La lezione dei più giovani: «Siamo fieri di vaccinarci»

Federico e Sara, 19 e 16 anni: «Già fatta la prima dose, non vedevamo l’ora». L’emozione: «È un momento storico ed è bello viverlo da protagonisti»

SASSARI. I professori li hanno riempiti di complimenti, i compagni un po’ scettici hanno seguito il loro esempio: via con le prenotazioni, all’inizio di luglio riceveranno tutti la prima dose di vaccino. Merito anche di Federico Razzu e Sara Biondini, 19 e 16 anni, che il vaccino l’hanno fatto qualche giorno fa e hanno assicurato a tutti che non succede nulla: «Giusto un po’ di dolore al braccio», dice Sara, «e anche sonnolenza subito dopo l’iniezione», aggiunge Federico. Poca roba, anzi niente, rispetto «alla sensazione di libertà e alla botta di ottimismo che ti regala quella puntura, che per tutti – giovani e meno giovani – rappresenta un nuovo inizio: significa ricominciare a vivere, uscire, abbracciarsi, viaggiare, ballare». Per questo, quando aspettava il suo turno, di fronte ai camici che giravano da una parte all’altra, ai tabelloni con i numeri e a tutte quelle persone lì per il suo stesso motivo, a Federico l’hub vaccinale alla Procamera di Sassari è apparso come una fabbrica moderna in cui si sta costruendo e realizzando qualcosa di grande. «E mi sono sentito fiero di fare parte di questo progetto, orgoglioso di essere protagonista di un evento storico. Non vedevo l’ora che accadesse».

Federico Razzu, 19 anni, e Sara Biondini, 16 anni


Ragazzi in prima linea. Federico ha 19 anni ed è di Sassari, tra pochi giorni si diplomerà al Polo tecnico Devilla di Sassari e mercoledì 9 giugno ha ricevuto la prima dose di Pfizer: «Il 14 luglio farò la seconda...e allora sì che potrò festeggiare. Con prudenza, certo, ma tra vaccino e maturità ho le mie buone ragioni. Anzi, sarebbe stato fantastico se la nostra Regione avesse creato una corsia preferenziale per i maturandi, come ha fatto il Lazio. Avremmo tutti affrontato l’esame più sereni». Federico ha anticipato i tempi rispetto ai coetanei «per via delle patologie dei miei genitori, essendo convivente di persone a rischio non ho seguito il canale delle prenotazioni per età e ho fatto il vaccino prima. Meglio, ma l’avrei fatto comunque: mai avuto dubbi sulla utilità, mai dato credito a quelli che dicono “chissà che c’è dentro”. Io se mi ferisco con un ferro arrugginito faccio l’antitetanica, se sto male prendo un medicinale, non mi chiedo di cosa sia composto, mi fido e basta».

E così anche Sara, studentessa al Liceo delle Scienze Umane del Fermi di Alghero: «Ho fatto il vaccino il 3 giugno all’hub del Mariotti insieme a mio padre. Faremo insieme anche la seconda dose, entrambi Pfizer. Sono un soggetto fragile, per questo ho già ricevuto la prima dose. Ero eccitatissima e un po’ spaventata, sai com’è....si sono dette tante cose sui vaccini e sugli effetti collaterali: ho incrociato le dita e sperato che a me andasse bene e così è stato. Solo il dolore al braccio che è durato per circa tre giorni e 37.2 di temperatura poche ore dopo l’iniezione. Ma che sarà mai? E comunque il vaccino andava fatto per la sicurezza di tutti: a scuola siamo rientrati già da un mese in presenza, fa caldo, c’è contatto tra di noi, a volte abbassiamo la mascherina per respirare meglio. Con il vaccino staremo tutti più tranquilli».

Verso la libertà. Un anno in dad a corrente alternata, le difficoltà nello studio, socialità vicina allo zero, nostalgia degli amici, delle passeggiate, delle feste e anche delle discoteche: «Non vedo l’ora che le riaprano», confessa Sara. Già pronta a partire, a fine estate, verso l’Olanda: «Ho preso una borsa di studio e trascorrerò un anno all’estero, in una famiglia». L’Università, Scienze politiche internazionali, aspetta invece Federico: «Si ricomincia a settembre, vaccinati e in presenza. Un’altra vita».

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