La Nuova Sardegna

Il grido dei dipendenti: che fretta c’è di licenziare?

di Antonello Sechi
Il grido dei dipendenti: che fretta c’è di licenziare?

Oggi il nuovo incontro al ministero tra i sindacati e i liquidatori della compagnia Anche la classe politica sarda insiste per la proroga della cassa integrazione

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PORTO CERVO. «Aga Khan and Qatar, why this rush to fire 1400 workers?». Già, che fretta c’è di licenziare tutti i 1400 lavoratori di Air Italy mettendo drammaticamente in ginocchio altrettante famiglie quando il governo nazionale è pronto a dire sì all’estensione della cassa integrazione, eliminando, con il decreto sostegni bis, i costi residui per l’azienda? Quella domanda, scritta in inglese perché arrivasse dritta agli azionisti, era scritta a caratteri cubitali su uno degli striscioni che alcune centinaia di lavoratori della compagnia aerea hanno esposto ieri pomeriggio nella piazzetta di Porto Cervo. Tecnici, piloti, amministrativi, assistenti di volo, call center ecc. erano tutti lì, «nella roccaforte del Qatar e dell’Aga Khan», di fronte ai turisti sbalorditi di vedere una manifestazione nel cuore del paradiso dei ricchi. Tutti lì, senza bandiere sindacali, uniti come forse capitava da tempo, con le sole magliette di Air Italy, l’ex Alisarda ed ex Meridiana. Che oggi, martedì 22 giugno 2021, saprà se può sperare ancora di vivere o se deve morire. Dipende da quello che i liquidatori della compagnia aerea andranno a dire a governo e sindacati. Giovedì erano pronti a staccare la spina e spedire le lettere di licenziamento. Poi, al ministero del lavoro, di fronte ai rappresentanti del Governo, delle Regioni Lombardia e Sardegna e di tutte le organizzazioni sindacali, alla fine hanno deciso di consultare gli azionisti. Oggi arriverà la risposta. Tra i lavoratori, che ieri hanno spezzato con i fischietti il silenzio ovattato di Porto Cervo, l’inquietudine è fortissima. Le voci si rincorrono: mentre Qatar Airways Company si sarebbe convinta a dire sì all’estensione della cassa integrazione che manterrebbe in piedi una prospettiva industriale, le resistenze verrebbero da Akfed, il fondo cui fanno capo in ultima istanza le attività di Karim Aga Khan, l’uomo che ha immaginato, fondato e cresciuto la compagnia. «Così come si è delineata con le ultime proposte del governo, la cassa integrazione è praticamente a costo zero per gli azionisti. Non si capiscono le motivazioni reali della resistenza alla sua estensione, che sarebbe ossigeno per i lavoratori», dice ad esempio Gian Luca Langiu (Cisl). «Il governo ha messo a disposizione lo strumento per consentire, con la proroga della cassa integrazione, di mantenere in vita la compagnia proprio mentre il settore aereo sta ripartendo, così da poter cogliere le opportunità che si apriranno soprattutto nel 2022. Non ci sono scusanti, alibi, per l’azienda», aggiunge Fabrizio Serra (Cgil). «Non è accettabile – dice Marco Badini (Anpav) – che i responsabili dell’assurda gestione di Air Italy, fallita nonostante operasse in un settore in forte crescita, continuino a trincerarsi dietro due liquidatori incaricati di celebrare il funerale di una delle più antiche e importanti compagnie aeree europee. L’auspicio è che la nostra voce giunga sino ad Aiglemont e Doha e induca l’Aga Khan e Al Baker a dare istruzioni a Laghi e Lagro di richiedere la cassa integrazione che il decreto sostegni bis ha messo a disposizione anche dei lavoratori di Air Italy». Con i lavoratori di Air Italy è schierata la politica regionale, sperando che non sia troppo tardi. Ieri, hanno fatto sentire la loro solidarietà anche il sindaco di Olbia Settimo Nizzi e il suo competitore alle prossime elezioni comunali, Augusto Navone, che è andato a manifestare a Porto Cervo insieme ai lavoratori. «Sentiamo come un pugno nello stomaco il grido di dolore dei lavoratori», ha scritto il sindaco in un comunicato nel cui si augura la proroga della casa integrazione.

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