Sfida bipartisan per il Recovery plan
No agli scontri, bisogna stare uniti per salvare l'isola. La politica si concentra su Sardara e superstaff e ignora un momento chiave per la Sardegna - L'EDITORIALE
Persi dentro i cunicoli del Palazzo ci si è dimenticati del mondo esterno. Il dibattito politico in questi mesi si è focalizzato su due temi all’apparenza lontani, ma che hanno un filo rosso.
L’indigesto pranzo di Sardara e il contestato, anche da parte della maggioranza, super staff del presidente. Entrambi hanno come protagonisti i burocrati e il loro potere, vero o presupposto. La politica si è indignata per la tavolata termale che vedeva tra i protagonisti dirigenti e alti funzionari, si è parlato molto della sua opportunità e di chi la abbia organizzata, e non si è detto nulla sull’unica cosa davvero interessante. Perché oltre 30 persone abbiano deciso di incontrarsi in zona arancione dentro un ristorante sulla 131. Il governatore ci ha visto una sorta di ingerenza dei burocrati contro gli eletti. L’opposizione ha chiesto un’operazione verità.
Ma nello stesso tempo il presidente in queste settimane ha portato avanti una legge, quella sul super staff, che accentra molto la scelta dell’esercito dei burocrati regionali nelle sue mani. Solinas crea una macchina che risponde ai suoi comandi, e in un certo senso commissaria gli assessori. La scelta del governatore è la riaffermazione che i dirigenti, scelti da lui, possano avere più potere dei politici, così come nel quotidiano la pratica prevale sulla teoria. Per il presidente una scelta indispensabile per snellire la macchina. Per le opposizioni una concentrazione ulteriore dei poteri nelle mani di una sola persona. Con buona pace dei distillatori di massimi sistemi giuridico-filosofici. La colonna vertebrale della macchina Regione poggia sugli uffici e non sulle alambiccate figure politiche messe a capo degli assessorati. L’indignazione per il pranzo con fuga dalle responsabilità di Sardara e la legge del super staff approvata a sportellate dalla maggioranza, hanno come effetto la creazione di una cortina fumogena che nasconde il buco nero che ingoia il futuro della Sardegna. Ci si è concentrati in queste settimane su questi due temi, con l’opposizione che ha assaltato l’aula alla ricerca della verità sul banchetto e ha contestato in modo feroce la legge sul superstaff. Ma non si è quasi mai parlato dei fondi del Recovery, nessun tavolo comune, nessuna proposta reale. Il botta e risposta tra le colonne della Nuova Sardegna tra Christian Solinas e Massimo Zedda mette in evidenza come l’attenzione si sia focalizzata molto sugli ingranaggi della macchina, ma non sulla sua destinazione.
La diatriba, come molte scelte della maggioranza, ma anche dell’opposizione, mette in evidenza l’assenza di direzione politica. L’assenza di un’idea di Sardegna. La grande opportunità del Recovery è messa all’angolo, quasi fosse un inutile orpello. L’isola snobba il suo Piano Marshall, l’unica possibilità di colmare il gap infrastrutturale che la relega ai margini dell’Europa per reddito, produttività, pil, istruzione, attrattività, innovazione. La giunta Pigliaru aveva quantificato questo gap in 2 miliardi. La politica isolana si è arrotata in bizantini riconoscimenti costituzionali del principio di insularità. E mentre si sogna di avere un riconoscimento di carta ci si fa sfuggire l’unica locomotiva che potrebbe portare l’isola fuori dalla sua arretratezza storica.
I fondi del Recovery plan sono i pilastri per costruire un’isola moderna, ma i politici sardi non se ne curano e lasciano campo aperto a quella parte politica che sembra voler consolidare l’arretratezza storica ed evitare qualsiasi tipo di innovazione. Fino a oggi non sono stati preparati progetti cantierabili da inserire nel Recovery. Non c’è un progetto condiviso, non c’è un’idea comune. Ma basterebbe un tavolo bipartisan, un tavolo con maggioranza e opposizioni protagonisti per mettere nero su bianco quali siano le priorità per la Sardegna. Nelle polemiche sulla pesantezza della burocrazia c’è un qualcosa di terrapiattista. Parlare del pranzo di Sardara e paralizzare l’aula alla ricerca della Verità, portare in aula la legge sul superstaff mentre la Sardegna sprofonda nella sua crisi più nera ha il sapore di irresponsabili che ballano sulle ceneri del mondo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
