Dolmen il coraggio di crescere

La birra artigianale sposta la produzione da Uri a Sassari Materie prime da Inghilterra e Germania, sei stili differenti

La Dolmen sposta i confini e amplia gli orizzonti: una nuova sede, nuovi impianti capaci aumentare ulteriormente la produzione e il trasloco da Uri, sede storica del birrificio artigianale in attività dai primi anni del terzo millennio, a Sassari, che si arricchisce così di un’altra attività di questo filone produttivo. «Una scelta che abbiamo dovuto fare a malincuore – dice Fabio Scarpa, fondatore e mastro birrario de –. Sarei rimasto volentieri a Uri, ma solo la zona industriale di Sassari ci dava la possibilità di concretizzare il progetto di ampliamento che abbiamo concepito».

Progetto che Fabio Scarpa aveva in mente già diversi anni fa e che lo ha portato, nel 2019, a lasciare un lavoro sicuro come nell’esercito per diventare imprenditore a tutto tondo e trasformare in una professione quella che all’inizio era una passione nata nella sua cantina: «Quella dell’esercito e della Brigata Sassari è un’esperienza che mi porterò sempre dentro – racconta – ma la mia nuova vita professionale mi sta dando molte soddisfazioni. Anzi, mi piacerebbe lanciare un messaggio a quelli che, specie se sono giovani, stanno pensando di cimentarsi in questo campo: al nostro sistema economico servono persone che fanno impresa, non possiamo essere tutti dipendenti e bisogna anche avere il coraggio di rischiare in prima persona. A me ha dato la spinta decisiva l’ingresso in questa attività del mio socio Mauro Murrighile, presidente della Cantina sociale di Monti, che investendo sulle mie capacità e su un mercato in grande espansione ha dato al birrificio la possibilità di fare il salto di qualità. I nuovi impianti sono all’avanguardia e ci consentiranno di arrivare, dagli attuali 800 ettolitri annui di produzione, fino a 2500, nonché di migliorare ulteriormente gli equilibri del gusto e della qualità, per esempio con un lavoro particolare sull’acqua». Il rallentamento causato dal lockdown e dalle zone rosse, da questo punto di vista, è stato un vantaggio: «La richiesta è sicuramente diminuita, e se da un lato è stato uno svantaggio, come per tanti altri imprenditori del nostro settore, dall’altro il fatto di essere fermi su quel versante ci ha consentito di poterci dedicare alle pratiche burocratiche e al trasferimento materiale, operazioni tutte piuttosto complesse, e anche di ricominciare la produzione che speriamo di portare a mille ettolitri entro fine anno. Ora è arrivato anche per noi il momento di ricominciare, non dimentichiamo che ci mancano sei mesi di lavoro».

Il trasferimento e i nuovi orizzonti non hanno comunque modificato le idee e lo stile che hanno contraddistinto la crescita del birrificio in questi anni: «Le nostre birre, pur mantenendo intatto il discorso della qualità e del controllo delle materie prime, si caratterizzano sempre per la loro bevibilità – spiega Scarpa –. Malti e orzo continuiamo a importarli da paesi come la Germania e l’Inghilterra che hanno una tradizione secolare in questo campo e sono una sicurezza, poi è chiaro che il mastro birraio, al momento della produzione, ci mette del suo e dà un’identità al produttori spettando sempre le caratteristiche. Credo che sia comunque necessario soddisfare gli stili più seguiti nei paesi di provenienza dei malti». La Dolmen produce birre di sei differenti stili: pils, ipa, blanche, ale, weizen e bock, più una barley wine in edizione limitata, e ha i formati da 33, 50 , 75 e una linea fusto. Il momento della crescita è segnato anche da una rete di distribuzione e una squadra di venditori, che potranno coprire meglio l’isola, mentre i nuovi orizzonti, dopo l’estate, sono quelli di dare l’assalto al mercato della grande distribuzione con una linea ancora in fase di progettazione: «Stiamo studiando prodotto, formato ed etichetta, ovviamente dovremo fare un prodotto dedicato» chiude Fabio Scarpa.

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