Cultura, un settore che dà da mangiare
di Elsa Pascalis
Ricerca dell’università di Cagliari su come uscire dalla crisi dovuta alla pandemia
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CAGLIARI. Lo stato dell’arte a Cagliari? Ce lo rivela una ricerca coordinata da Marco Zurru del dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Cagliari che insieme ad Antonello Podda dello stesso dipartimento e Clementina Casula, dipartimento di Lettere, definiscono scientificamente il sistema di produzione artistico e culturale del capoluogo. Il progetto, cofinanziato dall’assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari, è stato presentato dal sindaco Paolo Truzzu e dalla presidente della Commissione cultura Enrica Anedda Endrich. Come spiegato da Zurru, il progetto definito in epoca pre-lockdown e dunque scevro dalle preoccupazioni che il Covid potesse arrecare a uno dei comparti più colpiti dall’attuale crisi, è stato rivisto lungo strada in ragione della pandemia. Si dichiara soddisfatto Truzzu per il risultato prodotto da questo report che mette chiarezza su un sistema complesso e ricco di attività professionali relative all’ambito delle iniziative culturali della città.
L’indagine è stata condotta attraverso un metodo sistematico di questionari strutturati e interviste, analizzando le “direzioni” delle produzioni artistiche del settore delle arti performative (musica, danza, teatro, letteratura e cinema) così come le attività di quelle impegnate sul fronte della difesa identitaria, del civismo e della solidarietà diffusa. L’obiettivo del lavoro ricostruisce mission, valori e attività del settore da cui non si può prescindere senza la comprensione degli aspetti più materiali del comparto, come il fatturato e le fonti dello stesso. Qualche numero per capire che con la cultura non solo si costruiscono etica e conoscenza ma che si può anche mangiare: oltre 4300 collaborazioni per un monte retribuzioni complessivo, nel 2019, che ammonta a più di 11 milioni di euro, di cui 8 milioni e mezzo (oltre il 74%) prodotti dai 5 settori dello spettacolo dal vivo. Un sistema produttivamente molto vivace ma fragile, fortemente dipendente dalle sovvenzioni di natura pubblica e privata, su cui si è abbattuto in modo tremendo l’impatto della legislazione tesa a limitare il contagio del Covid: a seguito dell’impossibilità a svolgere le proprie attività, un quarto delle organizzazioni lamenta riduzioni del fatturato superiori al 70% rispetto al 2019 e circa un quinto di contrazioni ricomprese tra il 50 e il 70.
I profili dei protagonisti e quelli organizzativi delle unità di produzione culturale, le condizioni e i tempi di lavoro, il radicamento delle organizzazioni nel tessuto sociale cittadino, le reti di relazioni e le collaborazioni con enti pubblici e altre organizzazioni culturali isolane, delle altre regioni e internazionali, la tipologia di pubblico, la programmazione degli eventi, oltre all’impatto pandemico, alla capacità di resistenza e di innovazione evidenziano l’urgente necessità di mettere ordine all’interno di un settore che oltre a determinare momenti di socialità e svago disegnano la strategia politica culturale delle città e di conseguenza il livello di benessere dei suoi cittadini. Suggerimenti che - assicura Anedda Endrich - verranno valutati con attenzione dall’amministrazione.
L’indagine è stata condotta attraverso un metodo sistematico di questionari strutturati e interviste, analizzando le “direzioni” delle produzioni artistiche del settore delle arti performative (musica, danza, teatro, letteratura e cinema) così come le attività di quelle impegnate sul fronte della difesa identitaria, del civismo e della solidarietà diffusa. L’obiettivo del lavoro ricostruisce mission, valori e attività del settore da cui non si può prescindere senza la comprensione degli aspetti più materiali del comparto, come il fatturato e le fonti dello stesso. Qualche numero per capire che con la cultura non solo si costruiscono etica e conoscenza ma che si può anche mangiare: oltre 4300 collaborazioni per un monte retribuzioni complessivo, nel 2019, che ammonta a più di 11 milioni di euro, di cui 8 milioni e mezzo (oltre il 74%) prodotti dai 5 settori dello spettacolo dal vivo. Un sistema produttivamente molto vivace ma fragile, fortemente dipendente dalle sovvenzioni di natura pubblica e privata, su cui si è abbattuto in modo tremendo l’impatto della legislazione tesa a limitare il contagio del Covid: a seguito dell’impossibilità a svolgere le proprie attività, un quarto delle organizzazioni lamenta riduzioni del fatturato superiori al 70% rispetto al 2019 e circa un quinto di contrazioni ricomprese tra il 50 e il 70.
I profili dei protagonisti e quelli organizzativi delle unità di produzione culturale, le condizioni e i tempi di lavoro, il radicamento delle organizzazioni nel tessuto sociale cittadino, le reti di relazioni e le collaborazioni con enti pubblici e altre organizzazioni culturali isolane, delle altre regioni e internazionali, la tipologia di pubblico, la programmazione degli eventi, oltre all’impatto pandemico, alla capacità di resistenza e di innovazione evidenziano l’urgente necessità di mettere ordine all’interno di un settore che oltre a determinare momenti di socialità e svago disegnano la strategia politica culturale delle città e di conseguenza il livello di benessere dei suoi cittadini. Suggerimenti che - assicura Anedda Endrich - verranno valutati con attenzione dall’amministrazione.
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