Bus e treni fermi: i sindacati rilanciano la vertenza trasporti
Domani sciopero generale e manifestazione a Cagliari Sul tavolo la richiesta di un piano investimenti coi fondi Ue
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CAGLIARI. Autobus e treni fermi martedì per chiedere il rinnovo del contratto nazionale degli autoferrotranvieri (scaduto da tre anni) e per riproporre il tema dei trasporti in Sardegna all’attenzione della classe politica regionale. Autisti e personale amministrativo manifesteranno a Cagliari dalle alle 12 in piazza Matteotti perchè - come ha ricordato il segretario regionale della Cgil trasporti Arnaldo Boeddu - «Quando eravamo in piena pandemia e quando ancora non erano disponibili tutti i dispositivi di protezione il servizio pubblico non si è mai fermato. Ora, in pochi mesi, siamo passati dall’esser eroi a stracci vecchi». Una situazione che il sindacato giudica insostenibile per la categoria e, più in generale, per i cittadini sardi.
Anche il segretario della Fit Cisl Sardegna Ignazio Lai, definisce il sistema dei trasporti pubblici «in condizioni pietose per i nodi che la Regione non è ancora riuscita a sciogliere, a causa dell’eterna indecisione dei Governatori di turno». Il primo nodo del trasporto pubblico locale, secondo la Fit isolana, è il progetto di unificazione in consorzio di tutte le 56 aziende sarde dei trasporti pubblici con l’aggiornamento del Piano regionale dei trasporti fermo dal 1997. «Se questo progetto venisse attuato – sostiene Lai – si favorirebbe anche la ripresa industriale ed economica della Sardegna. Il Piano dei Trasporti dovrebbe contemplare, a nostro avviso, l’aumento del costo chilometrico erogato a tutte le aziende, alle quali la Regione Sardegna ha affidato i contratti di servizio. Oggi il contribuoto è il più basso in Italia ed è un fattore importantissimo perché concorre, congiuntamente alla produzione aziendale, a garantire le retribuzioni, favorire gli adeguamenti contrattuali nazionali e aziendali di secondo livello, oltre agli investimenti sui nuovi autobus, metropolitane e treni e sulla qualità del servizio erogato».
L’altro grande nodo dei trasporti sardi si chiama “Piano investimenti”. «Per la Regione, che lo deve gestire, rappresenta un’occasione unica spiega Lai –. Sono previsti, infatti, 223,91 miliardi di euro nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, approvato il 12 gennaio 2021, dal Consiglio dei Ministri. La Sardegna deve intercettare questi fondi, destinarli anche al rilancio del trasporto pubblico isolano favorendo il rinnovo delle flotte per autobus, treni e metrotramvie e pianificando nuove autostazioni per l’interscambio dei passeggeri».
L’incremento e la sostituzione dei mezzi consentiranno – secondo il segretario generale Cisl Trasporti – «un miglioramento della qualità del servizio, che sarà strategico per riconquistare quell’utenza che in questo periodo pandemico si è disaffezionata al servizio. E’ giunta l’ora – cocnlude il sindacato – , anche per la Regione Sarda di iniziare un sano e costruttivo confronto con tutte le parti sociali per favorire la ripresa economica e organizzativa di un servizio abbandonato al suo destino da decenni.
Anche il segretario della Fit Cisl Sardegna Ignazio Lai, definisce il sistema dei trasporti pubblici «in condizioni pietose per i nodi che la Regione non è ancora riuscita a sciogliere, a causa dell’eterna indecisione dei Governatori di turno». Il primo nodo del trasporto pubblico locale, secondo la Fit isolana, è il progetto di unificazione in consorzio di tutte le 56 aziende sarde dei trasporti pubblici con l’aggiornamento del Piano regionale dei trasporti fermo dal 1997. «Se questo progetto venisse attuato – sostiene Lai – si favorirebbe anche la ripresa industriale ed economica della Sardegna. Il Piano dei Trasporti dovrebbe contemplare, a nostro avviso, l’aumento del costo chilometrico erogato a tutte le aziende, alle quali la Regione Sardegna ha affidato i contratti di servizio. Oggi il contribuoto è il più basso in Italia ed è un fattore importantissimo perché concorre, congiuntamente alla produzione aziendale, a garantire le retribuzioni, favorire gli adeguamenti contrattuali nazionali e aziendali di secondo livello, oltre agli investimenti sui nuovi autobus, metropolitane e treni e sulla qualità del servizio erogato».
L’altro grande nodo dei trasporti sardi si chiama “Piano investimenti”. «Per la Regione, che lo deve gestire, rappresenta un’occasione unica spiega Lai –. Sono previsti, infatti, 223,91 miliardi di euro nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, approvato il 12 gennaio 2021, dal Consiglio dei Ministri. La Sardegna deve intercettare questi fondi, destinarli anche al rilancio del trasporto pubblico isolano favorendo il rinnovo delle flotte per autobus, treni e metrotramvie e pianificando nuove autostazioni per l’interscambio dei passeggeri».
L’incremento e la sostituzione dei mezzi consentiranno – secondo il segretario generale Cisl Trasporti – «un miglioramento della qualità del servizio, che sarà strategico per riconquistare quell’utenza che in questo periodo pandemico si è disaffezionata al servizio. E’ giunta l’ora – cocnlude il sindacato – , anche per la Regione Sarda di iniziare un sano e costruttivo confronto con tutte le parti sociali per favorire la ripresa economica e organizzativa di un servizio abbandonato al suo destino da decenni.
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