Vaccini in vacanza? Più facile posporre i richiami
Liguria e Piemonte condividono i database, nelle regioni a maggior afflusso l’operazione si complica
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ROMA. Vaccinazione anti Covid degli italiani in vacanza? La soluzione più praticabile potrebbe essere quella di somministrare i richiami solo a chi si ferma almeno tre settimane nel luogo di villeggiatura - quindi soprattutto a chi ha una seconda casa - e di privilegiare accordi tra regioni vicine, come Liguria e Piemonte. «Noi abbiamo siglato il protocollo per le vaccinazioni reciproche durante le vacanze – ha detto il presidente piemontese Alberto Cirio –, è tutto pronto e i nostri sistemi si sono già interfacciati. Serve però l'autorizzazione del generale Figliuolo: spero che arrivi, perché credo che il (settore) pubblico debba imparare sempre di più a essere flessibile e andare incontro alle esigenze delle persone».
Il commissario all'emergenza non avrebbe ancora deciso come valutare il protocollo tra le due Regioni del Nordovest, secondo quanto trapela, anche sui vaccini in vacanza preferirebbe dare una direttiva nazionale. Ma accordi circoscritti geograficamente che riguardino numeri di turisti gestibili non vengono visti negativamente. Ben più complicato sarebbe metterli in pratica in zone ad altissima concentrazione di turisti come in Sardegna a luglio e agosto. Complessivamente, secondo i dati del ministero della Salute e dello stesso Commissariato, gli italiani che attendono la prima dose o il richiamo tra luglio e agosto sono 20 milioni circa, un terzo della popolazione, più due milioni di 12-15enni alla prima dose. Quelli che però si fermeranno per lunghi periodi in un luogo diverso da quello di residenza - la fetta a cui puntano le Regioni nel documento consegnato al governo - sarebbero molti di meno.
Più cauto di Cirio il governatore della Lombardia Attilio Fontana. Fare i vaccini in vacanza «è una cosa complicata - dice -, noi però siamo pronti a farli cercando di andare incontro alle esigenze dei nostri cittadini, dando loro la possibilità di cambiare eventualmente la prenotazione della seconda dose nel caso in cui interferisca con il periodo di vacanza». Insomma si giocherebbe più sul rinvio dell'appuntamento che sulla possibilità di farlo in trasferta. E ogni vaccino ha una soglia di flessibilità per il richiamo. Secondo le indicazioni dell'Agenzia italiana del farmaco la seconda dose di Pfizer può andare da 21 a 42 giorni, un range di tre settimane. Per Moderna si va da 28 a 42 giorni (2 settimane), così come per AstraZeneca, che, pur avendo un range di tre mesi, l'Agenzia ha consigliato di richiamare tra i 70 e gli 84 giorni. Ri-prenotare i vaccinandi comporta problemi informatici - le banche date sanitarie non sono collegate - e logistici, ma è su questa flessibilità che Figliuolo ha esortato a investire.
Il commissario all'emergenza non avrebbe ancora deciso come valutare il protocollo tra le due Regioni del Nordovest, secondo quanto trapela, anche sui vaccini in vacanza preferirebbe dare una direttiva nazionale. Ma accordi circoscritti geograficamente che riguardino numeri di turisti gestibili non vengono visti negativamente. Ben più complicato sarebbe metterli in pratica in zone ad altissima concentrazione di turisti come in Sardegna a luglio e agosto. Complessivamente, secondo i dati del ministero della Salute e dello stesso Commissariato, gli italiani che attendono la prima dose o il richiamo tra luglio e agosto sono 20 milioni circa, un terzo della popolazione, più due milioni di 12-15enni alla prima dose. Quelli che però si fermeranno per lunghi periodi in un luogo diverso da quello di residenza - la fetta a cui puntano le Regioni nel documento consegnato al governo - sarebbero molti di meno.
Più cauto di Cirio il governatore della Lombardia Attilio Fontana. Fare i vaccini in vacanza «è una cosa complicata - dice -, noi però siamo pronti a farli cercando di andare incontro alle esigenze dei nostri cittadini, dando loro la possibilità di cambiare eventualmente la prenotazione della seconda dose nel caso in cui interferisca con il periodo di vacanza». Insomma si giocherebbe più sul rinvio dell'appuntamento che sulla possibilità di farlo in trasferta. E ogni vaccino ha una soglia di flessibilità per il richiamo. Secondo le indicazioni dell'Agenzia italiana del farmaco la seconda dose di Pfizer può andare da 21 a 42 giorni, un range di tre settimane. Per Moderna si va da 28 a 42 giorni (2 settimane), così come per AstraZeneca, che, pur avendo un range di tre mesi, l'Agenzia ha consigliato di richiamare tra i 70 e gli 84 giorni. Ri-prenotare i vaccinandi comporta problemi informatici - le banche date sanitarie non sono collegate - e logistici, ma è su questa flessibilità che Figliuolo ha esortato a investire.
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