I sindaci: «Il Pnrr così non va carente su energia e ferrovie»
di Alessandro Pirina
Truzzu, Campus, Soddu, Nizzi, Deiana e altri colleghi scrivono al governatore: «Preoccupati per l’attuazione del Piano e per possibili conflitti con lo Stato»
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SASSARI. Il Pnrr, così com’è, viene bocciato dai sindaci sardi, che, spogliandosi dei simboli di partito, scrivono una lettera-appello al presidente della Regione, Christian Solinas, perché li affianchi nella battaglia per rendere il Piano del governo più vicino alle esigenze della Sardegna. C’è il presidente Anci, Emiliano Deiana, e poi i sindaci di Cagliari, Paolo Truzzu, e Sassari, Nanni Campus. E ancora Andrea Soddu per Nuoro, Andrea Lutzu per Oristano, Settimo Nizzi per Olbia, Graziano Milia per Quartu, Paola Massidda per Carbonia, Mauro Usai per Iglesias, Mario Conoci per Alghero, Massimo Mulas per Porto Torres. Una battaglia trasversale dei primi cittadini che a Solinas esprimono la forte preoccupazione sull’attuazione del Pnrr. «Come è noto, la Sardegna registra una condizione di rilevante arretramento e sottosviluppo su tutte le sei missioni del Piano che si evince dai dati drammatici su spopolamento, disoccupazione, dispersione e abbandono scolastico – scrivono i sindaci –. Condizione che potrebbe seriamente aggravarsi, pregiudicando ogni possibilità di sviluppo sostenibile e di ripartenza dell’isola se non si dovesse realizzare un’adeguata e consistente crescita delle fonti rinnovabili, incrementando anche la diffusione dell’idrogeno green, così come previsto dal Pnrr nella Missione 2».
Già nei mesi scorsi, ai tempi della predisposizione del Piano, i sindaci delle principali città dell’isola avevano chiesto alla Regione di puntare su un progetto di sviluppo delle rete ferroviaria, che però a tutt’oggi non è previsto nel Pnrr. «I nostri primi timori, emersi al varo del Piano nazionale – dicono ancora i sindaci – hanno trovato purtroppo conferma una volta preso atto della situazione progettuale complessiva che prevedono uno sviluppo delle fonti di energia rinnovabile residuale e lontano dai bisogni energetici immediati e futuri e nessun progetto di sviluppo della Rete ferroviaria, in particolare per quelle zone dell’isola prive di collegamenti o sottosviluppate sul piano strutturale». Nella lettera a Solinas i sindaci poi richiamano l’attenzione anche sulla possibilità di un conflitto tra Regione e Stato, motivato da un possibile vulnus dell’autonomia della Sardegna, in caso di ritardi o impedimenti alla realizzazione del suddetto Piano, con riguardo alla installazione di nuova potenza eolica o fotovoltaica nell’isola.
Insomma, i sindaci - a cui si aggiungeranno sicuramente altri colleghi - sono molto preoccupati, anche perché l’isola parte già una situazione di forte svantaggio. Sul fronte energia e fonti rinnovabili – ricordano – «eolico e fotovoltaico sono sviluppati in misura inferiore a tutte le altre regioni meridionali e insulari, la produzione di energia elettrica è per il 76 per cento da impianti termoelettrici tradizionali e la produzione da carbone si attesta sul 36, la più alta d’Italia». Capitolo infrastrutture ferroviarie. «L’isola non dispone di una rete ferroviaria elettrificata e a doppio binario (se non in una minima parte) e la trazione, conseguentemente, è prevalentemente a gasolio, i tempi di percorrenza sull’asse nord-sud si attestano sul ben oltre le tre ore e mezza». Senza contare che «il centro Sardegna e il suo capoluogo, scollegati dalla rete ferroviaria nella direttrice nord, verso il porto e l’aeroporto di Olbia ed è collegato all’asse ferroviario nord-sud con una vetusta linea a scartamento ridotto». Di qui l’ultimo appello a Solinas: «L’autonomia sarda rischia di ritorcersi contro gli interessi dell’isola se utilizzata, da una parte, per impedire la realizzazione di impianti Fer indispensabili per sostituire la potenza termoelettrica e per la riconversione a idrogeno della trazione ferroviaria e locale e, dall’altra, per non rivendicare progetti di sviluppo del trasporto ferroviario. Da amministratori locali riteniamo che l’autonomia possa dirsi pienamente realizzata solo coinvolgendo le istanze locali, le comunità, nella programmazione e nella progettazione del futuro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Già nei mesi scorsi, ai tempi della predisposizione del Piano, i sindaci delle principali città dell’isola avevano chiesto alla Regione di puntare su un progetto di sviluppo delle rete ferroviaria, che però a tutt’oggi non è previsto nel Pnrr. «I nostri primi timori, emersi al varo del Piano nazionale – dicono ancora i sindaci – hanno trovato purtroppo conferma una volta preso atto della situazione progettuale complessiva che prevedono uno sviluppo delle fonti di energia rinnovabile residuale e lontano dai bisogni energetici immediati e futuri e nessun progetto di sviluppo della Rete ferroviaria, in particolare per quelle zone dell’isola prive di collegamenti o sottosviluppate sul piano strutturale». Nella lettera a Solinas i sindaci poi richiamano l’attenzione anche sulla possibilità di un conflitto tra Regione e Stato, motivato da un possibile vulnus dell’autonomia della Sardegna, in caso di ritardi o impedimenti alla realizzazione del suddetto Piano, con riguardo alla installazione di nuova potenza eolica o fotovoltaica nell’isola.
Insomma, i sindaci - a cui si aggiungeranno sicuramente altri colleghi - sono molto preoccupati, anche perché l’isola parte già una situazione di forte svantaggio. Sul fronte energia e fonti rinnovabili – ricordano – «eolico e fotovoltaico sono sviluppati in misura inferiore a tutte le altre regioni meridionali e insulari, la produzione di energia elettrica è per il 76 per cento da impianti termoelettrici tradizionali e la produzione da carbone si attesta sul 36, la più alta d’Italia». Capitolo infrastrutture ferroviarie. «L’isola non dispone di una rete ferroviaria elettrificata e a doppio binario (se non in una minima parte) e la trazione, conseguentemente, è prevalentemente a gasolio, i tempi di percorrenza sull’asse nord-sud si attestano sul ben oltre le tre ore e mezza». Senza contare che «il centro Sardegna e il suo capoluogo, scollegati dalla rete ferroviaria nella direttrice nord, verso il porto e l’aeroporto di Olbia ed è collegato all’asse ferroviario nord-sud con una vetusta linea a scartamento ridotto». Di qui l’ultimo appello a Solinas: «L’autonomia sarda rischia di ritorcersi contro gli interessi dell’isola se utilizzata, da una parte, per impedire la realizzazione di impianti Fer indispensabili per sostituire la potenza termoelettrica e per la riconversione a idrogeno della trazione ferroviaria e locale e, dall’altra, per non rivendicare progetti di sviluppo del trasporto ferroviario. Da amministratori locali riteniamo che l’autonomia possa dirsi pienamente realizzata solo coinvolgendo le istanze locali, le comunità, nella programmazione e nella progettazione del futuro».
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