Una torta da oltre 3 miliardi e le nuove Asl da finanziare
Un terzo del bilancio della Regione se ne va per garantire la salute dei sardi
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CAGLIARI. Un terzo abbondante del bilancio regionale, per l’esattezza 3 miliardi e 122 milioni. È questo il costo della sanità sotto l’ombrello dell’Ats-Ares, azienda destinata però a scomparire – forse in agosto – per lasciare di nuovo il posto alle Asl. Ma c’è dell’altro: dello stesso «sistema Sardegna» fanno parte anche le Aziende universitarie di Sassari e di Cagliari, il Brotzu, oltre l’emergenza-urgenza o Areus, ed è quindi evidente che la sanità costa molto più del conto economico dichiarato sul sito dell’Ats-Ares. Dovrebbe essere poco meno della metà dei quasi 9 miliardi dell’ultima Finanziaria approvata dal Consiglio regionale. Non è finita. Di sicuro l’onda lunga della pandemia ha provocato e continuerà a farlo un aumento considerevole dei costi, o comunque serviranno più soldi per rimettere in linea di galleggiamento il sistema. Sistema che, va ricordato, viaggiava già in rosso ancor prima dell’emergenza Covid.
Le spese. Stando all’ultimo aggiornamento del bilancio di previsione, alla fine dell’anno i costi dovrebbero ammontare a 3.122.021.507,40. La voce più consistente è quella destinata agli acquisti di beni e servizi sanitari, le materie prime per intenderci. L’Ats ha messo in preventivo poco meno di 2 miliardi, e in questo contenitore ci sono dai farmaci alle convenzioni, dai dispositivi medici fino ai 146 milioni per i ricoveri nella sanità privata. L’altra voce pesante è quella del personale: 808 milioni per più o meno 16mila dipendenti. Nel dettaglio a incidere è soprattutto il ruolo sanitario, dai medici agli infermieri, con 665 milioni, poi quello tecnico, 86, e infine gli amministrativi, 53,5. Sono anche altri i capitoli di peso: a cominciare dai 192 milioni per l’acquisto di servizi non sanitari, con all’interno la mensa per i ricoverati ma anche i 17 milioni di bollette per la corrente elettrica. Poi ci sono i 5 milioni per i beni non sanitari, con combustibili, cancelleria e supporti informatici che insieme costano 2,8. Ancora: 50 milioni per manutenzioni e riparazioni varie, più altri 19,5 fra affitti e noleggi.
Le entrate. Prima di tutto quelle messe in preventivo (circa 3,181 miliardi) danno per possibile un utile intorno ai 58 milioni. Ma le sorprese, quando si parla di sanità, sono una costante e mai infatti i bilanci chiudono in pareggio, lasciando il passo al disavanzo. Comunque, a garantire il maggior flusso di entrate è la Regione con un contributo di almeno 2,8 miliardi. Durante l’esercizio in corso, si sa già, che non mancheranno però i trasferimenti straordinari: arriveranno soprattutto quando l’Ats-Ares sarà alle prese con l’immancabile scarsa liquidità. Il resto delle entrate, invece, è poca cosa, come i 33 milioni di incassi per prestazioni sanitarie e gli 11,5 in arrivo dai ticket.
