Sardi di successo: Aldo Addis vicepresidente dell’Associazione dei librai
Prestigioso ruolo per il titolare di Koinè, punto di ritrovo dei lettori sassaresi
SASSARI. Se uno dei luoghi comuni più diffusi dell’era covid è stato “niente sarà più come prima”, si può dire che per il mondo dei libri questo è in gran parte vero. Perché molte cose sono cambiate su vari fronti e i librai (e in generale tutti quelli che fanno parte del comparto a diverso titolo) si trovano a veleggiare verso nuovi orizzonti. A guidarli c’è anche il sassarese Aldo Addis, titolare della storica libreria Koinè di via Roma, eletto qualche giorno fa vice presidente vicario dell'Ali, l'Associazione librai italiani: «Facevo già parte del consiglio da quindici anni – racconta –. Nei giorni scorsi abbiamo proceduto al rinnovo degli incarichi e il presidente Paolo Ambrosini, eletto all’unanimità, mi ha chiesto di fargli da vicario. Continuerò comunque a occuparmi principalmente della formazione, per la quale ho la delega, e resterò il direttore della Scuola librai italiani. Continuerò a lavorare come prima, con la differenza che il legame col presidente diventerà per forza di cose più stretto e costante».
Com’è la situazione del comparto in Italia?
«Devo dire che, in un momento di difficoltà generale, per le librerie è stato comunque un anno positivo e lo dico con dispiacere pensando ad altre categorie che hanno affrontato e stanno affrontando momenti molto duri a causa del crollo del fatturato. Tornando a noi, il discorso vale non solo dal punto di vista economico, perché forse siamo tra quelli che hanno patito di meno, ma anche da quello di un quadro generale perché sono successe cose importanti che hanno influito sul nostro ruolo e sul nostro lavoro».
Per esempio?
«Cominciamo dalla legge sul libro. La chiedevamo da anni e la situazione creatasi con la pandemia ha contribuito ad accelerare l’iter. Da tempo chiedevamo una regolamentazione della scontistica per combattere le vendite on line, forse non riusciremo ad arginare il fenomeno però adesso è chiaro a tutti che se un libro ha un prezzo, quello deve restare. Significa che adesso le grandi catene non hanno più la possibilità di svendere autonomamente i titoli e questo ci permette di lavorare meglio sulla promozione».
Un’altra legge vi ha consentito di aprire quando molti dovevano restare chiusi.
«Nel periodo di Pasqua dello scorso anno uno dei tanti Dpcm ha sancito che il libro è un bene essenziale. E questo ha significato per le librerie la possibilità di stare aperti anche durante i momenti di chiusura generale. Inoltre, a livello nazionale, c’è stata anche una disposizione molto importante sulla promozione perché concedeva un finanziamento alle biblioteche con l’obbligo di spendere i fondi nelle librerie fisiche del territorio. Una mossa intelligente che dà ossigeno a tutto il comparto visto che quando le vendite girano, indirettamente ne beneficiano anche autori ed editori. Disposizioni che sono state replicate anche quest’anno e ora si sta discutendo sulla possibilità di una conferma a livello strutturale».
In Sardegna come stiamo?
«Purtroppo siamo retrocessi in quello che prima era un nostro punto forte: gli indici di lettura a livello nazionale. Siamo sempre i primi al Sud ma in classifica perdiamo colpi, è un brutto segnale. Penso che alcune misure di sostegno debbano essere riviste e i fondi investiti diversamente, scegliendo formule più redditizie e abbandonando altre che ormai mostrano i segni del tempo. Negli ultimi mesi si è creato un fronte che vede una trentina di librerie, l’associazione degli editori, quella delle biblioteche e la Confcommercio chiedere udienza alla Regione. Un fatto positivo perché prima si ragionava a compartimenti stagni, ma se un intero mondo parla la Regione non può rimanere sorda».
Quanto e come è cambiato il lavoro del libraio?
«È cambiato sul versante dell’utilizzo del digitale, lo padroneggiamo meglio e lo sfruttiamo con tutti i mezzi possibili per stare a contatto coi lettori. Quello che non cambierà è la relazione con la gente e il nostro ruolo di intermediari tra chi scrive e chi legge».
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