Pescatori di Sorso arrestati, gli avvocati: "Diremo no all’estradizione"

Compariranno davanti al giudice i 3 fatti mettere in carere dai francesi

SORSO. Compariranno oggi, lunedì 7, davanti al giudice Maria Teresa Lupinu i tre pescatori di Sorso arrestati sabato per effetto di un mandato di cattura europeo disposto dalle autorità francesi. Sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale e violazione della riserva naturale delle Bocche di Bonifacio durante un’operazione di intercettazione in mare che risale al 2 luglio 2020.



Estradizione. Nell’udienza, programmata alle 10.30 in videoconferenza dal carcere di Bancali, i giovani di 32, 27 e 21 anni – assistiti dai legali Marco Salaris, Mario Perantoni, Luca Sciaccaluga e Luigia Crabu – negheranno il consenso all’estradizione. Il rischio che i giovani vengano consegnati alle autorità francesi c’è e non va tralasciato. La normativa del mandato di cattura europeo è stringente: può essere data esecuzione se i reati prevedono almeno un anno di pena. I legali non si sbottonano più di tanto. La vicenda è infatti molto complessa, e prima di imbastire una linea difensiva hanno necessità di approfondire le carte notificate dalle forze dell’ordine francesi. «È una situazione molto delicata – spiega l’avvocato Sciaccaluga –. Domani (oggi per chi legge, ndc) si celebra un’udienza molto tecnica e non si entrerà nel merito della vicenda. È soltanto la prima parte della storia».

«Scarcerateli». Il secondo passo intrapreso dalla difesa dei pescatori sarà tentare di riportare a casa i loro assistiti. «Chiederemo chiaramente che non venga convalidato il mandato di arresto – dice l’avvocato Salaris – e anche una attenuazione della misura cautelare. Purtroppo la normativa è un po’ stringente, ma è sempre facoltà del giudice decidere in relazione ai fatti contestati. Se si potesse applicare la normativa italiana, direi che dopo un anno dai fatti di esigenze cautelari non ne restano granché. Ma purtroppo dobbiamo ragionare con procedure diverse».

«Nessuna resistenza». Secondo le accuse i pescatori sarebbero stati sorpresi a pescare nell’area tutelata al largo del Capo di Roccapina, nei pressi degli Îlots des Moines, e prima di darsi alla fuga verso le acque territoriali italiane avrebbero minacciato i guardiani con i fucili da sub. Mentre la ricostruzione dei pescatori è nettamente discordante. In primo luogo quella relativa alla resistenza a pubblico ufficiale. Secondo l’avvocato Salaris, infatti, i giovani pescatori non avrebbero assolutamente minacciato i guardiani della riserva naturale. Anzi, avrebbero scaricato un fucile da sub – l’unico che era a bordo – in acqua proprio mentre le imbarcazioni francesi si avvicinavano al loro gommone. La situazione si era fatta molto tesa, con alcuni natanti delle guardie ambientali e un intercettore degli Affaires maritimes francesi che avevano accerchiato l’imbarcazione dei sorsensi. E i pescatori si erano spaventati per lo spiegamento di forze al punto da decidere di puntare la prua verso la Sardegna. E quindi di non ottemperare all’ordine dei francesi di seguirli fino al porto di Bonifacio.

Le incognite. Un dettaglio non da poco che va considerato in questa vicenda riguarda l’esatta posizione in mare del gommone dei sorsensi. E se i pescatori non avessero attraversato il confine marittimo entrando in acque straniere? Stabilire con accuratezza questo dato potrebbe dare una chiave di lettura completamente diversa alla storia. Inoltre ci sono le dichiarazioni rilasciate alla stampa francese da François Sargentini, il presidente dell’Office de l’environnement de la Corse, l’organismo che si occupa della vigilanza dell’area protetta di Bonifacio, che aveva parlato addirittura della presenza di un’arma da fuoco, «apparentemente un fucile».

Il processo. Tutte queste domande troveranno risposta soltanto in un secondo momento, cioè durante il procedimento penale che seguirà. Al di là di cosa verrà deciso rispetto all’estradizione, infatti, una cosa è certa: il processo ai giovani pescatori sorsensi si farà, e si farà in Corsica. I francesi, infatti, prendono molto sul serio le incursioni nelle loro aree protette. E nel caso specifico la vicenda, ben nutrita di dichiarazioni sulla stampa, aveva al tempo suscitato grande clamore. Anche per questo è ragionevole pensare che non indietreggeranno molto facilmente. In ogni caso il primo tempo di questa vicenda comincia oggi davanti al giudice Lupinu. Per capire tutto il resto, invece, ci vorrà del tempo.
 

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