Bancarotte, negato il patteggiamento a Scanu
di Mauro Lissia
Per il gup Muscas troppo bassa la pena di 4 anni e 4 mesi concordata con il pm Il commercialista Pinna sceglie l’abbreviato, in dieci verso il giudizio ordinario
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CAGLIARI. No al patteggiamento, no alle attenuanti generiche. Arrestato il 12 ottobre 2019, tornato in libertà e oggi sotto accusa per una sequenza di bancarotte provocate con il fallimento di nove società e una conseguente voragine contabile da 60 milioni, l’ex presidente regionale della Confindustria Alberto Scanu (54 anni) non potrà uscire dal procedimento penale che lo riguarda con una sentenza di applicazione concordata della pena. Raggiunto l’accordo su quattro anni e quattro mesi di reclusione tra il pm Giangiacomo Pilia e il difensore, l’avvocato Rodolfo Meloni, ieri mattina il gup Gabriella Muscas l’ha respinto in udienza: troppo bassa la pena, calcolata in base alle attenuanti generiche che Scanu si sarebbe guadagnato dimettendosi da tutte le cariche sociali. Ma il punto critico è proprio questo: se alla Procura l’uscita formale di Scanu dalla scena imprenditoriale poteva bastare ad attenuare la sua posizione giudiziaria, tenendolo lontano da un possibile ritorno in carcere, per il giudice Muscas non è sufficiente: troppo lunga la serie di contestazioni, quasi tutte gravissime, a carico di Scanu. A questo punto l’ex presidente della Sogaer dovrà accettare il dibattimento pubblico, il rinvio al giudizio del tribunale è scontato. E non sarà un processo breve, i capi d’imputazione sono numerosi e riferiti ad atti e ad accertamenti complessi. Con Scanu potrebbero finire davanti a uno dei collegi penali altri dieci indagati, caduti nella rete della Guardia di Finanza alla fine del 2019. Mentre il commercialista Giovanni Pinna (55 anni) ha scelto attraverso i difensori Mario Canessa e Francesco Iovino il giudizio abbreviato condizionato all’audizione di un consulente. Salvo colpi di scena, il prossimo 22 giugno il gup Muscas manderà a giudizio Scanu e altre nove persone: il commercialista Valdemaro Giuseppe Peviani (85 anni) di Milano e altri otto imputati per reati analoghi o connessi, ma con livelli di responsabilità che la Procura ha ritenuto diversi e meno gravi. Sono Paolo Zapparoli (56 anni) di Varese, Pier Domenico Gallo (82 anni) di Cossano Balbo, Paolo Moro (58 anni) di Milano, Caterina Della Mora (47 anni) di Lugano, Giovanni Marras (81 anni) di Meana Sardo, Domenico Falchi (82 anni) di Macomer, Pierangelo Zurru (41 anni) di Cagliari e il notissimo commercialista cagliaritano Enrico Gaia (54 anni), presidente di Garanzia Etica, difeso dall’avvocato Toto Casula. Alcuni di questi erano amministratori di società del gruppo Scanu, altri svolgevano il ruolo di sindaco. Laura Scanu, sorella di Alberto Scanu e coinvolta nelle contestazioni più pesanti, è invece uscita dal processo mesi fa patteggiando 4 anni.
La sintesi più significativa della vicenda al centro del procedimento penale è offerta dal gip Giampalo Casula: «Sin dal 1997 - scrive il magistrato - è stata posta in essere una sistematica e dolosa spoliazione delle componenti attive delle varie società, in favore del dominus Alberto Scanu e della sorella Laura, oltreché degli altri soggetti coinvolti nella multiforme vicenda». Spoliazione, a leggere le pagine del provvedimento, realizzata facendo "girare" i rami d'azienda produttivi delle varie società per poi indirizzare il ricavato a favore di Scanu e della sorella. Fallimenti pilotati insomma, con l'obbiettivo di portare a casa la polpa, lasciando ai creditori i rifiuti e provocando il dissesto delle società.
La sintesi più significativa della vicenda al centro del procedimento penale è offerta dal gip Giampalo Casula: «Sin dal 1997 - scrive il magistrato - è stata posta in essere una sistematica e dolosa spoliazione delle componenti attive delle varie società, in favore del dominus Alberto Scanu e della sorella Laura, oltreché degli altri soggetti coinvolti nella multiforme vicenda». Spoliazione, a leggere le pagine del provvedimento, realizzata facendo "girare" i rami d'azienda produttivi delle varie società per poi indirizzare il ricavato a favore di Scanu e della sorella. Fallimenti pilotati insomma, con l'obbiettivo di portare a casa la polpa, lasciando ai creditori i rifiuti e provocando il dissesto delle società.
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