La Nuova Sardegna

Satta: smart working esperienza felice e da non accantonare

di Antonello Palmas
Satta: smart working esperienza felice e da non accantonare

L’assessora al personale sulle lamentele degli utenti: «Introdotto in emergenza, normale un periodo di rodaggio»

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SASSARI. «Contentissima di come è andata l’esperienza smart working tra i dipendenti regionali» dice l’assessora agli affari generali e al personale Valeria Satta all’indomani della decadenza dell’obbligo nazionale di far lavorare da casa almeno la metà dell’organico. Eppure non sono poche le lamentele di utenti che hanno avuto difficoltà nel comunicare con gli uffici della Regione, con telefoni che squillano a vuoto e istanze che rimbalzano da uno all’altro senza trovare risposta. A qualcuno è tornata in mente la polemica sollevata qualche tempo fa dal suo collega dell’assessorato al turismo Gianni Chessa, la cui uscita non proprio felice sui lavoratori a casa aveva portato alla ribalta il problema in maniera traumatica, anche se poi l’interessato corresse il tiro.

«Un anno fa – spiega la Satta – abbiamo dovuto introdurre lo smart working in via emergenziale e sapevamo che questo avrebbe comportato maggiori difficoltà rispetto a una procedura ordinaria, in cui hai modo di prepararti e programmare per bene. Ci siamo dovuti adattare in fretta e con i mezzi a disposizione e sono soddisfatta di come è andata. Addirittura con la direzione Innovazione sicurezza It siamo riusciti a collegare tutti da casa con i Vpn, consentendogli di fornire i servizi a distanza».

Insomma, tutto perfetto? «No, non sarebbe potuto andare ottimamente sin da subito – risponde Valeria Satta – è comprensibile che in una situazione di emergenza come questa ci siano state difficoltà. Ad esempio sulle scelte dirigenziali riguardanti chi doveva restare a casa e magari avrebbe voluto andare in sede, e viceversa, considerando che le figure apicali non potevano lavorare a distanza così come alcune figure con ruoli specifici. Situazioni che a volte possono aver creato tensioni, ripercuotendosi magari anche sul servizio: sì, non è stato tutto semplicissimo. Ma alla fine nell’animo umano prevale lo spirito di adattamento e la voglia di affrontare nel modo più positivo le difficoltà».

Per mesi i 5.000 dipendenti regionali hanno lavorato al 70 per cento da casa, per poi passare al 50 per cento, ma ora che la curva della pandemia è più rassicurante l’obbligo è stato tolto. Ma in Regione la storia prosegue: «Lunedì la direttrice generale dell’assessorato al personale, Silvia Cocco, – dice la Satta – ha emanato una circolare in cui si propone, per 30 giorni e in via sperimentale, di passare almeno a un 20 per cento di personale che resti comunque in smart working. Obiettivo? Evitare di avere gli uffici pieni, e mi sembra una cosa saggia alla luce di ciò che abbiamo imparato in questo anno e mezzo di pandemia. Ora sappiamo che si può fare tranquillamente, e così siamo in grado di venire incontro anche alle esigenze di chi per motivi familiari o di altro tipo preferisce lavorare da casa. Scaduti i trenta giorni faremo un bilancio, ma sono certa che si tratti comunque di una pratica positiva e può essere una risorsa anche al di là dell’emergenza. In molti Paesi del mondo è ampiamente utilizzata, l’Italia non è abituata e inizialmente la novità può suscitare dei sospetti, ma una volta che ci convivi e ne apprezzi le opportunità tutto cambia. Certo il sistema può essere migliorato e per farlo ci confrontiamo con le sigle sindacali. Anzi è già stato migliorato tanto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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