Betile, la posizione di Solinas: «Una grande opera al nord, ma con un’idea di sviluppo»

Il presidente della Regione: «Hadid pensava a Cagliari, serve un progetto nuovo»

SASSARI. E la Regione che ne pensa dell’ipotesi di realizzare a Porto Torres (dopo che Cagliari lo ha accantonato) il grande progetto dell’architetta irachena Zaha Hadid, il famoso “betile”? Il presidente Solinas cerca di trovare una mediazione: «Credo che esistano esempi virtuosi di riqualificazione, di rilancio in città che hanno realizzato tutto questo grazie a simboli architettonici importanti. È stato citato più volte quello di Bilbao, città che col Guggenheim ha riqualificato un'area importante e ha rilanciato la propria immagine anche sotto il profilo turistico. Ma su Porto Torres serve avere un'idea di sviluppo post-industriale».

Il betile non andrebbe bene? Solinas ha delle riserve: «Nel quadro di un'idea complessiva per il nord ovest della Sardegna non vedo problemi a che anche Porto Torres possa avere una sua opera architettonica che sia simbolo di rinascita e riscatto. Però non credo sia particolarmente interessante trasferire un'opera come il betile da una parte all'altra della Sardegna».


Il presidente motiva questa linea: «Credo che la provocazione di Fois volesse puntare a proporre la realizzazione di un'opera qualificante per Porto Torres. Io almeno la voglio leggere così. Vista la congiuntura attuale e pensando alla disponibilità di risorse che ci sarà, si può pensare a una gara internazionale che individui un'opera strategica a Porto Torres. Ma deve essere un'opera che viene pensata e nasce per quel contesto. Ogni grande progetto non può non tenere conto del genius loci, ovvero di quell'insieme di valori e iconemi che il territorio esprime».

La collocazione sul mare, la necessità di rilanciare un’area degradata e impoverita non sono elementi sufficienti? «Porto Torres ha sicuramente una posizione favorevole dove realizzare un'opera architettonica che abbia valore di simbolo, ma deve avere anche una funzione - argomenta Solinas -. E prima di tutto ci deve essere una comunità territoriale che si esprime su cosa voglia essere oggi dopo le macerie lasciate dal fallimento del comparto industriale. Solo dopo una riflessione portata avanti con costrutto, con senso compiuto di può dotare il territorio di quest'opera. Il tema vero per il nord ovest è avere questo progetto e questa idea di sviluppo, che rilancino il territorio, restituiscano occupazione e producano valore e benessere».

Una grande opera sì, il betile no: perché? «L'opera pensata da Hadid era frutto di una narrazione coerente al paesaggio e ai valori che quello esprime. Pensare di "riciclarla" in un altro territorio, non è un'operazione corretta. Ma il tema che ha posto Marcello Fois è interessante perché dice che non può essere solo una parte della Sardegna ad accentrare le attenzioni, ne esiste un'altra che merita rispetto, considerazione e investimenti».

Quindi il progetto della Hadid è destinato a restare in un cassetto? «Io sono favorevole a che non solo si faccia il betile, ma anche diverse altre strutture importanti. Si devono recuperare alcune architetture tradizionali e si deve investire in nuove opere che siano segno dei valori e dei linguaggi architettonici della contemporaneità. Ad ogni opera bisogna dare una funzione per non rischiare di realizzare cattedrali nel deserto. Ecco perché serve un' idea di sviluppo. Proprio in quella zona c'è l'esempio del palazzo dei congressi Alghero, che è rimasto inutilizzato perché mancava l'idea di fondo che consente a quell'opera di avere una funzione».

Insomma, è anche una questione di soldi, non solo di cultura: «L'opera deve essere inquadrata all'interno di un progetto più ampio, che abbia sostenibilità economica e finanziaria. Se non ha valore di attrattività e una funzione, come può sopravvivere? Anche il betile, opera assolutamente affascinante e con un'idea di fondo importante, che porta con sé un linguaggio nuovo rispetto al contesto, ha bisogno di una funzione che la renda viva e vissuta. Altrimenti ogni anno la gestione non quadra mai. La grande domanda è: quale vantaggio porta per il territorio? Quale capacità ha di creare valore, occupazione e benessere? Oggi più che mai bisogna chiedersi quanto le risorse pubbliche restituiscono in termine di ristoro alle attività economiche e produttive, impatto occupazionale. Se questo non c'è, si mettono in campo ragionamenti affascinanti, ma incapaci di dare risposte concrete».

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