I pescatori in Cassazione: «Leso il diritto di difesa»
di Salvatore Santoni
I legali dei tre giovani di Sorso impugnano la sentenza della Corte d’appello
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SORSO. Entro dieci giorni la Cassazione metterà la parola fine al caso diplomatico scoppiato tra Sardegna e Corsica che coinvolge tre giovani pescatori di Sorso raggiunti da un mandato di cattura europeo con l’accusa di resistenza e minaccia a pubblico ufficiale e violazione della riserva naturale delle Bocche di Bonifacio.
Il ricorso. I pescatori – difesi dai legali Marco Salaris, Mario Perantoni, Luca Sciaccaluga e Luigia Crabu – hanno deciso di giocarsi l’ultima chance davanti alla Cassazione. L’esito del ricorso depositato ieri, infatti, farà la differenza tra affrontare un processo potendo rimanere in Sardegna, oppure sottoposti a una qualche custodia cautelare in Corsica. «A parere della difesa – spiega l’avvocato Salaris – si è concretizzata la violazione del diritto di difesa. Vale a dire che non ci è stato consentito un termine adeguato per valutare il contenuto del mandato di arresto, soprattutto perché la traduzione è arrivata il giorno stesso dell’udienza».
Nodo Gps. Ma non è tutto, perché c’è un altro aspetto, sul quale i legali dei tre pescatori hanno provato a fare leva per bloccare la consegna prevista dal mandato europeo ma che non è stato accolto dai giudici. «Abbiamo chiesto anche un’integrazione di informazioni che, a nostro giudizio, la Corte avrebbe dovuto fare – aggiunge Salaris – e riguarda la posizione in mare dove il gommone dei giovani è stato intercettato dalle autorità francesi». Si tratta di un nodo che verrà al pettine durante il processo davanti al tribunale di Ajaccio. Secondo gli avvocati questo passaggio della vicenda non è stato dimostrato.
Esisto incerto. I fatti contestati ai tre pescatori risalgono al mese di luglio del 2020, mentre il mandato è stato spiccato nel mese di aprile di quest’anno. Significa che è arrivato quando la norma era già stata aggiornata dal legislatore, e quindi le possibilità offerte dalla legge rispetto al passato sono risicatissime. E se i giudici di Cassazione dovessero confermare la linea della Corte d’appello, per i giovani pescatori non ci sarà altra chance: scatterà il trasferimento in Corsica.
Verso il processo. I tre pescatori sono accusati dalla giustizia francese dei reati di violenza e minaccia contro pubblico ufficiale, ostacolo alle funzioni di un funzionario, violazioni di reati in materia ambientale, pesca all’interno di un’area destinata a riserva naturale protetta. Reati che si sarebbero consumati nella riserva naturale. E ora ne dovranno rispondere davanti al tribunale di Ajaccio, che col mandato di arresto europeo ha chiesto la consegna dei tre.
L’assenso. La Corte d’appello si era pronunciata il 15 giugno decidendo che i tre pescatori dovevano essere estradati alle autorità francesi. La decisione era arrivata all’esito della camera di consiglio del collegio di giudici formato dal presidente Maria Teresa Lupinu e dai consiglieri Marina Capitta e Maria Grixoni. Il procuratore generale aveva chiesto l’accoglimento della richiesta di consegna e i difensori dei tre giovani avevano chiesto chiaramente il rigetto. I giudici avevano rilevato che i vari criteri previsti dalla legge affinché un mandato di cattura europeo sia considerato regolare, sono stati rispettati. E per questo hanno disposto la consegna ai francesi. Inoltre, la Corte d’appello aveva precisato che i pescatori, dopo essere sottoposti a processo ed essere eventualmente condannati a scontare una pena o una misura privativa della libertà personale, dovranno essere rinviati in Italia.
