Il vaccino Curevac non passa l’esame dell’Ema
Efficacia solo al 47 per cento: in Sardegna erano attese 900mila dosi a partire dalla fine di luglio
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CAGLIARI. Non arriverà una quinta marca di vaccino, almeno per ora. Dopo Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Johnson&Johnson, era attesa la tedesca Curevac. Che per la precisione, in Sardegna, avrebbe dovuto consegnare quasi 900mila dosi a partire da fine luglio. Invece l’azienda farmaceutica, finanziata tra l’altro dalla multinazionale Glaxo e dalla Fondazione Bill Gates, è il proprietario della Microsoft, ha fallito l’appuntamento decisivo. Nell’ultimo test di laboratorio, alla vigilia dell’accreditamento da parte dell’Agenzia europea del farmaco, è risultato che ha un’efficacia, o protezione, solo del 47 per cento sul campione esaminato, mentre il minino richiesto è quasi due volte tanto. Ma il fallimento della Curevac è stato addirittura doppio, perché il verdetto è andato oltre: «Questo vaccino è risultato efficace solo sui più giovani e quasi inesistente sugli over 60, una delle fasce d’età ancora ad alto rischio». L’effetto immediato è stato che il titolo dell’azienda tedesca è crollato nelle Borse di mezzo mondo, ma questo è un particolare che ha gettato nello sconforto gli investitatori. Più terra a terra a preoccuparsi è stato soprattutto l’Ufficio del commissario nazionale anti Covid, il generale Francesco Paolo Figliuolo. Perché, nella tabella di marcia, proprio le dosi Curevac erano destinate a prendere il posto, almeno in parte, delle AstraZeneca, sempre più sotto osservazione dopo essere state vietate per gli under 60. C’è dell’altro: il quinto possibile vaccino era stato promosso, seppure sulla carta, anche fra i più sicuri grazie a una tecnologia molto simile a quella su cui si basano Pfizer e Moderna, l’Rna messaggero. Invece, come annunciato dalla stessa Curevac, è arrivata la mazzata, anche se l’amministratore delegato ha detto: «Ci saranno altri test prima dell’analisi finale e l’efficacia complessiva del vaccino potrebbe cambiare. Ma dobbiamo ammettere che speravamo di ottenere un risultato intermedio migliore, anche se non sarà facile dimostrare un’elevata efficacia di fronte a queste continue varianti del virus». L’Agenzia europea del farmaco ha concesso ai tedeschi qualche settimana in più per uscire dall’impasse. Figliuolo, giusto per non farsi trovare impreparato, ha già chiesto a Pfizer e Moderna un seconda fornitura straordinaria, dopo quella ottenuta all’indomani del ridimensionamento di AstraZeneca. Per poi dire, sempre il generale: «Supereremo anche questo problema». (ua)
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