Sostegno per 7700 alunni: i prof sono meno della metà
di Silvia Sanna
I ragazzi disabili affidati a precari, l’appello: nelle scuole i corsi di abilitazione La prefetta D’Alessandro: condivido la preoccupazione, mi farò portavoce
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SASSARI. Nell’emorragia costante di studenti che ha portato la Sardegna a perdere in quattro anni circa 10mila iscritti. l’unico numero in crescita è quello dei ragazzi diversamente abili e bisognosi di una figura di sostegno perché affetti da patologie più o meno gravi di tipo fisico o mentale. Secondo le previsioni, a settembre saranno 7700, con la quota maggiore distribuita tra secondarie di primo (ex Medie) e secondo grado (le Superiori). Ma per neppure la metà di loro sarà disponibile un docente di sostegno abilitato, specializzato per rapportarsi al meglio alle difficoltà dello studente. È un problema che si ripropone ogni anno e diventa sempre più grave e le soluzioni immaginate sinora si sono rivelate fallimentari. Il numero dei diversamente abili cresce in maniera inversamente proporzionale a quello dei docenti di sostegno: è un po’ come salvare la barca che affonda svuotando secchi d’acqua invece di riparare la falla. I corsi abilitanti organizzati dalle Università hanno infatti numeri ridotti: 390 in totale, 240 a Cagliari e 150 a Sassari, i prof impegnati nel percorso al quale sono stati ammessi dopo avere superato la selezione molto rigorosa e avere pagato circa 3000 euro. E questi prof, pochissimi, non basteranno di certo per risolvere la situazione: così anche il prossimo anno si farà un massiccio ricorso ai precari: saranno più di 3000 quelli chiamati a mettere una pezza.
Il quadro regionale. Il problema c’è in tutte le province, con quella di Sassari che però è la più penalizzata: a fronte di 2938 ragazzi che hanno diritto al sostegno (di cui 889 alla primaria) ci sono appena 970 docenti specializzati (di cui solo 300 proprio per la primaria). Nonostante la situazione sia nota da molto tempo, l’unica strada per l’abilitazione è quella accademica. Ed è caduto nel vuoto per ora anche l’invito ad aumentare il numero dei partecipanti rivolto qualche mese fa dall’assessore Andrea Biancareddu ai due Atenei: massima disponibilità da parte di entrambi ma non subito, perché le selezioni erano già partite. Pochi giorni fa i precari della scuola – circa 10mila in Sardeggna – hanno portato in piazza la loro protesta incontrando i prefetti: nell’elenco dettagliato delle cose che non vanno (a iniziare dalle procedure per le stabilizzazioni) c’era anche la questione del sostegno, considerata cruciale. La Uil Sassari e Gallura chiede da tempo che i corsi di abilitazione siano fatti dalle scuole, con procedure meno lunghe, risparmio di costi e aumento degli abilitati ogni anno: solo in questo sarebbe possibile bilanciare la domanda con l’offerta e gradualmente azzerare il precariato. Nel frattempo il sindacato va incontro agli aspiranti prof di sostegno organizzando corsi di preparazione alle selezioni (per info rivolgersi a sassari@uilscuola.it). Ma una soluzione non può più aspettare.
La prefetta solidale. D’accordo su questo anche la prefetta di Sassari Maria Luisa D’Alessandro che ha ascoltato attentamente i precari «e le loro richieste che trasmetterò immediatamente al Ministero dell’Istruzione – dice –. Ho preso atto delle varie criticità evidenziate e condivido la loro preoccupazione sui vari temi sollevati. Uno scolaro con disabilità ha nel docente di sostegno un riferimento importante, cambiarlo più volte o non trovare la figura adatta alle sue esigenze è destabilizzante nel suo percorso di crescita. Mi metto anche nei panni dei genitori e faccio mio il loro disappunto Per questo sono pronta a fare da portavoce presso il Ministero dell’istruzione: il mondo della scuola deve essere ascoltato e ha diritto a ottenere risposte adeguate – conclude la prefetta D’Alessandro – e i docenti meritano di essere supportati al massimo: durante la pandemia si sono impegnati in maniera encomiabile, tra dad e lezioni online. Per loro, che a differenza dei ragazzi non sono nativi digitali, non è stato semplice. Ma non si sono mai arresi e per questo dobbiamo ringraziarli».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il quadro regionale. Il problema c’è in tutte le province, con quella di Sassari che però è la più penalizzata: a fronte di 2938 ragazzi che hanno diritto al sostegno (di cui 889 alla primaria) ci sono appena 970 docenti specializzati (di cui solo 300 proprio per la primaria). Nonostante la situazione sia nota da molto tempo, l’unica strada per l’abilitazione è quella accademica. Ed è caduto nel vuoto per ora anche l’invito ad aumentare il numero dei partecipanti rivolto qualche mese fa dall’assessore Andrea Biancareddu ai due Atenei: massima disponibilità da parte di entrambi ma non subito, perché le selezioni erano già partite. Pochi giorni fa i precari della scuola – circa 10mila in Sardeggna – hanno portato in piazza la loro protesta incontrando i prefetti: nell’elenco dettagliato delle cose che non vanno (a iniziare dalle procedure per le stabilizzazioni) c’era anche la questione del sostegno, considerata cruciale. La Uil Sassari e Gallura chiede da tempo che i corsi di abilitazione siano fatti dalle scuole, con procedure meno lunghe, risparmio di costi e aumento degli abilitati ogni anno: solo in questo sarebbe possibile bilanciare la domanda con l’offerta e gradualmente azzerare il precariato. Nel frattempo il sindacato va incontro agli aspiranti prof di sostegno organizzando corsi di preparazione alle selezioni (per info rivolgersi a sassari@uilscuola.it). Ma una soluzione non può più aspettare.
La prefetta solidale. D’accordo su questo anche la prefetta di Sassari Maria Luisa D’Alessandro che ha ascoltato attentamente i precari «e le loro richieste che trasmetterò immediatamente al Ministero dell’Istruzione – dice –. Ho preso atto delle varie criticità evidenziate e condivido la loro preoccupazione sui vari temi sollevati. Uno scolaro con disabilità ha nel docente di sostegno un riferimento importante, cambiarlo più volte o non trovare la figura adatta alle sue esigenze è destabilizzante nel suo percorso di crescita. Mi metto anche nei panni dei genitori e faccio mio il loro disappunto Per questo sono pronta a fare da portavoce presso il Ministero dell’istruzione: il mondo della scuola deve essere ascoltato e ha diritto a ottenere risposte adeguate – conclude la prefetta D’Alessandro – e i docenti meritano di essere supportati al massimo: durante la pandemia si sono impegnati in maniera encomiabile, tra dad e lezioni online. Per loro, che a differenza dei ragazzi non sono nativi digitali, non è stato semplice. Ma non si sono mai arresi e per questo dobbiamo ringraziarli».
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