L’ex pm: «Denise sta bene ed è diventata mamma»
di Silvia Sanna
La rivelazione choc di Maria Angioni: «Sono certa di averla individuata»
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SASSARI. Denise Pipitone è viva, sta bene, ignora la sua vera identità ed è diventata mamma di una bambina: nessuno la tiene prigioniera ma qualcuno sa che quella giovane donna è la piccola rapita il 1 settembre del 2004 a Mazara del Vallo, strappata alla sua mamma e svanita nel nulla. «Chi conosce la verità ora deve parlare, ha il dovere di rompere il muro di silenzio». Si rivolge ai componenti del gruppo dei “buoni” l’ex pm Maria Angioni, titolare dell’inchiesta sulla scomparsa di Denise sino al luglio del 2005. La giudice del lavoro in collegamento in diretta con la trasmissione Rai “Storie italiane” ha detto di essere sicura di avere individuato Denise «dopo un lavoro di ricerca molto dettagliato condotto insieme a due donne esperte e preparate che si sono offerte di collaborare con me». Il risultato di questa attività di indagine – di cui la Angioni ha informato la procura di Marsala e l’avvocato della famiglia Maggio Pulizzi – confermerebbe innanzitutto ciò che l’ex pm sassarese sostiene da tempo e che un paio di settimane fa ha detto in una intervista alla Nuova: «La ragazza, che oggi ha 21 anni, è viva». Ma c’è molto altro: «Ritengo che Denise sia inserita in una buona famiglia dove gode di rispetto e protezione, gli elementi raccolti mi fanno pensare che sia una giovane donna e mamma felice, pur se totalmente all’oscuro della sua storia e delle sue origini».
La rivelazione. Durante la trasmissione Rai la Angioni non ha detto in quale paese si trovi ma ha parlato genericamente di “contesto internazionale” e non si è soffermata su come siano stati condotti gli accertamenti. «Posso aggiungere – rivela – che il Paese in cui si trova Denise ha una cultura molto diversa rispetto a quella italiana e le donne hanno un ruolo più marginale nella società e sono abituate a fare poche domande». Ma nessun elemento farebbe pensare che la ragazza sia trattenuta lì contro la sua volontà: al contrario è convinta che la famiglia in cui si trova sia l’unica che abbia mai avuto. «A condurci a lei è stato il lavoro di ricerca condotto scandagliando il web e analizzando tutte le persone a vario titolo coinvolte nell’indagine e tutti i loro collegamenti. Una attività certosina che ha interessato innanzitutto i componenti della grande famiglia allargata Pulizzi-Corona e ha portato a trovare un legame tra una delle persone coinvolte e conosciuta agli inquirenti e quella che secondo noi è Denise». L’ex pm da subito aveva parlato della presenza di due gruppi a Mazara: quello dei “cattivi” che hanno rapito la bambina e volevano farle del male, ipotizzando persino di ucciderla, e quello dei “buoni” che è intervenuto riuscendo a salvare la vita alla bambina a patto però che la piccola non venisse mai riportata alla madre Piera Maggio. La punizione più crudele per la donna, che aveva avuto Denise dalla relazione con Piero Pulizzi, ex marito di Anna Corona.
Dal rapimento alla nuova vita. Dopo il patto siglato a Mazara 17 anni fa, la piccola Denise non sarebbe arrivata subito dove, secondo la Angioni, si trova attualmente. Resta in piedi la pista rom, per via di quel video girato a Milano da una guardia giurata un mese dopo la scomparsa, in cui una bimba molto somigliante a Denise è in compagnia di una donna che la chiama Danàs: la piccola parla con un marcato accento siciliano e dice di avere fame. «Non è scontato che fossero rom – dice la Angioni – poteva trattarsi anche di un gruppo di persone che chiedevano l’elemosina. Sono comunque convinta che quella bambina fosse Denise e che quella donna l’abbia consegnata alla nuova famiglia». Da genitori forse inconsapevoli, in particolare la mamma, delle modalità “dell’adozione”, ma all’interno di un nucleo «in cui qualcuno sapeva, sa e deve parlare – è l’invito dell’ex pm – con la massima delicatezza. Perché Denise ignora la sua vera identità e c’è una bambina, sua figlia, che deve essere tutelata al massimo». Una bimba il cui aspetto ricorda moltissimo Denise da piccola: «Quando siamo arrivate a loro, mi ha colpito la somiglianza incredibile tra Denise, la sua bambina e la mamma Piera Maggio. Al contrario la ragazza ha tratti somatici molto diversi rispetto alla madre adottiva. Questo, insieme al collegamento con una delle persone coinvolte nell’inchiesta, mi fa ritenere che la soluzione sia lì».
