale alle istituzione europee. È successo e ne guadagneranno le indagini, che saranno più veloci e più efficienti». Per Pioletti, poi, c’è uno stimolo in più: «Sono nato a Sassari, dove mio padre Antonio faceva il magistrato alla fine degli anni ’60 e ci sono rimasto sino ai 15 anni – spiega – per me è un grande onore e un grande orgoglio poter lavorare per la mia terra».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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