villagrande strisaili
L’altare decorato di S’arcu e is forros torna (in copia) nel suo tempio
di Giusy Ferreli
VILLAGRANDE STRISAILI. L'altare decorato rinvenuto nel santuario nuragico di “S’arcu e is forros” è stato una delle scoperte più interessanti degli ultimi anni in Ogliastra. Lo straordinario...
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VILLAGRANDE STRISAILI. L'altare decorato rinvenuto nel santuario nuragico di “S’arcu e is forros” è stato una delle scoperte più interessanti degli ultimi anni in Ogliastra. Lo straordinario manufatto, realizzato nella tarda Età del bronzo nel complesso sorto alle porte del Gennargentu nel territorio di Villagrande Strisaili, è stato smontato e portato al Museo archeologico nazionale di Nuoro perché le intemperie non lo rovinassero, ma ora rivive grazie a una copia realizzata fedelmente da un artigiano locale. È stato lo scavo del tempio B, risalente a una decina di anni fa, a restituire l'altare rituale di pietra, realizzato con conci accuratamente lavorati e disposti in filari alternati di basalto nero e arenaria rossa, inaugurato venerdì pomeriggio in occasione delle Giornate europee dell'archeologia 2021.
Nella pietra sono state incise in bassorilievo delle raffigurazioni zoomorfe che gli archeologi hanno interpretate come protomi d’ariete. «Al di sopra del manufatto, un bacile (catino, ndc) circolare riproduce gli spalti di una torre nuragica che presumibilmente richiama il valore simbolico dell’edificio, capace di restituire l’eco della consapevolezza che avevano di sé le genti nuragiche. Forse la coscienza condivisa di un’identità comune» spiega Alessandra Garau, esperta guida di Archeonova, nuova società di gestione del complesso archeologico.
Garau, responsabile dell'iniziativa, ha sottolineato come, grazie al lavoro realizzato da Tonino Mussone con fondi ministeriali, l'altare (seppure in copia) è tornato al suo posto a raccontare la storia millenaria dei nuragici, mentre l'originale è tutt’ora custodito nel museo nuorese in attesa di poter essere ammirato dagli appassionati. Nel corso della serata inaugurale una visita guidata gratuita ha condotto i partecipanti alla scoperta del complesso dove, alla fine dell’Età del Bronzo, vennero edificati due grandi templi a megaron e un villaggio, caratterizzato dalla presenza di officine fusorie e altre strutture dedicate alla lavorazione dei metalli.
«La presenza delle fonderie testimonia la stretta connessione tra la sfera del sacro e la metallurgia» ha sottolineato Garau. Nel complesso, nel quale è prevista a breve un’altra campagna di scavi, è già venuto alla luce un settore del villaggio, risalente all’Età del ferro, con dodici capanne, con ciò che resta di un antichissimo incendio, causa forse dell'abbandono del sito. La serata di venerdì si è rivelata l’occasione buona per presentare la nuova gestione recentemente affidata alla Archeonova, società in house del Comune di Villagrande voluta dal sindaco Alessio Seoni dopo le vicissitudini della precedente società e guidata dall'amministratore unico Mario Bruno Piras.
Ampio spazio si è dato al progetto di valorizzazione che è al centro dei programmi di Archeonova che si occuperà anche del complesso archeologico di "Sa carcaredda", un sito che si trova nell'altro versante della montagna, lungo la vecchia strada di "Corr' e boi", e che comprende un edificio nuragico adibito al culto, un ampio villaggio e cinque tombe di giganti.
Nella pietra sono state incise in bassorilievo delle raffigurazioni zoomorfe che gli archeologi hanno interpretate come protomi d’ariete. «Al di sopra del manufatto, un bacile (catino, ndc) circolare riproduce gli spalti di una torre nuragica che presumibilmente richiama il valore simbolico dell’edificio, capace di restituire l’eco della consapevolezza che avevano di sé le genti nuragiche. Forse la coscienza condivisa di un’identità comune» spiega Alessandra Garau, esperta guida di Archeonova, nuova società di gestione del complesso archeologico.
Garau, responsabile dell'iniziativa, ha sottolineato come, grazie al lavoro realizzato da Tonino Mussone con fondi ministeriali, l'altare (seppure in copia) è tornato al suo posto a raccontare la storia millenaria dei nuragici, mentre l'originale è tutt’ora custodito nel museo nuorese in attesa di poter essere ammirato dagli appassionati. Nel corso della serata inaugurale una visita guidata gratuita ha condotto i partecipanti alla scoperta del complesso dove, alla fine dell’Età del Bronzo, vennero edificati due grandi templi a megaron e un villaggio, caratterizzato dalla presenza di officine fusorie e altre strutture dedicate alla lavorazione dei metalli.
«La presenza delle fonderie testimonia la stretta connessione tra la sfera del sacro e la metallurgia» ha sottolineato Garau. Nel complesso, nel quale è prevista a breve un’altra campagna di scavi, è già venuto alla luce un settore del villaggio, risalente all’Età del ferro, con dodici capanne, con ciò che resta di un antichissimo incendio, causa forse dell'abbandono del sito. La serata di venerdì si è rivelata l’occasione buona per presentare la nuova gestione recentemente affidata alla Archeonova, società in house del Comune di Villagrande voluta dal sindaco Alessio Seoni dopo le vicissitudini della precedente società e guidata dall'amministratore unico Mario Bruno Piras.
Ampio spazio si è dato al progetto di valorizzazione che è al centro dei programmi di Archeonova che si occuperà anche del complesso archeologico di "Sa carcaredda", un sito che si trova nell'altro versante della montagna, lungo la vecchia strada di "Corr' e boi", e che comprende un edificio nuragico adibito al culto, un ampio villaggio e cinque tombe di giganti.
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