Direttore d’orchestra a Tokyo: il lungo viaggio da Ploaghe di Leonardo Sini

Il teatro Bunka Kaikan gli ha affidato la direzione del Falstaff di Verdi: «Un lampo di luce dopo un anno terribile: non vedo l’ora di salire sul palco»

SASSARI. Un lampo, improvviso, che cancella il buio dal quale l’arte è stata avvolta per un lunghissimo anno. Teatri chiusi, strumenti musicali riposti nelle custodie, appuntamenti rinviati a data da destinarsi. Finché il cielo improvvisamente non si spalanca e arriva uno degli incarichi più prestigiosi ai quali un giovane direttore d’orchestra possa aspirare: quello del teatro Bunka Kaikan di Tokyo che ha affidato a Leonardo Sini la direzione del Falstaff di Giuseppe Verdi con la Nikikai Opera nella produzione del Teatro Real in Madrid firmata da Laurent Pelly, alla guida della Tokyo Philharmonic Orchestra.

Finalmente la luce. Un debutto che si protrarrà per quattro date dal 16 al 19 luglio prossimi e che per l’artista di Ploaghe ha avuto l’effetto di una rivitalizzante scarica di energia positiva: «Finalmente si vede la luce in fondo al tunnel, per gli artisti è stato un anno veramente duro – racconta –. Fatto soprattutto di attesa, tanta, sperando sempre che prima o poi le cose potessero cambiare in mezzo a una pioggia di rinvii e cancellazioni. In questi casi non puoi fare altro che rassegnarti e sperare che passi il prima possibile ma credetemi, il mondo dell’arte è stato colpito in maniera drammatica ed è stato un periodo veramente complicato. La fortuna che ho avuto è stata quella di riuscire a fare qualcosa in streaming, anche a Sassari e Cagliari, belle esperienze ma dal vivo è un’altra cosa. E all’improvviso è arrivata la notizia di questo debutto, non vedo l’ora di salire sul palco per un “vero” evento. E il fatto di poterlo fare a Tokyo mi gratifica doppiamente perché ho sempre avuto una grande attrazione per l’Asia, sono posti che mi affascinano e l’idea di vivere un’esperienza così importante proprio in Giappone è fantastica».

Da Sassari a Tokyo. Il percorso artistico e professionale di Leonardo Sini è cominciato a Sassari, nelle aule del Conservatorio Canepa, dove si è diplomato nel 2009. L’idea di salire sul palco con la bacchetta di direttore d’orchestra è però maturata negli anni successivi, durante i vari master di approfondimento il primo dei quali lo ha portato a Londra alla Royal Academy: «Ho cominciato come trombettista all’interno di un’orchestra, poi durante gli studi successivi mi sono accorto che non mi bastava più studiare la mia linea e ho cominciato ad approfondire l’intera struttura della partitura. Uno studio sempre più intenso che mi ha condotto al lavoro del direttore d’orchestra. A Londra così per la prima volta ho preso coraggio e ho provato a cimentarmi in quel ruolo, e devo dire che già dalla prima volta mi sono sentito a casa mia. Ero molto a mio agio e da quel momento scegliere è stato quasi automatico».

Magica Budapest. Dopo un altro master specifico internazionale, stavolta ad Amsterdam , la svolta arriva a Budapest dove Leonardo Sini nel 2017 prende parte al prestigioso concorso “Maestro Solti” riservato ai direttori d’orchestra. Arrivano quasi duecento persone da tutto il mondo, perché è uno di quei concorsi che possono veramente spalancare le porte di una carriera prestigiosa, e il vincitore è proprio Leonardo Sini. E come da previsione, le proposte di lavoro fioccano. Anche se la pandemia lo blocca sul più bello, è un inizio folgorante: Budapest, Cremona, Pavia, Bergamo, Genova, Bari, Firenze. Poi la lunga sosta del covid e finalmente la ripartenza da Tokyo per una stagione che lo vedrà in giro per il mondo.

Un uomo sul palco. La figura del direttore d’orchestra resta, specie per i profani, una delle più affascinanti. Un uomo solo sul palco che segue l’onda della musica e dirige tanti professionisti in un’unica direzione: «Se c’è una qualità su tutte che un direttore d’orchestra deve avere – dice – per me è l’equilibrio. Perché devi stare davanti a un’orchestra composta anche da centinaia di persone, tutti musicisti molto preparati e quindi bisogna avere le idee chiare su quello che devi fare e convincere quei musicisti a seguirti. In più ogni orchestra ha il suo carattere, la sua personalità e devi portare tutti a fare musica come fosse un unico gesto. Anche i brani hanno il loro carattere, il loro stile e nell’interpretazione che poi si vuole dare sul palco credo sia comunque importante seguire il percorso musicale e tutte le diverse sfaccettature. Poi, certo, il direttore d’orchestra ha una propria visione ed è giusto che segua la sua ispirazione al momento dell’esecuzione. Per quel che riguarda i miei gusti musicali, sicuramente il repertorio romantico, e quindi autori come Beethoven e Tchaikovsky è quello che più è nelle mie corde. In assoluto adoro le opere, perché sono un grande confronto di stili di persone. C’è il teatro, i costumi, la recitazione, un rapporto particolare con gli interpreti, sono sempre stato affascinato da queste produzioni. Un modello? Non ho un unico modello, per fortuna in questo mondo ce ne sono tanti. Certamente maestri come Claudio Abbado e Riccardo Muti sono una fonte di ispirazione per tutti».

In giro per il mondo. Tokyo è solo il primo passo della ripartenza di una stagione che lo porterà in tutta Europa e anche in Australia, in omaggio al suo sogno: «Dirigere alla Scala di Milano è l’aspirazione di tutti, se parliamo di un singolo evento. Il mio vero sogno, però, è quello di non smettere mai di fare questo lavoro».

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