Italgas: metano nelle nostre reti nel 2023
di Giuseppe Centore
La società presenta il piano strategico e conferma gli investimenti in Sardegna: ora non sono previste nuove acquisizioni
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CAGLIARI. Un sfida vinta in meno di due anni. Dal punto di vista di Italgas, il principale gestore di reti del paese, la scommessa per il metano in Sardegna ha almeno un vincitore: la stessa società guidata dall’Ad Paolo Gallo, naturalmente. Presentando ieri il piano strategico al 2027, i vertici di Italgas hanno parlato a lungo della scommessa fatta quando nel 2019 si sono affacciati al mercato sardo. Seicento addetti, investimenti per oltre 300 milioni, reti digitali, uno dei pochi progetti “sardi”, prossimo al finanziamento con il Recovery Fund, 17 sui 38 bacini gestiti con il progressivo passaggio da gpl a gnl, la Sardegna per Gallo è quasi «un ritorno alle origini di Italgas. Portiamo il gas ovunque, a tariffe competitive, rispettando l’ambiente e garantendo certezze a operatori e clienti». Gli altri 21 bacini sardi non sembrano al momento interessare Italgas, che non ha in programma ulteriori acquisizioni, se non quella già annunciata del bacino 33 dell’area di Cagliari. «Il nostro focus adesso è completare la conversione delle reti e farlo bene».
Nella lunga presentazione per gli analisti finanziari che ha preceduto l’incontro con la stampa, Gallo ha ribadito quanto è chiaro a tutti gli operatori e a parte del mondo politico e istituzionale: per stabilizzare le reti elettriche che nel futuro andranno sempre più ad energie rinnovabili, ci vorrà gas, tanto gas, per assurdo più di quanto adesso progettato. «Serve più capacità e più flessibilità per dare sostegno al sistema. Le infrastrutture per il gas già esistono, e saranno queste a sostenere la crescita delle produzioni di biometano, anche in Sardegna». Gallo ha anche accennato al progetto che a Sestu consentirà di testare la produzione di gas da fonte rinnovabile (1 megawatt) e il suo potenziale utilizzo per fornire idrogeno alle utenze industriali dell’isola e idrogeno e metano sintetico alle utenze domestiche, miscelandolo al gas naturale. Un progetto a regime il prossimo anno che vede protagonisti anche il CRS4 e il Politecnico di Torino, inserito a pieno titolo nei progetti pilota per la transizione ecologica.
«Crediamo che al 2030 l’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili sarà competitivo sul fronte dei costi, sia per il crollo dei prezzi degli elettrolizzatori e che il surplus di energia che si prevede». Il piano strategico di Italgas per l’isola prevede il completamento della costruzione delle reti “native digitali” e la conversione a gas naturale delle reti attualmente alimentate a Gpl e ad aria propanata. Adesso il Gruppo Italgas, attraverso la controllata Medea, è il principale operatore della Sardegna sul fronte della distribuzione, mentre su quello della vendita al consumatore finale Italgas opera con Gaxa, che in teoria può vendere gas agli utenti anche nei bacini non serviti da Italgas.
I tempi per il completamento di questo pezzo di sistema energetico sardo sono definiti. Dal 2023 è in programma la progressiva conversione a gas naturale delle reti di Oristano, Nuoro, Cagliari e Sassari che attualmente distribuiscono aria propanata, una miscela di aria e il gas propano ricavato dalla distillazione con un potere calorico ridotto. «Siamo molto soddisfatti per la risposta del mercato sardo e per come si sta formando il sistema», ha concluso Gallo che ha preso a modello l’esperienza sarda per la possibile acquisizione, dopo gara a seguito di privatizzazione, di due bacini di distribuzione di gas in Grecia: quello dell’Attica, con Atene, e quella della Tessaglia con Tessalonica. Anche in questo caso, come forse per l’isola, Italgas punta a consolidarsi nelle aree maggiormente redditizie.
@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nella lunga presentazione per gli analisti finanziari che ha preceduto l’incontro con la stampa, Gallo ha ribadito quanto è chiaro a tutti gli operatori e a parte del mondo politico e istituzionale: per stabilizzare le reti elettriche che nel futuro andranno sempre più ad energie rinnovabili, ci vorrà gas, tanto gas, per assurdo più di quanto adesso progettato. «Serve più capacità e più flessibilità per dare sostegno al sistema. Le infrastrutture per il gas già esistono, e saranno queste a sostenere la crescita delle produzioni di biometano, anche in Sardegna». Gallo ha anche accennato al progetto che a Sestu consentirà di testare la produzione di gas da fonte rinnovabile (1 megawatt) e il suo potenziale utilizzo per fornire idrogeno alle utenze industriali dell’isola e idrogeno e metano sintetico alle utenze domestiche, miscelandolo al gas naturale. Un progetto a regime il prossimo anno che vede protagonisti anche il CRS4 e il Politecnico di Torino, inserito a pieno titolo nei progetti pilota per la transizione ecologica.
«Crediamo che al 2030 l’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili sarà competitivo sul fronte dei costi, sia per il crollo dei prezzi degli elettrolizzatori e che il surplus di energia che si prevede». Il piano strategico di Italgas per l’isola prevede il completamento della costruzione delle reti “native digitali” e la conversione a gas naturale delle reti attualmente alimentate a Gpl e ad aria propanata. Adesso il Gruppo Italgas, attraverso la controllata Medea, è il principale operatore della Sardegna sul fronte della distribuzione, mentre su quello della vendita al consumatore finale Italgas opera con Gaxa, che in teoria può vendere gas agli utenti anche nei bacini non serviti da Italgas.
I tempi per il completamento di questo pezzo di sistema energetico sardo sono definiti. Dal 2023 è in programma la progressiva conversione a gas naturale delle reti di Oristano, Nuoro, Cagliari e Sassari che attualmente distribuiscono aria propanata, una miscela di aria e il gas propano ricavato dalla distillazione con un potere calorico ridotto. «Siamo molto soddisfatti per la risposta del mercato sardo e per come si sta formando il sistema», ha concluso Gallo che ha preso a modello l’esperienza sarda per la possibile acquisizione, dopo gara a seguito di privatizzazione, di due bacini di distribuzione di gas in Grecia: quello dell’Attica, con Atene, e quella della Tessaglia con Tessalonica. Anche in questo caso, come forse per l’isola, Italgas punta a consolidarsi nelle aree maggiormente redditizie.
@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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