Paola ottiene il diploma: ora l’Accademia
di Andrea Massidda
La donna 79enne ha sostenuto l’esame all’istituto professionale Pellegrini di Sassari: è la studentessa più anziana d’Italia
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SASSARI. «Gentile candidata, prima di congedarla ho ancora una cosina da chiederle: spero di non metterla in difficoltà». L’intervento last minute del presidente della Commissione d’esame Giuseppe Rizzo, arrivato da Olbia, nell’aula al secondo piano dell’Istituto professionale per l’industria e l’artigianato “Pellegrini” fa sciogliere dalla paura persino i banchi. E Paola Piras, 79 anni, che pure sta affrontando la prova orale della Maturità con invidiabile disinvoltura, lascia trasparire sul volto un minimo di tensione: che altro si può aggiungere a un’interrogazione nella quale ha spaziato dalla Letteratura italiana alla Storia contemporanea, dal Marketing all’Inglese, passando per la presentazione di un abito disegnato e cucito da lei stessa?
La domandina finale. Fiato sospeso per qualche secondo e poi, finalmente, ecco la domanda cruciale: «Esattamente che cosa vuole fare da grande?». Sospiro di sollievo della studentessa e risata liberatoria da parte dei professori, che a stento trattengono l’applauso: anche se per l’ufficialità bisognerà attendere i “quadri”, è chiaro che da ieri mattina Sassari può annoverare tra i suoi cittadini la diplomata più matura d’Italia, nel senso anagrafico del termine.
Un giorno da star. Proprio come accade alle dive, per seguire il colloquio di Paola ci sono giornalisti, fotografi e operatori, che tuttavia non le fanno perdere la concentrazione. Anzi, a tratti si direbbe che lei più che guardare in faccia i docenti si rivolga direttamente alla telecamere, e con strabiliante naturalezza.
L’esame. Gli argomenti trattati, del resto, Paola li conosce perfettamente: prima racconta la vita di Carlo Levi e la sua opera più nota, “Cristo si è fermato a Eboli”, soffermandosi in particolare sull’impegno antifascista, il confino e lo stato di estrema miseria e arretratezza del Mezzogiorno durante il Ventennio. Da lì a parlare di Storia è un attimo, e infatti l’interrogazione vira subito sulla Seconda guerra mondiale, che la protagonista dell’esame ha vissuto in prima persona, costretta a sfollare nel periodo dei bombardamenti. Tutto fila liscio.
La festa. L’emozione vera, in realtà, le piomba addosso quando si accorge che all’uscita di scuola l’attendono festanti la nipote Erika e le compagne con le quali ha condiviso il corso di studi, alcune mezzo secolo più giovani di lei. I complimenti, manco a dirlo, si sprecano e a all’improvviso spunta un grande poster incorniciato con tutte le fotografie di classe scattate negli anni. Paola, fervente cattolica, ricambia donando a ognuna di loro un rosario.
La nuova sfida. Il proverbiale “pezzo di carta” stavolta certifica la resistenza a una vita travagliata, ma soprattutto che l’alunna ha ancora tanto entusiasmo da spendere, «magari all’Accademia delle Belle arti», dove Paola conta di iscriversi a ottobre per coltivare anche in ambito universitario la sua grande passione per il disegno e la moda. Una nuova sfida che si aggiunge a quelle che nella sua esistenza, lei – cagliaritana d’origine, ma sin dal 1966 sassarese accudidda grazie al matrimonio con il marito Giuseppe Sechi – ha già superato. Anche la più dolorosa che si possa immaginare, come la perdita prematura di uno dei suoi cinque figli. «Se quattro anni fa ho deciso di iscrivermi alle scuole superiori – aveva già raccontato in un’intervista alla Nuova Sardegna – è anche per mantenere una promessa fatta al mio povero Alessandro. Per studiare ho deciso di sistemarmi nella sua cameretta e questo diploma, che appenderò proprio lì, ovviamente lo dedicherò a lui».
La domandina finale. Fiato sospeso per qualche secondo e poi, finalmente, ecco la domanda cruciale: «Esattamente che cosa vuole fare da grande?». Sospiro di sollievo della studentessa e risata liberatoria da parte dei professori, che a stento trattengono l’applauso: anche se per l’ufficialità bisognerà attendere i “quadri”, è chiaro che da ieri mattina Sassari può annoverare tra i suoi cittadini la diplomata più matura d’Italia, nel senso anagrafico del termine.
Un giorno da star. Proprio come accade alle dive, per seguire il colloquio di Paola ci sono giornalisti, fotografi e operatori, che tuttavia non le fanno perdere la concentrazione. Anzi, a tratti si direbbe che lei più che guardare in faccia i docenti si rivolga direttamente alla telecamere, e con strabiliante naturalezza.
L’esame. Gli argomenti trattati, del resto, Paola li conosce perfettamente: prima racconta la vita di Carlo Levi e la sua opera più nota, “Cristo si è fermato a Eboli”, soffermandosi in particolare sull’impegno antifascista, il confino e lo stato di estrema miseria e arretratezza del Mezzogiorno durante il Ventennio. Da lì a parlare di Storia è un attimo, e infatti l’interrogazione vira subito sulla Seconda guerra mondiale, che la protagonista dell’esame ha vissuto in prima persona, costretta a sfollare nel periodo dei bombardamenti. Tutto fila liscio.
La festa. L’emozione vera, in realtà, le piomba addosso quando si accorge che all’uscita di scuola l’attendono festanti la nipote Erika e le compagne con le quali ha condiviso il corso di studi, alcune mezzo secolo più giovani di lei. I complimenti, manco a dirlo, si sprecano e a all’improvviso spunta un grande poster incorniciato con tutte le fotografie di classe scattate negli anni. Paola, fervente cattolica, ricambia donando a ognuna di loro un rosario.
La nuova sfida. Il proverbiale “pezzo di carta” stavolta certifica la resistenza a una vita travagliata, ma soprattutto che l’alunna ha ancora tanto entusiasmo da spendere, «magari all’Accademia delle Belle arti», dove Paola conta di iscriversi a ottobre per coltivare anche in ambito universitario la sua grande passione per il disegno e la moda. Una nuova sfida che si aggiunge a quelle che nella sua esistenza, lei – cagliaritana d’origine, ma sin dal 1966 sassarese accudidda grazie al matrimonio con il marito Giuseppe Sechi – ha già superato. Anche la più dolorosa che si possa immaginare, come la perdita prematura di uno dei suoi cinque figli. «Se quattro anni fa ho deciso di iscrivermi alle scuole superiori – aveva già raccontato in un’intervista alla Nuova Sardegna – è anche per mantenere una promessa fatta al mio povero Alessandro. Per studiare ho deciso di sistemarmi nella sua cameretta e questo diploma, che appenderò proprio lì, ovviamente lo dedicherò a lui».
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