Gli scenari. «Ho inviato tutto il materiale raccolto alla Procura: bisogna fare in fretta, non c’è più tempo da perdere. E ho scelto di parlare pubblicamente per cristallizzare quello che ho scoperto». La Angioni non lo dice apertamente ma la sensazione è che l’ex pm abbia il timore che altre persone sentendosi braccate decidano di mettere in moto quel sistema di coperture e depistaggi che sinora ha ostacolato l’inchiesta. «Il mio compito è finito. Sono stata un battitore, ora tocca ai cacciatori verificare. Come fatto per Olesya, la ragazza russa, chiedano il Dna. Vadano in fondo, dopo 17 anni tirino fuori la verità».
La rivelazione. Durante la trasmissione Rai la Angioni non ha detto in quale paese si trovi ma ha parlato genericamente di “contesto internazionale” e non si è soffermata su come siano stati condotti gli accertamenti. «Posso aggiungere – rivela – che il Paese in cui si trova Denise ha una cultura molto diversa rispetto a quella italiana e le donne hanno un ruolo più marginale nella società e sono abituate a fare poche domande». Ma nessun elemento farebbe pensare che la ragazza sia trattenuta lì contro la sua volontà: al contrario è convinta che la famiglia in cui si trova sia l’unica che abbia mai avuto. «A condurci a lei è stato il lavoro di ricerca condotto scandagliando il web e analizzando tutte le persone a vario titolo coinvolte nell’indagine e tutti i loro collegamenti. Una attività certosina che ha interessato innanzitutto i componenti della grande famiglia allargata Pulizzi-Corona e ha portato a trovare un legame tra una delle persone coinvolte e conosciuta agli inquirenti e quella che secondo noi è Denise». L’ex pm da subito aveva parlato della presenza di due gruppi a Mazara: quello dei “cattivi” che hanno rapito la bambina e volevano farle del male, ipotizzando persino di ucciderla, e quello dei “buoni” che è intervenuto riuscendo a salvare la vita alla bambina a patto però che la piccola non venisse mai riportata alla madre Piera Maggio. La punizione più crudele per la donna, che aveva avuto Denise dalla relazione con Piero Pulizzi, ex marito di Anna Corona.
Dal rapimento alla nuova vita. Dopo il patto siglato a Mazara 17 anni fa, la piccola Denise non sarebbe arrivata subito dove, secondo la Angioni, si trova attualmente. Resta in piedi la pista rom, per via di quel video girato a Milano da una guardia giurata un mese dopo la scomparsa, in cui una bimba molto somigliante a Denise è in compagnia di una donna che la chiama Danàs: la piccola parla con un marcato accento siciliano e dice di avere fame. «Non è scontato che fossero rom – dice la Angioni – poteva trattarsi anche di un gruppo di persone che chiedevano l’elemosina. Sono comunque convinta che quella bambina fosse Denise e che quella donna l’abbia consegnata alla nuova famiglia». Da genitori forse inconsapevoli, in particolare la mamma, delle modalità “dell’adozione”, ma all’interno di un nucleo «in cui qualcuno sapeva, sa e deve parlare – è l’invito dell’ex pm – con la massima delicatezza. Perché Denise ignora la sua vera identità e c’è una bambina, sua figlia, che deve essere tutelata al massimo». Una bimba il cui aspetto ricorda moltissimo Denise da piccola: «Quando siamo arrivate a loro, mi ha colpito la somiglianza incredibile tra Denise, la sua bambina e la mamma Piera Maggio. Al contrario la ragazza ha tratti somatici molto diversi rispetto alla madre adottiva. Questo, insieme al collegamento con una delle persone coinvolte nell’inchiesta, mi fa ritenere che la soluzione sia lì».
Gli scenari. «Ho inviato tutto il materiale raccolto alla Procura: bisogna fare in fretta, non c’è più tempo da perdere. E ho scelto di parlare pubblicamente per cristallizzare quello che ho scoperto». La Angioni non lo dice apertamente ma la sensazione è che l’ex pm abbia il timore che altre persone sentendosi braccate decidano di mettere in moto quel sistema di coperture e depistaggi che sinora ha ostacolato l’inchiesta. «Il mio compito è finito. Sono stata un battitore, ora tocca ai cacciatori verificare. Come fatto per Olesya, la ragazza russa, chiedano il Dna. Vadano in fondo, dopo 17 anni tirino fuori la verità».
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