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Keller, nove imputati per il crac

Keller, nove imputati per il crac

Si apre a Cagliari il processo di primo grado, sotto accusa anche l’ex presidente della Sfirs Tilocca

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CAGLIARI. Denaro pubblico sprecato, tre milioni di euro regalati dalla Sfirs alla Keller Elettromeccanica di Villacidro con l’ingresso della finanziaria regionale nel capitale sociale di un’impresa che era ormai in fase di insolvenza e all’insaputa dell’amministrazione regionale di cui Sfirs è la finanziaria. Nove imputati per una vicenda che ha lasciato a terra 190 operai e le loro famiglie, il dibattimento pubblico si apre questa mattina davanti ai giudici della seconda sezione del tribunale. Un processo dai contenuti aspri, comunque una resa dei conti attesa soprattutto a Villacidro ma anche nel resto di una Sardegna dove troppo spesso a finanziamenti faraonici e ad aiuti pubblici non è corrisposto alcun risultato durevole in termini di produzione e di conseguente occupazione. Il progetto di cui si parlerà al processo presieduto da Giovanni Massidda era ancorato a fantomatiche commesse in arrivo dall’Iran per la costruzione di alcuni treni. Un progetto finanziato anche dalla Regione attraverso la Sfirs, coi soldi che per l’accusa sono finiti altrove. I presunti colpevoli del crack - con livelli di responsabilità diversi - sono nove, su tutti l’ex presidente della Sfirs Graziano Antonio Tilocca (56 anni) di Nuoro ma residente a Cagliari, che dovrà rispondere di bancarotta e peculato con la difesa dell’avvocato Guido Manca Bitti. Fra gli altri il legale rappresentante della Keller Stefano Aldrovandi (72) di Bologna, difeso da Roberto Sorcinelli e il notissimo manager Gianfrancesco Borghini (86) di Roma, imputati di bancarotta.

Nel lungo e articolato capo d’imputazione la Procura fa riferimento all’operazione di finanziamento messa in atto dalla Sfirs, in cui Tilocca viene accusato di aver distratto «con conseguente appropriazione a fini personali» gli ormai famosi tre milioni, sapendo benissimo che la Keller era ormai prossima al fallimento. Agli altri imputati viene addebitato un intreccio di operazioni temerarie tra la Keller e altre società fallite o sull’orlo del fallimento, compiute a novembre del 2014, con passaggi di forniture e di brevetti privi di valore economico. Un turbillon di imbrogli, quello contestato dal magistrato, che sarebbe servito solo ad aggravare lo stato finanziario della Keller, senza influire sulla produzione. A fronte di queste scelte in azienda non c’erano più neppure i soldi per acquistare l’acciaio necessario alla produzione di treni. Gli altri sei imputati sono ex vertici del management della Keller: Giovanni Pagnoni (70 anni) di Provaglio d’Iseo, Antonio Boncompagni (64), Giovanni Coppletti (59) e Piero Mancini (72) tutti di Arezzo, Paolo Piombini (59) di Bologna e Sergio Zanarini (78) di Casalfiumanese. (m.l)



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