Caccia agli stagionali, accuse alla formazione. I presidi: scuole al top
di Claudio Zoccheddu
I dirigenti degli istituti professionali replicano agli operatori: «Studenti preparati, forse sono pochi rispetto alla richiesta»
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SASSARI. Ormai sembrano rari come il Gronchi rosa, perlomeno quelli qualificati. La ricerca di personale stagionale prosegue in molte strutture turistiche, anche nel giorno in cui la Camera ha stoppato l’emendamento proposto dal Movimento 5 stelle che puntava ad imporre ai percettori del reddito di cittadinanza l’obbligo di accettare i lavori stagionali, pena la decadenza del reddito. La proposta prevedeva l’obbligo di accettare posti di lavoro, in un raggio di 100 chilometri dall’indirizzo di residenza, anche stagionali. La commissione bilancio della Camera ha invece deciso di non sviluppare l’emendamento senza modificare in alcun modo le carte che già erano in tavola e che, secondo molti operatori, sarebbero una delle principali cause della penuria di manodopera.
Il nodo della formazione. Il reddito di cittadinanza non è l’unico punto in evidenza. Molti operatori turistici lamentano buchi di formazione nel personale che negli ultimi anni ha lavorato nelle attività ricettive. «Quello dell’assenza di formazione è un discorso molto generalizzato – spiega Antonietta Piras, dirigente dell’istituto professionale Ipsar Ipseoa di Sassari – e di certo non può essere riferito ai ragazzi che si diplomano nel nostro istituto, dove lavorano docenti preparatissimi. Casomai potrebbe esserci un problema di numeri, nel senso che la richiesta di lavoratori supera la nostra capacità di formazione annuale, che è di circa 150 diplomati all’anno. C’è poi il discorso dell’inserimento in un mondo del lavoro che cambia molto velocemente, ma noi cerchiamo comunque di tenere il passo, ad esempio puntando su percorsi basati sulle peculiarità della Sardegna». Sulle paghe, invece, la dirigente taglia corto: «Capita che i nostri ragazzi vengano sfruttati, soprattutto i primi anni. In questo discorso ci sono tantissimi punti interrogativi, forse troppi».
Sempre nel nord Sardegna, ma questa volta nel cuore della Gallura e a ridosso della Costa Smeralda, vengono formati i ragazzi dell’Istituto professionale per i servizi alberghieri e della ristorazione di Arzachena: «In questo momento la richiesta supera nettamente l’offerta – dice il dirigente Antonello Pannella – e in più i nostri ragazzi arrivano da un periodo molto complicato, anche se per fortuna siamo riusciti a tenere aperti i laboratori anche in zona rossa. Il resto del lavoro è stato svolto in regime di didattica a distanza, purtroppo. Sono invece mancati i percorsi Pc-To, la vecchia Alternanza scuola-lavoro, che sono stati interrotti a causa della pandemia e che erano un passaggio molto importante per gli studenti nell’avvicinamento all’attività lavorativa. Per questo motivo, nonostante la formazione di qualità che garantiamo ai nostri ragazzi, è chiaro che dai neo diplomati, circa 130 nell’ultimo anno, non si possano pretendere altissimi standard qualitativi. Chi offre lavoro chiede giustamente la qualità ma può anche capitare che offra paghe a buon mercato. E questo è un equilibrio difficile da mantenere».
Il nodo della formazione. Il reddito di cittadinanza non è l’unico punto in evidenza. Molti operatori turistici lamentano buchi di formazione nel personale che negli ultimi anni ha lavorato nelle attività ricettive. «Quello dell’assenza di formazione è un discorso molto generalizzato – spiega Antonietta Piras, dirigente dell’istituto professionale Ipsar Ipseoa di Sassari – e di certo non può essere riferito ai ragazzi che si diplomano nel nostro istituto, dove lavorano docenti preparatissimi. Casomai potrebbe esserci un problema di numeri, nel senso che la richiesta di lavoratori supera la nostra capacità di formazione annuale, che è di circa 150 diplomati all’anno. C’è poi il discorso dell’inserimento in un mondo del lavoro che cambia molto velocemente, ma noi cerchiamo comunque di tenere il passo, ad esempio puntando su percorsi basati sulle peculiarità della Sardegna». Sulle paghe, invece, la dirigente taglia corto: «Capita che i nostri ragazzi vengano sfruttati, soprattutto i primi anni. In questo discorso ci sono tantissimi punti interrogativi, forse troppi».
Sempre nel nord Sardegna, ma questa volta nel cuore della Gallura e a ridosso della Costa Smeralda, vengono formati i ragazzi dell’Istituto professionale per i servizi alberghieri e della ristorazione di Arzachena: «In questo momento la richiesta supera nettamente l’offerta – dice il dirigente Antonello Pannella – e in più i nostri ragazzi arrivano da un periodo molto complicato, anche se per fortuna siamo riusciti a tenere aperti i laboratori anche in zona rossa. Il resto del lavoro è stato svolto in regime di didattica a distanza, purtroppo. Sono invece mancati i percorsi Pc-To, la vecchia Alternanza scuola-lavoro, che sono stati interrotti a causa della pandemia e che erano un passaggio molto importante per gli studenti nell’avvicinamento all’attività lavorativa. Per questo motivo, nonostante la formazione di qualità che garantiamo ai nostri ragazzi, è chiaro che dai neo diplomati, circa 130 nell’ultimo anno, non si possano pretendere altissimi standard qualitativi. Chi offre lavoro chiede giustamente la qualità ma può anche capitare che offra paghe a buon mercato. E questo è un equilibrio difficile da mantenere».
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