Sanità nel mirino dell’Udc Temussi: «Io vado avanti»
Il commissario Ats: sono un tecnico e faccio il mio lavoro, la politica faccia politica I continui attacchi imbarazzano il centrodestra e Pais convoca i capigruppo
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CAGLIARI. Il commissario straordinario dell’Ats-Ares, Massimo Temussi, è finito da tempo nel mirino dell’Udc. È una lotta intestina, tutta interna al centrodestra, e in cui la sanità domina e divide, come accade da sempre chiunque governi la Regione. Ma se finora il bersaglio, Temussi, aveva scelto di non incrociare le armi, dopo l’ennesimo attacco ricevuto, è dovuto per forza saltar fuori dalla trincea. «Mi dispiace per quanto sta accadendo – ha detto – Perché credo che la politica debba fare la politica. Io faccio un altro lavoro: sono un tecnico. Ho il ruolo di commissario, con un contratto, e questo faccio e continuerò a fare. Di conseguenza, non posso che andar dritto per la mia strada». Saranno sufficienti queste parole, molto controllate, per concludere la sfida, semmai con un pareggio? Forse no. Tant’è che, in queste ore, molti del centrodestra avrebbero sollecitato al governatore Solinas, è stato lui a voler Temussi, un intervento deciso, per evitare che la situazione degeneri.
Il testa a testa. Ormai quello dei centristi è diventato un fuoco amico incessante, giornaliero. Non c’è occasione in cui Giorgio Oppi, leader dell’Udc, non punti il dito contro l’Azienda sanitaria, per questa o quella delibera. «Qualcuno crede di essere il padrone del mondo, però non lo è», ha sparato proprio Oppi, martedì, nel bel mezzo dell’ultima seduta del Consiglio. Senza comunque, neanche stavolta, fare il nome del bersaglio, ma che fosse Temussi l’hanno capito tutti. È una contestazione, quella dell’Udc, che potrebbe essere riassunta così: il commissario, dovunque e comunque, fa e disfa, ma senza spiegare mai il perché ha fatto questo o quello. Però Temussi s’è autodefinito un tecnico, e quindi gli dispiace che «la politica mi attacchi». Anche se è evidente che, invece, la stessa politica vorrebbe ridimensionare il potere che ha. Chi vincerà il duello? Per ora una risposta non c’è.
Voglia d’armistizio. Sta di fatto che questa contrapposizione sta provocando più di un imbarazzo nel centrodestra, e i mediatori si sono messi al lavoro: vorrebbero ricucire lo strappo prima che sia troppo tardi. Così, qualche ora dopo la consueta requisitoria dell’Udc, il presidente del Consiglio regionale, Michele Pais, ha convocato i capigruppo della coalizione per trovare una via d’uscita. Dopo il vertice, era presente Temussi ma non Oppi, l’assessore alla sanità, Mario Nieddu, ha detto: «Ci sono state delle incomprensioni, ma ci siamo impegnati a risolverle». (ua)
Il testa a testa. Ormai quello dei centristi è diventato un fuoco amico incessante, giornaliero. Non c’è occasione in cui Giorgio Oppi, leader dell’Udc, non punti il dito contro l’Azienda sanitaria, per questa o quella delibera. «Qualcuno crede di essere il padrone del mondo, però non lo è», ha sparato proprio Oppi, martedì, nel bel mezzo dell’ultima seduta del Consiglio. Senza comunque, neanche stavolta, fare il nome del bersaglio, ma che fosse Temussi l’hanno capito tutti. È una contestazione, quella dell’Udc, che potrebbe essere riassunta così: il commissario, dovunque e comunque, fa e disfa, ma senza spiegare mai il perché ha fatto questo o quello. Però Temussi s’è autodefinito un tecnico, e quindi gli dispiace che «la politica mi attacchi». Anche se è evidente che, invece, la stessa politica vorrebbe ridimensionare il potere che ha. Chi vincerà il duello? Per ora una risposta non c’è.
Voglia d’armistizio. Sta di fatto che questa contrapposizione sta provocando più di un imbarazzo nel centrodestra, e i mediatori si sono messi al lavoro: vorrebbero ricucire lo strappo prima che sia troppo tardi. Così, qualche ora dopo la consueta requisitoria dell’Udc, il presidente del Consiglio regionale, Michele Pais, ha convocato i capigruppo della coalizione per trovare una via d’uscita. Dopo il vertice, era presente Temussi ma non Oppi, l’assessore alla sanità, Mario Nieddu, ha detto: «Ci sono state delle incomprensioni, ma ci siamo impegnati a risolverle». (ua)
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