Minori spariti nel nulla, 23 mai ritrovati in Sardegna
La Giornata internazionale dei bambini scomparsi: sono 21 al giorno in Italia. In Sardegna allarme adolescenti: adescati da sette, giri di droga e prostituzione
SASSARI. Non solo Denise, Angela, la piccola Maddie. Sono tanti, sempre di più, i bambini che svaniscono nel nulla: 21 al giorno in Italia, quasi uno all’ora, ha detto Silvana Riccio, commissario straordinario per le persone scomparse. Un fenomeno drammatico dal quale la Sardegna non è immune, anche se nella nostra Regione il problema riguarda soprattutto gli adolescenti, di età compresa tra i 13 e 17 anni: sono loro i soggetti più a rischio, quelli che per fragilità interiore o cattivi consiglieri, decidono di volatilizzarsi lasciando nello sconforto le loro famiglie. Ma anche nella nostra isola ci sono ferite che sanguinano ancora dopo molti anni: era il 28 agosto del 1974 quando da Torpé sparì Antonello Tuvoni, 3 anni e mezzo appena. Un attimo prima giocava con i fratellini, sotto lo sguardo attento della mamma. Antonello, che se è ancora vivo oggi è un uomo di 50 anni, non è mai tornato a casa. Tante storie segnate dal dolore e dal mistero protagoniste della Giornata internazionale dei bambini scomparsi, celebrata ieri con un convegno online organizzato dallo stesso commissario Riccio insieme a Telefono azzurro, al quale ha preso parte anche la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese.
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I numeri del dramma. Dal 1974, anno in cui è stato istituita la banca dati del Ministero, in Italia è stata denunciata la sparizione di 136.884 minori, di cui il 70% stranieri. Quasi il 25% è svanito nel nulla e si tratta prevalentemente di stranieri: minori non accompagnati in fuga dai centri di accoglienza e dalle comunità, o arrivati nel nostro Paese da soli, senza alcun punto di riferimento. «Tutti meritano la stessa attenzione e le stesse tutele – hanno detto la ministra Lamorgese e la ministra della Famiglia Elena Bonetti – le istituzioni hanno il dovere di proteggerli». Tra i “fantasmi” ci sono anche 2433 bambini italiani ancora da ritrovare e di questi sono 23 quelli spariti in Sardegna. Nella nostra regione, complessivamente, dal 1974 sono scomparse 3543 persone, di cui 1691 minori: in totale sono 865 i sardi che mancano all’appello.
Ragazzi a rischio. La parola d’ordine, ribadita anche ieri, è denunciare subito: le ricerche devono partire immediatamente perché la tempestività è cruciale per ottenere un lieto fine. Spiega Gianfrancesco Piscitelli, presidente dell’associazione Penelope-scomparsi Sardegna: «Sono frequenti i casi di minori che si allontanano da casa con l’intenzione di suicidarsi: prima riusciamo a rintracciarli meglio è, a volte purtroppo non si riesce a fare in tempo nonostante la macchina si metta in moto da subito, coinvolgendo le forze dell’ordine, gli esperti come criminologi e psicologi in grado di capire prima degli altri quali siano i propositi del minore, e i volontari». Di storie simili in Sardegna ce ne sono state tante e coinvolgono ragazzi e ragazze, tutti molto giovani, spesso vittime di bullismo o cyberbullismo all’insaputa di famiglie ignare o a volte distratte e per questo non in grado di intercettare i segnali preoccupanti. «A volte basta un dettaglio, uno sguardo nella cameretta del ragazzo, un post sui social – dice Piscitelli – per capire quale sia l’origine del problema e orientare le ricerche in quella direzione». Diversa è la situazione dei minori già a rischio che si allontanano dalle comunità o dai centri d’accoglienza: le segnalazioni sono tante, quasi tutti vengono ritrovati ma poi in qualche modo riescono a scappare di nuovo da quella che considerano una prigione.
Ragazzi salvati. Quello che nella cronaca quotidiana non appare è l’aspetto più inquietante dietro la scomparsa di un minore. Perché a parte i casi di ribellione alle imposizioni da parte dei genitori e la volontà di non sottostare alle regole, in tante altre situazioni quando un minore si allontana da casa lo fa su spinta di un adulto o di un gruppo di adulti. Il contatto avviene solitamente online attraverso i social: anche la ministra Lamorgese ha evidenziato «l’allarme per gli adescamenti in rete» cresciuto durante la pandemia e la didattica a distanza. Tra le vittime prescelte, ecco le ragazzine – dai 14 ai 16 anni – che finiscono all’interno di giri di prostituzione «o cooptate all’interno di sette molto pericolose», dice Piscitelli. I ragazzi invece seguono quello che considerano un leader, un capo carismatico più grande di loro e vengono invischiati in giri di droga e criminalità. Quando vengono ritrovati e riportati a casa, l’incubo non è finito. Perché questi ragazzi fragili hanno subìto una sorta di lavaggio del cervello al punto da apprezzare la loro nuova vita. «Non vogliono tornare indietro – dice Piscitelli – mostrano segni evidenti di disagio psicologico da affrontare con estrema cautela. Si ribellano, vanno gestiti con attenzione». Anche in questo caso la tempestività dei soccorsi è fondamentale per farli uscire prima possibile dalla rete in cui sono intrappolati.
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