La riforma. Ad agosto, ma è solo una previsione, l’Ats-Ares dovrebbe fare un passo indietro – si occuperà a quel punto solo di forniture e amministrazione – per lasciare spazio alle otto Asl provinciali. Costi, entrate, patrimonio e personale dovranno essere decentrati di nuovo fra Sassari, Olbia, Nuoro, Ogliastra, Oristano, Medio Campidano, Sulcis-Iglesiente e Cagliari. Ad esempio: l’Azienda regionale è proprietaria d’immobili valutati oltre un miliardo e mezzo. In gran parte sono gli ospedali, con una capacità complessiva di 2.500 posti letto. Poi dovranno essere spalmati anche i finanziamenti regionali destinati a coprire i costi: all’Asl di Sassari dovrebbero andare 600 milioni, alla Gallura 309, a Nuoro 380, a Cagliari un miliardo, 260 milioni al Sulcis-Iglesiente, 390 ad Oristano, 123 all’Ogliastra e 181 destinati al Medio Campidano. Sono questi, almeno sulla carta, i soldi per le prossime Aziende. Di recente il commissario straordinario, Massimo Temussi, ha ipotizzato un percorso a tappe forzate per arrivare alla «piena applicazione della riforma sanitaria approvata alla fine del 2020» dal Consiglio regionale». Ma i tempi dei tecnici quasi mai sono allineati con quelli della politica, sempre molto più dilatati. Tant’è che presto la riforma dovrà ritornare in Aula, per evitare di non finire ancora una volta nel mirino del Governo. (ua)
Le spese. Stando all’ultimo aggiornamento del bilancio di previsione, alla fine dell’anno i costi dovrebbero ammontare a 3.122.021.507,40. La voce più consistente è quella destinata agli acquisti di beni e servizi sanitari, le materie prime per intenderci. L’Ats ha messo in preventivo poco meno di 2 miliardi, e in questo contenitore ci sono dai farmaci alle convenzioni, dai dispositivi medici fino ai 146 milioni per i ricoveri nella sanità privata. L’altra voce pesante è quella del personale: 808 milioni per più o meno 16mila dipendenti. Nel dettaglio a incidere è soprattutto il ruolo sanitario, dai medici agli infermieri, con 665 milioni, poi quello tecnico, 86, e infine gli amministrativi, 53,5. Sono anche altri i capitoli di peso: a cominciare dai 192 milioni per l’acquisto di servizi non sanitari, con all’interno la mensa per i ricoverati ma anche i 17 milioni di bollette per la corrente elettrica. Poi ci sono i 5 milioni per i beni non sanitari, con combustibili, cancelleria e supporti informatici che insieme costano 2,8. Ancora: 50 milioni per manutenzioni e riparazioni varie, più altri 19,5 fra affitti e noleggi.
Le entrate. Prima di tutto quelle messe in preventivo (circa 3,181 miliardi) danno per possibile un utile intorno ai 58 milioni. Ma le sorprese, quando si parla di sanità, sono una costante e mai infatti i bilanci chiudono in pareggio, lasciando il passo al disavanzo. Comunque, a garantire il maggior flusso di entrate è la Regione con un contributo di almeno 2,8 miliardi. Durante l’esercizio in corso, si sa già, che non mancheranno però i trasferimenti straordinari: arriveranno soprattutto quando l’Ats-Ares sarà alle prese con l’immancabile scarsa liquidità. Il resto delle entrate, invece, è poca cosa, come i 33 milioni di incassi per prestazioni sanitarie e gli 11,5 in arrivo dai ticket.
La riforma. Ad agosto, ma è solo una previsione, l’Ats-Ares dovrebbe fare un passo indietro – si occuperà a quel punto solo di forniture e amministrazione – per lasciare spazio alle otto Asl provinciali. Costi, entrate, patrimonio e personale dovranno essere decentrati di nuovo fra Sassari, Olbia, Nuoro, Ogliastra, Oristano, Medio Campidano, Sulcis-Iglesiente e Cagliari. Ad esempio: l’Azienda regionale è proprietaria d’immobili valutati oltre un miliardo e mezzo. In gran parte sono gli ospedali, con una capacità complessiva di 2.500 posti letto. Poi dovranno essere spalmati anche i finanziamenti regionali destinati a coprire i costi: all’Asl di Sassari dovrebbero andare 600 milioni, alla Gallura 309, a Nuoro 380, a Cagliari un miliardo, 260 milioni al Sulcis-Iglesiente, 390 ad Oristano, 123 all’Ogliastra e 181 destinati al Medio Campidano. Sono questi, almeno sulla carta, i soldi per le prossime Aziende. Di recente il commissario straordinario, Massimo Temussi, ha ipotizzato un percorso a tappe forzate per arrivare alla «piena applicazione della riforma sanitaria approvata alla fine del 2020» dal Consiglio regionale». Ma i tempi dei tecnici quasi mai sono allineati con quelli della politica, sempre molto più dilatati. Tant’è che presto la riforma dovrà ritornare in Aula, per evitare di non finire ancora una volta nel mirino del Governo. (ua)
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