Quanto è bello fare la sindaca: parola di Manuela da Arborea

La Pintus guida il Comune dal 2015: «Ascolto tutti, la mia forza è la comunità» Dallo stop alle trivelle Saras al no agli inceneritori: «Difendo il mio paese»

ARBOREA. Scordatevi la pasionaria che quasi dieci anni fa alla testa di un comitato di “descamisados” rispetto al gigante Saras riuscì ad avere la meglio sul progetto Eleonora, un tentativo di realizzare un pozzo esplorativo per la ricerca di metano vicino allo stagno di S’Ena Arrubia. Adesso Manuela Pintus, non è solo una sindaca amata e rispettata dalla sua comunità, ma un punto di riferimento per tanti suoi colleghi nel territorio. Alla seconda, e ultima, consiliatura Manuela ha fatto un piccolo miracolo: ha azzerato il debito del suo comune prima del tempo. Da solo un titolo di merito.

Manuela ha 46 anni è nata ad Arborea, da genitori entrambi sardi, quasi una rarità da queste parti. È laureata in biologia con un dottorato in scienze genetiche. «Ero assegnista di ricerca al dipartimento di scienze biomediche dell’università di Cagliari, ma quando sono diventata sindaca ho dovuto lasciare». Sicuramente non lo ha fatto per soldi. L’indennità da sindaca le frutta, si fa per dire, 1450 euro al mese. In compenso le regala responsabilità quotidiane, «anche per motivi non dipendenti da me, ma è il prezzo che si paga a fare quello che per me è il mestiere più bello del mondo».

Addirittura? Manuela fa un respiro prima di rispondere, poi la prende alla larga, per spiegare che alla base della sua scelta c’era solo la politica, quella vera e nobile, non il caravanserraglio di questi tempi. «La mia candidatura nacque dall’esperienza del Comitato contro il progetto Eleonora, ma non è figlia solo di quella battaglia. Ci siamo candidati, io e i miei amici, perchè contestavamo una idea di fondo che non è sconfitta: quella che si possano imporre progetti impattanti e strategici ignorando i territori. Non c’era solo il progetto Saras ma anche altri progetti passati sotto silenzio come quelli di moltiplicare le discariche o impiantare inceneritori, con decisioni calate dall’alto. E invece noi ci siamo presentati la prima e la seconda volta per rivendicare il diritto delle comunità locali a decidere, in armonia con le esigenze collettive, il futuro dei propri territori». Manuela è sindaca di un paese di fondazione, un paese giovane, che ha solo 90 anni, ma che ha immense potenzialità, dove i ragazzi eredi di terza generazione dei coloni usano ancora espressioni venete, amano la polenta e le tradizioni del nord-est. «Il nostro è un comune storicamente speciale, dove l’integrazione non è uno slogan ma è il frutto di una vita di lavoro». Però al di là delle peculiarità urbanistiche tipiche delle città frutto della Bonifica, Arborea, meno di 4000 residenti, registra anche altre singolarità che si riverberano nella vita di tutti i giorni. «Siamo l’unico centro abitato diffuso nell’isola; il 53 per cento dei residenti vive in campagna, con le abitazioni legate alla realtà produttiva. Abbiamo 127 chilometri di strade asfaltate comunali, sette giri di pulmini locali, 70 chilometri di canali di irrigazione».

Quale è la regola per un sindaco che non ha alle spalle un partito, di questi tempi più un pregio che un difetto, e che ha trascorso parte della sua vita tra la Sardegna e la Toscana? «Presenziare a tutti gli eventi, ascoltare tutti e sempre, conoscere le famiglie, le realtà produttive. E vivere il paese ogni ora. Riesco a conciliare la mia vita personale con l’incarico solo d’estate, o per qualche ora la domenica. Sindaco fai-da-te? Non lo sono e non lo voglio fare, ognuno ha le sue competenze, chi si occupa di bilancio o di urbanistica ha più competenze di me in materia. Nel mio primo mandato e ancor più nel secondo ho cercato di dar voce al paese, per età e competenze, ma bastasse questo a risolvere i problemi avrei fatto bingo».

Arborea nel passato ha espresso consiglieri regionali, assessori e persino deputati (l’ultimo, Giovanni Marras, tre legislature alla Camera e sindaco per dieci anni con Forza Italia, ha cercato di costruire una lista antagonista a Manuela: gli è andata molto male), ma forse per la sua storia è sempre vista come aliena nel mondo politico oristanese e sardo. Eppure chi ha governato qui poi ha fatto il grande salto. «Adesso faccio la sindaca. Se cinque anni fa mi avessero fatto la domanda avrei detto che nel mio orizzonte non vedevo la politica. Adesso dico che non lo so. Sono stata contattata da più parti, ma ho detto no». Manuela per confermare la sua non appartenenza agli schieramenti cita due donne che più lontane e diverse tra loro non potrebbero essere: la viceministra Alessandra Todde dei Cinquestelle e il ministro per il sud e la coesione Mara Carfagna di Forza Italia. «Credo che entrambe rappresentino il buon governo, e la vicinanza ai territori. Sino a qualche anno fa avrei detto sindaco e basta, adesso so solo che non mi posso ricandidare per un terzo mandato». Non è una ammissione di disponibilità, ma poco ci manca.

La conversazione termina da dove tutto è cominciato: il Comitato per il no al progetto Eleonora. «Se c’è stato un prima e un dopo nella mia vita pubblica, lo devo a quell’esperienza». Quando parla del Comitato la sindaca Pintus sorride serenamente. «Rifarei tutto quello che ho fatto, è stata una battaglia che abbiamo giocato col cuore e vinto con la ragione. Con un passione politica vitale e disinteressata». Sarà difficile vedere Manuela tra quattro anni a bordo ring.

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