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Carrus (Cgil): «Un polo culturale si può integrare con quello industriale»
SASSARI. «Le parole di Fois mi hanno fatto molto pensare. D’altronde Marcello ha questa dote, riesce a essere sempre intrigante». Michele Carrus, segretario regionale della Cgil, ha un osservatorio...
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SASSARI. «Le parole di Fois mi hanno fatto molto pensare. D’altronde Marcello ha questa dote, riesce a essere sempre intrigante». Michele Carrus, segretario regionale della Cgil, ha un osservatorio particolare sulle vicende del lavoro e dello sviluppo in Sardegna. Conosce bene le vicende di Porto Torres, ma anche quelle che portarono all’accantonamento del progetto del betile a Cagliari. «La proposta di Fois è molto interessante, stimolante. La leggo quasi come un grido di dolore. In linea generale non capisco però per quale ragione si debba porre la questione in termini di contrapposizione. Si potrebbe benissimo pensare a un intervento a Porto Torres senza metterlo in contrapposizione con quello del betile che fu progettato e studiato su Cagliari, con un bando al quale parteciparono fior di architetti. Alla fine la commissione scelse un progetto pensato sulla base dello skyline della città».
L’idea avveniristica di Zaha Hadid, che avrebbe dovuto ripensare e valorizzare una parte problematica della città di Cagliari, secondo Fois potrebbe essere trasferito in una parte problematica (per altri motivi) del nord Sardegna. Per Carrus si può fare qualcosa di simile, ma non è detto che il progetto betile sarebbe trasferibile da sud a nord: «Non credo che un progetto di quel tipo possa essere traslocato in posto con caratteristiche differenti. Al massimo se ne può progettare uno nuovo. Non ci deve essere una contrapposizione tra territori l’un contro l’altro armato».
«Ovviamente non era questa l’intenzione di Fois che porta un’argomentazione interessante - ammette Carrus -, con la speranza di rilancio di zone che hanno pagato dazio allo sviluppo. Sulla scorta di esempi virtuosi può essere realizzato un investimento sulla cultura, ma senza abbandonare la vocazione industriale e produttiva. C’è ancora bisogno di presidi di avanguardia».
Per il segretario della Cgil bisogna guardare alla cultura, ma senza perdere di vista l’industria: «Non ci dimentichiamo che Porto Torres è area candidata a ospitare polo delle bioplastiche, un progetto che guarda al futuro, con opportunità di sfruttare le filiere produttive, agricole e di trasformazione. Avere un grande player come Eni in grado di attrarre imprese di dimensione piccola e media, resta una grandissima opportunità a cui non si deve rinunciare».
Ma una cosa non esclude l’altra: «Il ragionamento che fa Fois è sensatissimo: cita esempi virtuosi e importanti, come Bilbao. Ma potremmo citare l’area della Ruhr, e allora penso all’immenso parco mineraio della Sardegna e a quanto avremmo da fare. Cito anche Lille, Calais, esempi di riconversione dell’industria metallurgia e mineraria».
La discussione è aperta: «Progetti come quello del betile di Cagliari si collocano in bacini territoriali urbanizzati importanti. Non so se un progetto di quel tipo si attaglierebbe bene a realtà come Porto Torres, che deve mantenere vocazione industriale per la quale ci siamo battuti. L’idea di un polo culturale non si deve porre in contrapposizione con quello manifatturiero: possono integrarsi».
Carrus accoglie l’invito di Fois e rilancia: «L’aspetto che non mi convince è la contrapposizione. Mi domando se non sia prioritario lavorare per riconversione industriale di quel sito, portando avanti grande progetto per le bioplastiche. È la vocazione a cui dedicare energie, spinta politica e sociale, ma non si deve esclude che si possa ci si possa candidare a valorizzazione l’immenso patrimonio culturale, una ricchezza sempre trascurata. Però seguendo sempre la strada dell’integrazione e non quella della contrapposizione».
L’idea avveniristica di Zaha Hadid, che avrebbe dovuto ripensare e valorizzare una parte problematica della città di Cagliari, secondo Fois potrebbe essere trasferito in una parte problematica (per altri motivi) del nord Sardegna. Per Carrus si può fare qualcosa di simile, ma non è detto che il progetto betile sarebbe trasferibile da sud a nord: «Non credo che un progetto di quel tipo possa essere traslocato in posto con caratteristiche differenti. Al massimo se ne può progettare uno nuovo. Non ci deve essere una contrapposizione tra territori l’un contro l’altro armato».
«Ovviamente non era questa l’intenzione di Fois che porta un’argomentazione interessante - ammette Carrus -, con la speranza di rilancio di zone che hanno pagato dazio allo sviluppo. Sulla scorta di esempi virtuosi può essere realizzato un investimento sulla cultura, ma senza abbandonare la vocazione industriale e produttiva. C’è ancora bisogno di presidi di avanguardia».
Per il segretario della Cgil bisogna guardare alla cultura, ma senza perdere di vista l’industria: «Non ci dimentichiamo che Porto Torres è area candidata a ospitare polo delle bioplastiche, un progetto che guarda al futuro, con opportunità di sfruttare le filiere produttive, agricole e di trasformazione. Avere un grande player come Eni in grado di attrarre imprese di dimensione piccola e media, resta una grandissima opportunità a cui non si deve rinunciare».
Ma una cosa non esclude l’altra: «Il ragionamento che fa Fois è sensatissimo: cita esempi virtuosi e importanti, come Bilbao. Ma potremmo citare l’area della Ruhr, e allora penso all’immenso parco mineraio della Sardegna e a quanto avremmo da fare. Cito anche Lille, Calais, esempi di riconversione dell’industria metallurgia e mineraria».
La discussione è aperta: «Progetti come quello del betile di Cagliari si collocano in bacini territoriali urbanizzati importanti. Non so se un progetto di quel tipo si attaglierebbe bene a realtà come Porto Torres, che deve mantenere vocazione industriale per la quale ci siamo battuti. L’idea di un polo culturale non si deve porre in contrapposizione con quello manifatturiero: possono integrarsi».
Carrus accoglie l’invito di Fois e rilancia: «L’aspetto che non mi convince è la contrapposizione. Mi domando se non sia prioritario lavorare per riconversione industriale di quel sito, portando avanti grande progetto per le bioplastiche. È la vocazione a cui dedicare energie, spinta politica e sociale, ma non si deve esclude che si possa ci si possa candidare a valorizzazione l’immenso patrimonio culturale, una ricchezza sempre trascurata. Però seguendo sempre la strada dell’integrazione e non quella della contrapposizione».
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