La Nuova Sardegna

Sanità e Recovery fund L’ultimatum dei sindaci

di Umberto Aime
Sanità e Recovery fund L’ultimatum dei sindaci

Assemblea dell’Anci Sardegna. Deiana alla Regione: discutete i progetti con noi Gli amministratori: «Convocateci in settimana, altrimenti marciamo su Cagliari»

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CAGLIARI. I sindaci di Sardegna sono in allarme. Lo sono da troppo tempo e lo sono su tutto: dalla sanità al Recovery fund, per cominciare. Pressati dalle loro comunità, «ogni giorno tanta gente disperata bussa alle nostre porte», sanno bene, o almeno lo sperano, che la rinascita potrebbe essere dietro l’angolo. La pandemia ha esasperato tanti vecchi problemi, ma non è questo il tempo di «fermarci a contare i danni», vogliono rialzare la testa, insieme al milione e 600mila sardi che amministrano. Così dalla prima assemblea in presenza, convocata dall’Associazione dei Comuni, sono partiti due ultimatum ed entrambi indirizzati alla giunta regionale: «Vogliamo dialogare, condividere le scelte, non scontrarci», hanno fatto sapere.

Gli aut aut. Il primo è stato sulla sanità: «Oggi scoppia, servono interventi urgenti e poi strutturali. Gli ospedali sono ai minimi storici e la medicina territoriale non esiste più». Il secondo, invece, è stato sul quel che in futuro potrebbe essere la manna del Recovery fund, quel fondo miliardario in arrivo dall’Europa e considerato da tutti una ciambella di salvataggio dopo la grande crisi sanitaria, economica e sociale. «Vogliamo dialogare con la Regione e chiediamo al governatore Christian Solinas di essere convocati al più presto», ha detto dal palco della Fiera Emiliano Deiana, il presidente dell’Associazione dei Comuni, davanti a oltre cento presenti e dopo venti interventi.

Tempi stretti. Sul Recovery i sindaci sono stati perentori: «La riunione con il governatore e gli assessori dovrà essere entro la settimana prossima – ha sottolineato Deiana – perché i progetti devono partire dal basso e quindi vanno discussi prima con noi sindaci. Non possono esserci decisioni calate dall’alto, o per nulla strategiche, perché non lascerebbero alcunché sui territori. Tra l’altro – ha aggiunto – non siamo certo portatori d’interessi particolari, ma regionali, perché d’ora in poi la Sardegna dovrà riprendere fiato tutta assieme». Sul Recovery, ha aggiunto Andrea Soddu, presidente del Consiglio delle autonomie locali e sindaco di Nuoro, «c’è stato finora un silenzio assordante da parte della Regione e questo peccato capitale potrebbe esserci fatale». Anche sulla sanità non c’è tempo da perdere: la pandemia ha rimesso a nudo i soliti «buchi neri» del sistema e purtroppo esaltato anche molti di nuovi. Sono troppi i Comuni abbandonati a se stessi, senza neanche il medico di famiglia. Il sindaco di Oliena, Bastiano Antonio Congiu, s’è detto pronto a marciare su Cagliari: «Da gennaio l’ambulatorio è chiuso. Abbiamo sollecitato una soluzione all’assessorato alla sanità, ma le risposte non sono arrivate. Ora basta». L’assemblea dei sindaci ha deciso di convocare al più presto una riunione straordinaria proprio sulla «salute che non c’è». Per poi presentarsi con un pacchetto di proposte alla commissione sanità del Consiglio regionale: «Alcune soluzioni devono essere immediate, sulle altre, quelle a più lunga scadenza, il confronto dovrà essere a tutto campo. Se non ci convocheranno, marceremo su Cagliari», ha ribadito Deiana.

In trincea. Ciascun sindaco sa di essere sotto pressione sin dal giorno in cui ha indossato la fascia tricolore. Andrea Lutzu, Oristano, ha parlato del disastro che esiste dalle sue parti, ma detto anche: «Non sempre siamo stati uniti come avremmo dovuto essere». Daniela Falconi, Aritzo, ha ribadito che «lo spopolamento non è un dramma solo per i piccoli Comuni, rischia di svuotare la Sardegna». Graziano Milia, Quartu, ha rilanciato: «Le scelte sul Recovery non possono essere accentrate e tanto meno lasciate alle multinazionali». Da Mario Conoci, sindaco ad Alghero, insieme a quello di Isili , Luca Pilia, è arrivata la denuncia: «Nei nostri Comuni lo Stato continua ad arretrare, a scomparire. La prossima chiusura sarà quella dell’Agenzia delle entrate e non è più accettabile questa continua fuga dai cittadini». Salvatore Lai, Gavoi, ha lanciato l’ennesima richiesta: «I territori devono ritornare a essere centrali sulla sanità, sull’ambiente e su tutti i grandi temi». L’ ha detto a due metri dalla vicepresidente della Regione, Alessandra Zedda, che ha preso l’impegno: «Siamo pronti ad ascoltarvi, a confrontarci e a fare insieme anche scelte coraggiose ma decisive».

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