La Nuova Sardegna

L’assedio dei turisti ai centri vaccinali

di Stefania Puorro
L’assedio dei turisti ai centri vaccinali

Ogni giorno centinaia di richieste all’Ats: ma non c’è disponibilità per tutti Chi ha ricevuto la prima dose in altre regioni dovrà aspettare il ritorno a casa 

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OLBIA. La domanda dei turisti già sbarcati nell’isola è sempre la stessa. «Possiamo fare qui la seconda dose del vaccino?». E la risposta che si sentono dare dagli hub, dall’Ats o dai Comuni non cambia: “Niente da fare”. L’isola, come molte altre regioni, sta aspettando nuove indicazioni. Per ora continua a valere l’invito fatto dal commissario straordinario dell’emergenza Francesco Paolo Figliuolo. E cioè: “Programmate le ferie in funzione dell’appuntamento con il vaccino”. E i vacanzieri che risultano residenti nell’isola? Stesso discorso. Se hanno fatto la prima dose in Lombardia o in Emilia Romagna è lì che dovranno tornare per il richiamo. Punto. Questa è la situazione attuale. Primo perché le dosi che arrivano coprono (a volte con fatica) le esigenze del sardi, secondo perché ci vorrebbe un carico di vaccini immenso oltre a un notevole supporto di risorse umane.

La conferma arriva dall’assessore regionale della Sanità Mario Nieddu: «Non c’è mai stato e non c’è tutt’ora alcun pregiudizio verso l’ipotesi delle vaccinazioni ai turisti. Ma oggettivamente, allo stato attuale, non ci sono le condizioni per poter somministrare le seconde dosi a chi viene in vacanza. Un’operazione di questo tipo pone serie criticità dal punto di vista logistico e organizzativo. L’intera campagna procede su una programmazione nazionale definita. Le stesse dosi di vaccino vengono distribuite alle regioni in base al peso della popolazione. Attualmente con le scorte a disposizione riusciamo a coprire la campagna sull’Isola, ma un aumento della domanda dovuta alle richieste da parte dei turisti per la seconda dose non potrebbe prescindere da una ridistribuzione delle dosi fra le regioni e attualmente non esiste un piano di questo tipo. Non dimentichiamoci, inoltre, che quando parliamo di turismo in Sardegna dobbiamo considerare numeri veramente importanti. Riuscire a incasellare le prenotazioni per chi magari ha programmato un soggiorno di una settimana o meno e allo stesso tempo proseguire con la campagna sui residenti sarebbe estremamente complicato. Dobbiamo inoltre fare i conti con le attuali forze in campo, operatori che stanno dando tutto per questa campagna e sono stremati dall’impegno di un anno e mezzo di pandemia. Caricare ulteriormente il sistema non sarebbe un bene. Lo stesso generale Figliuolo ha espresso una posizione chiara sulle vaccinazioni in vacanza».

Ma in ogni caso la “corsa al richiamo” nei luoghi di vacanza in Sardegna è cominciata. Ed è difficile frenarla. Solo all’hub di Olbia, ogni giorno, gli operatori della Assl devono rispondere picche almeno a 50 turisti che hanno la seconda casa in Gallura. Se è vero che si tratta di persone che hanno la residenza qui (esempio tipo: prima casa il marito in Sardegna, prima casa la moglie a Milano) è anche vero che risultano “esterni” in quanto inseriti dopo la prima dose nel sistema di un’altra regione. Nello stesso tempo decine e decine di persone al giorno inviano email all’Ats o chiamano gli uffici dei vari Comuni sempre chiedendo lumi sulla possibilità di fare la seconda dose. Tra coloro che si presentano all’hub con la speranza di fare il richiamo, ci sono molti giovani lavoratori stagionali che risiedono in Sardegna ma che d’inverno vivono da altre parti. È dunque una situazione complessa, affrontata anche durante la conferenza socio sanitaria della Gallura. «Sì, ne abbiamo parlato tra sindaci - dice il presidente della conferenza Roberto Ragnedda - perché ci tempestano di richieste. Ma non possiamo vaccinare i turisti. Ci sono presidenti di alcune Regioni che hanno aperto a questa possibilità, ma prima di garantire la seconda dose a chi viene in ferie in Sardegna bisogna organizzarsi. E noi non lo siamo».

Prima che partisse la prenotazione del vaccino per tutti attraverso il portale delle Poste, l’Ats invitava i cittadini “che rientrano nelle categorie non residenti ma domiciliati in Sardegna per motivi di lavoro, di assistenza familiare o per qualunque altro giustificato motivo che imponga una presenza continuativa” a manifestare la propria adesione alla campagna vaccinale inviando una mail a: prenotazionevaccini.nonresidenti@atssardegna.it indicando nome, cognome, codice fiscale, recapito telefonico, comune di domicilio. Anche a questo indirizzo continuano ad arrivare decine di mail ogni giorno. E nessuno risponde.



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