La Nuova Sardegna

Una finestra aperta sul mondo

di Luisa Spanu*

La scuola ci salverà. Non poteva trovare titolo migliore per il suo ultimo saggio Dacia Maraini. Quando a marzo dello scorso anno ci siamo fermati e allo stesso tempo connessi con la Dad, il primo...

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La scuola ci salverà. Non poteva trovare titolo migliore per il suo ultimo saggio Dacia Maraini. Quando a marzo dello scorso anno ci siamo fermati e allo stesso tempo connessi con la Dad, il primo pensiero di tanti di noi è stato proprio quello di salvarci. Salvare gli alunni ma salvare anche noi stessi. Salvarci non tanto e non solo dal coronavirus, ma dal vuoto che avrebbe riempito i nostri risvegli. Il nostro ritmo vitale è la classe, la campanella che scandisce il cambio dell’ora, la ricreazione e quella grande incognita relazionale giornaliera. Talvolta sorrisi, altre volte conflitti e altre ancora apatia. Ogni giorno da inventare e da ricostruire; anche se hai preparato la lezione migliore del mondo l’incognita è sempre dietro l’angolo. Ma proprio dalle incognite nascono gli insegnamenti più inaspettati e sorprendenti. Perciò lasciare gli studenti in balia di loro stessi, privandoli di quel rapporto giornaliero, era l’aspetto da scongiurare a tutti i costi. La sveglia che non suona, l’insegnante che non ti stressa, la mancanza di verifiche e di scadenze avevano il sapore di una vera e propria pacchia, se non fosse stato per la tragica scia di morti e di sofferenze che sconvolgeva il mondo intero. Ogni insegnante era consapevole di quanto quella pacchia sarebbe stata fuorviante e pericolosa e ci siamo rimessi in discussione. Piattaforme digitali, account, mail, whatsapp, telefonate: una selva oscura dove la privacy è andata a farsi benedire una volta per tutte e con essa anche la timidezza, il riserbo e la discrezione di molti di noi. Ma dovevamo esserci, anche a costo di ricevere in cambio tante porte chiuse in faccia. Le videocamere spente, i microfoni disattivati, le numerose assenze erano per noi la prova inequivocabile che la pacchia stava mietendo tanti dispersi. Ma noi eravamo lì. Il nostro esserci doveva essere l’ancora da cogliere in qualsiasi momento. La ripresa in presenza a settembre è stata per tanti versi emozionante: ci siamo guardati tutti in modo diverso, perché, nonostante le tante difficoltà di connessione, la DAD aveva svelato molti aspetti celati di noi docenti agli alunni e viceversa. Niente in classe sarebbe stato più come prima. Anche se dovevamo riallacciare i fili del discorso, dei contenuti e dei saperi essenziali, adesso ogni alunno sapeva di poter contare su di noi. Ma soprattutto c’era bisogno di aria nuova, di una finestra aperta sul mondo. E così è arrivata la nuova@scuola, per parlare del mondo, della Sardegna ma soprattutto di noi. Perché il giornale, in fin dei conti, è un po’ come la scuola, puntuale, intramontabile, affidabile e sempre da reinventare.

* docente del Liceo Scientifico Pira

di Dorgali

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