peste suina
L’Ue riabilita l’export di salsicce prodotte con carni non sarde
SASSARI. La Commissione europea corregge il regolamento che aveva erroneamente vietato la commercializzazione oltre Tirreno dei salumi sardi preparati carni di origine extra regionale, quindi non...
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SASSARI. La Commissione europea corregge il regolamento che aveva erroneamente vietato la commercializzazione oltre Tirreno dei salumi sardi preparati carni di origine extra regionale, quindi non sospettabili di contaminazione da parte del virus della Peste suina africana, presente solo nell’isola (da dove peraltro sembra ormai debellata). Il nuovo testo è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale Ue. Lo segnala il responsabile scientifico dimissionario dell’Unità di progetto per l’eradicazione, Alberto Laddomada, protagonista pr anni nella battaglia per debellare il morbo che da oltre 40 anni frena il settore suinicolo sardo. Non si trattava quindi di una questione interpretativa, ma ci si è resi conto che di fatto il nuovo regolamento penalizzava (senza volerlo) la Sardegna e ora l’Ue sta ponendo rimedio. Il nuovo testo, modificando il paragrafo 4 dell’articolo 19, elimina alcune palesi contraddizioni che stavano ingiustamente impedendo di operare a diverse aziende isolane le quali hanno scelto la strada della lavorazione di carni nazionali per poi esportare prodotti finiti.
Il 21 aprile 2021 era entrato infatti un vigore il regolamento di esecuzione della Commissione europea 2021/605, un pacchetto legislativo sulla sanità animale, e in questo contesto erano state modificate le norme preesistenti sulla Psa, cogliendo l’occasione per operare alcuni aggiustamenti (tra i quali le fasce di rischio, passate da 4 a 3 con la Sardegna sempre in quella peggiore). In questa fase era stato vietato alle aree in fascia 3 di esportare salumi non sottoposti a trattamenti per inattivare il virus della Psa, cioè cottura e lunga stagionatura, fatto che mette fuori gioco ad esempio la salsiccia prodotta in Sardegna con carni importate. Probabile che il ministero non abbia vigilato, così come la Regione che dopo l’esautoramento di fatto dei vertici dell’Unità di progetto, sfociato nelle dimissioni di Laddomada e del responsabile Alessandro de Martini, sembra venga poco coinvolta dall’Ue. Bruxelles sembra guardare con sospetto le esitazioni della Sardegna nel chiudere la partita con la Peste suina compiendo l’ultimo miglio che la separa dalla certificazione dell’eradicazione. E l’embargo purtroppo resta. (a.palm)
Il 21 aprile 2021 era entrato infatti un vigore il regolamento di esecuzione della Commissione europea 2021/605, un pacchetto legislativo sulla sanità animale, e in questo contesto erano state modificate le norme preesistenti sulla Psa, cogliendo l’occasione per operare alcuni aggiustamenti (tra i quali le fasce di rischio, passate da 4 a 3 con la Sardegna sempre in quella peggiore). In questa fase era stato vietato alle aree in fascia 3 di esportare salumi non sottoposti a trattamenti per inattivare il virus della Psa, cioè cottura e lunga stagionatura, fatto che mette fuori gioco ad esempio la salsiccia prodotta in Sardegna con carni importate. Probabile che il ministero non abbia vigilato, così come la Regione che dopo l’esautoramento di fatto dei vertici dell’Unità di progetto, sfociato nelle dimissioni di Laddomada e del responsabile Alessandro de Martini, sembra venga poco coinvolta dall’Ue. Bruxelles sembra guardare con sospetto le esitazioni della Sardegna nel chiudere la partita con la Peste suina compiendo l’ultimo miglio che la separa dalla certificazione dell’eradicazione. E l’embargo purtroppo resta. (a.palm)
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