Nel 2005 il caso analogo dell’ereditiera
A Cala di Volpe la morte di una 48enne newyorkese: vennero condannati in due
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PORTO CERVO. Nelle acque della Costa Smeralda accadde un altro tragico incidente in mare. Ma bisogna tornare indietro di quasi 16 anni.
Era il 10 agosto del 2005. Un motoscafo travolse Patricia Alexandra Morgan mentre nuotava nella baia del Cala di Volpe, a Porto Cervo. La donna, un’ereditiera newyorkese di 48 anni, morì dilaniata dalle eliche.
Si era tuffata da uno yacht (sul quale si trovava con i familiari) per raggiungere a nuoto la barca di altri amici, non molto distante.
Ma all’improvviso era stata investita da un Wally da 9 metri e mezzo, il tender dello yacht Tanit sul quale viaggiavano in sei. Tra loro c’erano Giovanni Mahler, 58 anni, un imprenditore austriaco nonché amministratore delegato della società svizzera intestataria dell'imbarcazione; il finanziere Massimo Gatti; la giornalista della Stampa Maria Corbi; l'artista Nicky Gioia.
Nel luglio del 2010, dopo un processo durato quattro anni, era stata emessa la sentenza di primo grado. Il giudice aveva assolto dall'accusa di concorso in omicidio colposo Giovanni Mahler, ex marito di Fiona Swarovski (la regina dei cristalli), e lo skipper turco Suleiman Salvtak, che si trovavano ai comandi dell'imbarcazione. In quell’occasione lo stesso pubblico ministro aveva sostenuto che l'evento era stato «un fatto straordinario, imprevedibile e inevitabile da parte degli indagati».
Contro quella sentenza fecero appello i rappresentanti di parte civile, gli avvocati Agostinangelo Marras e Angelo Merlini i quali, nel frattempo, avevano già ottenuto una prima tranche di liquidazione delle compagnia assicurative, oltre un milione e mezzo di euro.
L’8 novembre 2012 i giudici della Corte d’Appello di Sassari ribaltarono la sentenza: condannarono Giovanni Mahler e Suleiman Salvatk a un anno di reclusione e al pagamento di una provvisionale di 70 mila euro, oltre alla liquidazione delle spese processuali.
Era il 10 agosto del 2005. Un motoscafo travolse Patricia Alexandra Morgan mentre nuotava nella baia del Cala di Volpe, a Porto Cervo. La donna, un’ereditiera newyorkese di 48 anni, morì dilaniata dalle eliche.
Si era tuffata da uno yacht (sul quale si trovava con i familiari) per raggiungere a nuoto la barca di altri amici, non molto distante.
Ma all’improvviso era stata investita da un Wally da 9 metri e mezzo, il tender dello yacht Tanit sul quale viaggiavano in sei. Tra loro c’erano Giovanni Mahler, 58 anni, un imprenditore austriaco nonché amministratore delegato della società svizzera intestataria dell'imbarcazione; il finanziere Massimo Gatti; la giornalista della Stampa Maria Corbi; l'artista Nicky Gioia.
Nel luglio del 2010, dopo un processo durato quattro anni, era stata emessa la sentenza di primo grado. Il giudice aveva assolto dall'accusa di concorso in omicidio colposo Giovanni Mahler, ex marito di Fiona Swarovski (la regina dei cristalli), e lo skipper turco Suleiman Salvtak, che si trovavano ai comandi dell'imbarcazione. In quell’occasione lo stesso pubblico ministro aveva sostenuto che l'evento era stato «un fatto straordinario, imprevedibile e inevitabile da parte degli indagati».
Contro quella sentenza fecero appello i rappresentanti di parte civile, gli avvocati Agostinangelo Marras e Angelo Merlini i quali, nel frattempo, avevano già ottenuto una prima tranche di liquidazione delle compagnia assicurative, oltre un milione e mezzo di euro.
L’8 novembre 2012 i giudici della Corte d’Appello di Sassari ribaltarono la sentenza: condannarono Giovanni Mahler e Suleiman Salvatk a un anno di reclusione e al pagamento di una provvisionale di 70 mila euro, oltre alla liquidazione delle spese processuali.
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