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«Tutte le grandi opere sono volano di sviluppo»

«Tutte le grandi opere sono volano di sviluppo»

L’assessore all’urbanistica Gian Simona Tortu sposa la proposta di Marcello Fois «Da anni parliamo di riqualificare l’ex area industriale, ora c’è almeno un’idea»

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PORTO TORRES. La provocazione di Marcello Fois sull’importanza di rispolverare il progetto del Bètile e di realizzare il museo in una città come Porto Torres - che ha pagato un prezzo altissimo al sogno dell’industrializzazione - continua a far discutere. Questa volta dice la sua Gian Simona Tortu nella duplice veste di assessore comunale all’urbanistica e di architetta. «La discussione nata dalla proposta di Marcello Fois – dice – sta alimentando interessanti spunti di riflessione. Da neo assessore all'urbanistica e al turismo di Porto Torres e da professionista credo di poter aggiungere altri elementi utili al dibattito. Ritengo che le grandi opere architettoniche, nella storia dell’uomo, hanno sempre rappresentato motivo di interesse. Oggi si parla di città rinate grazie ad interventi di riqualificazione urbana, ma vorrei ricordare che le opere infrastrutturali dotate di pregio architettonico, hanno da sempre ripagato i territorio che le hanno accolte. Sin dai tempi più antichi. Provocatoriamente direi sin dai tempi della cività nuragica, per non parlare degli egizi e delle piramidi passando dai romani che riuscirono a rendere anche gli acquedotti opera architettonicamente di pregio».

Per l’assessora Tortu, dunque, la prima certezza è che «Tutte le grandi opere esteticamente valide servono per migliorare il territorio, perchè accrescono il concetto del bello e si ripercuotono sulla crescita culturale». Quindi il sì, deciso, sulla scelta di puntare su Porto Torres. «Vorrei evidenziare – spiega – che oggi non si dovrebbe discutere se il territorio di Porto Torres possa essere candidato ad ospitare il museo Bètile o una qualsiasi grande opera architettonica. Ricordo che già nel 2005 si parlava di area metropolitana e di pianificazione condivisa e come coordinatrice del piano strategico di Castelsardo col sindaco Franco Cuccureddu, prendemmo contatti con l’architetto-urbanista spagnolo, di fama internazionale, Riccardo Bofill. Ebbene, a seguito di un accurato sopraluogo nel territorio dell’attuale rete metropolitana, Bofill rilevò che l'unica zona nella quale ubicare opere importanti (musei piuttosto che grattacieli, grandi aree per spettacoli piuttosto che poli direzionali e di ricerca) era l’area industriale di Porto Torres. Un territorio meritevole di essere rigenerata con un forte e moderno segno architettonico, che sarebbe stato il tratto caratteristico ed emblematico dell’intera area metropolitana di Sassari».

Per tutto il resto, già da allora, «da Alghero a Stintino, da Castelsardo a Sassari (con la fascia olivetata da salvaguardare e Predda Niedda da ridurre progressivamente» pensavamo «alla conservazione con interventi mirati di recupero rispettosi dell’impianto edilizio esistente. Una cosa dunque è certa: Porto Torres, ha tutte le caratteristiche per poter accogliere una grande opera rappresentativa e simbolica di un cambiamento culturale della Sardegna».



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