Il quarto uomo. Domani, invece, sarà la volta dell’udienza per il consenso del quarto pescatore. Si tratta di un 37enne, anche lui di Sorso, che era a bordo del gommone con gli altri tre giovani. Il suo mandato di arresto è arrivato in ritardo a causa di un errore di notifica. In ogni caso il giovane è stato raggiunto e arrestato nei giorni scorsi. E poi il giudice ha convalidato fissando l’udienza per l’estradizione a questa mattina.
Il ricorso. I pescatori – difesi dai legali Marco Salaris, Mario Perantoni, Luca Sciaccaluga e Luigia Crabu – hanno deciso di giocarsi l’ultima chance davanti alla Cassazione. L’esito del ricorso depositato ieri, infatti, farà la differenza tra affrontare un processo potendo rimanere in Sardegna, oppure sottoposti a una qualche custodia cautelare in Corsica. «A parere della difesa – spiega l’avvocato Salaris – si è concretizzata la violazione del diritto di difesa. Vale a dire che non ci è stato consentito un termine adeguato per valutare il contenuto del mandato di arresto, soprattutto perché la traduzione è arrivata il giorno stesso dell’udienza».
Nodo Gps. Ma non è tutto, perché c’è un altro aspetto, sul quale i legali dei tre pescatori hanno provato a fare leva per bloccare la consegna prevista dal mandato europeo ma che non è stato accolto dai giudici. «Abbiamo chiesto anche un’integrazione di informazioni che, a nostro giudizio, la Corte avrebbe dovuto fare – aggiunge Salaris – e riguarda la posizione in mare dove il gommone dei giovani è stato intercettato dalle autorità francesi». Si tratta di un nodo che verrà al pettine durante il processo davanti al tribunale di Ajaccio. Secondo gli avvocati questo passaggio della vicenda non è stato dimostrato.
Esisto incerto. I fatti contestati ai tre pescatori risalgono al mese di luglio del 2020, mentre il mandato è stato spiccato nel mese di aprile di quest’anno. Significa che è arrivato quando la norma era già stata aggiornata dal legislatore, e quindi le possibilità offerte dalla legge rispetto al passato sono risicatissime. E se i giudici di Cassazione dovessero confermare la linea della Corte d’appello, per i giovani pescatori non ci sarà altra chance: scatterà il trasferimento in Corsica.
Verso il processo. I tre pescatori sono accusati dalla giustizia francese dei reati di violenza e minaccia contro pubblico ufficiale, ostacolo alle funzioni di un funzionario, violazioni di reati in materia ambientale, pesca all’interno di un’area destinata a riserva naturale protetta. Reati che si sarebbero consumati nella riserva naturale. E ora ne dovranno rispondere davanti al tribunale di Ajaccio, che col mandato di arresto europeo ha chiesto la consegna dei tre.
L’assenso. La Corte d’appello si era pronunciata il 15 giugno decidendo che i tre pescatori dovevano essere estradati alle autorità francesi. La decisione era arrivata all’esito della camera di consiglio del collegio di giudici formato dal presidente Maria Teresa Lupinu e dai consiglieri Marina Capitta e Maria Grixoni. Il procuratore generale aveva chiesto l’accoglimento della richiesta di consegna e i difensori dei tre giovani avevano chiesto chiaramente il rigetto. I giudici avevano rilevato che i vari criteri previsti dalla legge affinché un mandato di cattura europeo sia considerato regolare, sono stati rispettati. E per questo hanno disposto la consegna ai francesi. Inoltre, la Corte d’appello aveva precisato che i pescatori, dopo essere sottoposti a processo ed essere eventualmente condannati a scontare una pena o una misura privativa della libertà personale, dovranno essere rinviati in Italia.
Il quarto uomo. Domani, invece, sarà la volta dell’udienza per il consenso del quarto pescatore. Si tratta di un 37enne, anche lui di Sorso, che era a bordo del gommone con gli altri tre giovani. Il suo mandato di arresto è arrivato in ritardo a causa di un errore di notifica. In ogni caso il giovane è stato raggiunto e arrestato nei giorni scorsi. E poi il giudice ha convalidato fissando l’udienza per l’estradizione a questa mattina.
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