Fratelli calabresi uccisi Il pm: vent’anni ai Marras
Confermata l’accusa di omicidio ma senza l’aggravante della premeditazione Quello avvenuto a febbraio 2020 fu un regolamento di conti tra due famiglie
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CAGLIARI. Gli assassini sono loro, Joselito Marras (52 anni) e Michael Marras (27), padre e figlio di Dolianova uniti nell’intento di vendicare gli sgarbi subìti da parte dei fratelli calabresi Davide e Massimiliano Mirabello (35 e 40 anni). Il delitto però non è il risultato di un progetto, non c’è premeditazione e neppure particolare crudeltà anche se i corpi delle vittime sono stati abbandonati per due mesi in campagna in balia degli animali selvatici prima di ricevere una corretta sepoltura. Davide venne ucciso con un colpo di fucile caricato a pallettoni, Massimiliano con un colpo inferto alla testa che lo tramortì provocandone la morte solo dopo una penosa agonia. Sono queste le conclusioni del pm Gaetano Porcu al giudizio abbreviato per quel fatto terribile avvenuto il 9 febbraio dell’anno scorso, il calcolo della pena è conseguente: vent’anni di carcere per entrambi, partendo dai trenta che avrebbero rischiato in un rito processuale ordinario. Il terzo imputato Stefano Mura (43 anni) - difeso da Gianfranco Trullu e Doriana Perra - imputato di favoreggiamento per aver cercato di depistare l’indagine, per il pm merita due anni e otto mesi. Il 22 giugno parleranno i difensori Maria Grazia Monni e Fabrizio Trudu, il 13 luglio è prevista la sentenza del giudice Giorgio Altieri che metterà fine al primo grado del giudizio.
Dietro il duplice delitto c’è una vicenda raccontata più volte e forse altre che nessuno ha raccontato. È certo che fra le due famiglie non corresse buon sangue, i due calabresi arrivati in Sardegna per lavorare non avevano trovato una grande accoglienza. Il loro cane impiccato, quindi scontri, minacce fino a quel giorno in cui davanti agli occhi di due testimoni Joselito Marras incontra Davide Mirabello e gli sputa addosso. È la scintilla che fa esplodere il fuoco della vendetta: i due fratelli calabresi vengono visti partire in auto sgommando, comincia il regolamento di conti. I quattro si trovano in campagna, alla periferia del paese, accade l’irreparabile e i due calabresi cadono sotto i colpi dei due sardi. La loro auto verrà ritrovata parzialmente distrutta dal fuoco, si aprono le indagini e dopo due mesi i sospetti dei carabinieri, orientati sui Marras, troveranno le conferme investigative e la confessione di Joselito, che invano cercherà di tener fuori il figlio. (m.l)
Dietro il duplice delitto c’è una vicenda raccontata più volte e forse altre che nessuno ha raccontato. È certo che fra le due famiglie non corresse buon sangue, i due calabresi arrivati in Sardegna per lavorare non avevano trovato una grande accoglienza. Il loro cane impiccato, quindi scontri, minacce fino a quel giorno in cui davanti agli occhi di due testimoni Joselito Marras incontra Davide Mirabello e gli sputa addosso. È la scintilla che fa esplodere il fuoco della vendetta: i due fratelli calabresi vengono visti partire in auto sgommando, comincia il regolamento di conti. I quattro si trovano in campagna, alla periferia del paese, accade l’irreparabile e i due calabresi cadono sotto i colpi dei due sardi. La loro auto verrà ritrovata parzialmente distrutta dal fuoco, si aprono le indagini e dopo due mesi i sospetti dei carabinieri, orientati sui Marras, troveranno le conferme investigative e la confessione di Joselito, che invano cercherà di tener fuori il figlio. (m.l)
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