Il perito ha paura, stop al processo
Il tribunale di Cagliari cerca qualcuno disposto a tradurre conversazioni fra Rom
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CAGLIARI. Troppa paura di ritorsioni, il tribunale non trova un perito disposto a tradurre le conversazioni intercettate fra gli imputati di etnia Rom chiamati a rispondere di una sequenza di rapine a mano armata e di furti messi a segno nel Sulcis-Iglesiente tra il 2015 e il 2017. L’ultimo candidato ha trasmesso ieri mattina la sua comunicazione di rifiuto dell’incarico perché le misure di cautela e le garanzie sull’anonimato della sua prestazione fornite dalla presidente Tiziana Marogna non gli sono sembrati sufficienti a proteggerlo da possibili ritorsioni: nella cultura cui appartengono alcuni imputati la collaborazione con la giustizia è considerata una sorta di tradimento e dev’essere punita severamente.
Preso atto dell’ennesimo rifiuto, la presidente Marogna ha accolto il suggerimento del pm Gaetano Porcu: il tribunale si rivolgerà a un’agenzia del nord Italia specializzata in trascrizioni riservate di conversazioni telefoniche a scopo giudiziario. L’agenzia, sperano i giudici, entro l’udienza del 22 giugno dovrebbe mettere a disposizione uno specialista che resterà anonimo, la responsabilità sulla qualità del lavoro sarà a carico del titolare dell’agenzia. I fatti del centro del processo, che si svolge con rito immediato, rientrano nell’operazione Slot Machine, condotta e conclusa dai carabinieri nel 2019 con numerosi arresti per rapine e furti in attività commerciali e abitazioni. Tre presunti componenti della banda finirono in carcere, sei ai domiciliari e gli altri ricevettero notifiche per obbligo di dimora e di firma. Nella banda giovani di Carbonia e da altri di etnia Rom che abitavano al campo nomadi di Sirai. L’uomo di punta è Nicola Martorana (31 anni), quindi Alessandro Rampanti (33), Jonathan Satta (28) finiti in carcere. Poi Cristian Loddo (33), Alessandro Cossu (29), Alessandro Sulas (36) e Fabio Cadeddu (32). Insieme a cinque giovani Rom sarebbero loro, secondo i carabinieri, gli autori di almeno 18 furti aggravati fra negozi e abitazioni a Carbonia, Iglesias, Sant’Antioco, Villamassargia e Decimomannu. I colpi preferiti quelli nei locali in cui erano installati videopoker e macchinette cambiamonete ma nelle performance della banda, che agiva in grippetti di tre o quattro a seconda dei colpi da compiere, ci sono anche rapine ai danni di addetti al ritiro degli incassi delle slot machine e la compravendita di armi clandestine. (m.l)
Preso atto dell’ennesimo rifiuto, la presidente Marogna ha accolto il suggerimento del pm Gaetano Porcu: il tribunale si rivolgerà a un’agenzia del nord Italia specializzata in trascrizioni riservate di conversazioni telefoniche a scopo giudiziario. L’agenzia, sperano i giudici, entro l’udienza del 22 giugno dovrebbe mettere a disposizione uno specialista che resterà anonimo, la responsabilità sulla qualità del lavoro sarà a carico del titolare dell’agenzia. I fatti del centro del processo, che si svolge con rito immediato, rientrano nell’operazione Slot Machine, condotta e conclusa dai carabinieri nel 2019 con numerosi arresti per rapine e furti in attività commerciali e abitazioni. Tre presunti componenti della banda finirono in carcere, sei ai domiciliari e gli altri ricevettero notifiche per obbligo di dimora e di firma. Nella banda giovani di Carbonia e da altri di etnia Rom che abitavano al campo nomadi di Sirai. L’uomo di punta è Nicola Martorana (31 anni), quindi Alessandro Rampanti (33), Jonathan Satta (28) finiti in carcere. Poi Cristian Loddo (33), Alessandro Cossu (29), Alessandro Sulas (36) e Fabio Cadeddu (32). Insieme a cinque giovani Rom sarebbero loro, secondo i carabinieri, gli autori di almeno 18 furti aggravati fra negozi e abitazioni a Carbonia, Iglesias, Sant’Antioco, Villamassargia e Decimomannu. I colpi preferiti quelli nei locali in cui erano installati videopoker e macchinette cambiamonete ma nelle performance della banda, che agiva in grippetti di tre o quattro a seconda dei colpi da compiere, ci sono anche rapine ai danni di addetti al ritiro degli incassi delle slot machine e la compravendita di armi clandestine. (m.l)
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