La Nuova Sardegna

L’abbraccio dei familiari: ora Paola non è sola

di Giusy Ferreli
L’abbraccio dei familiari: ora Paola non è sola

La donna ferita dall’ex non è fuori pericolo. Non sa nulla della morte del figlio

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TORTOLÌ. La notizia che tutti attendevano ha riacceso una speranza troppo a lungo sopita, ma è ancora troppo presto per esultare. Nessuno potrà gioire per Paola Piras se non quando la donna di Tortolì, aggredita a coltellate dall’ex compagno, l’operaio 29enne Shahid Masih, e uscita dal coma dopo oltre un mese nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Lanusei, verrà dichiarata fuori pericolo dai medici che, da quell’alba insanguinata dell’11 maggio, si prendono cura di lei.

Serve prudenza. La speranza si è riaccesa, ma la fiamma è ancora troppo flebile. Che occorra attendere ancora, lo dice chiaramente il dottor Luigi Ferrai, responsabile della direzione sanitaria del Nostra Signora della Mercede. «Ci sono stati dei miglioramenti, ma la situazione è ancora molto grave. La nostra Rianimazione si sta facendo carico nel miglior modo possibile delle condizioni della paziente, ma la fase critica, nonostante non respiri più artificialmente e sia cosciente, ancora non è stata superata» spiega Ferrai che si mantiene estremamente prudente.

In ospedale, tutti temono che la situazione possa precipitare da un momento all’altro e vanificare gli sforzi degli operatori sanitari che, in questi estenuanti quaranta giorni, si sono avvicendati, dapprima in sala operatoria e poi attorno al letto della terapia intensiva, per strapparla alla morte. Eppure si coglie una nota di ottimismo e lo stesso medico fa capire che i segnali sono positivi. «Si tratta, tuttavia, di un miglioramento, anche se il percorso sarà lungo e difficile» osserva il responsabile della Direzione del presidio. In questo percorso, Paola, non sarà sola: a starle accanto con il pensiero ci saranno i tantissimi tortoliesi che hanno temuto per la sua sorte e pianto per la morte del figlio 20enne Mirko, vittima anche lui della furia dell’operaio di origini pachistane, già denunciato per stalking e maltrattamenti nel dicembre scorso. Al suo fianco, di persona, a tenerle la mano e ad incoraggiarla nei momenti di sconforto, ci saranno invece gli affetti più cari. In questi giorni Paola ha ricevuto la visita della sorella Stefania e del figlio maggiore, Lorenzo.

L’abbraccio dei familiari. Dopo il risveglio dal coma farmacologico di venerdì scorso, il responsabile della Rianimazione ha, infatti, autorizzato le visite, ma solo per i parenti più stretti. «Ho ritenuto che fosse doveroso, anche su esplicita richiesta degli psicologi della nostra Assl che la stanno accompagnando in queste ore cruciali, consentire ai familiari di farle visita» dice a questo riguardo il primario del reparto, Francesco Loddo che, con la sua equipe di anestesisti e i colleghi chirurghi coordinati da Giampietro Gusai è entrato in sala operatoria per ben tre volte.

Tre delicati interventi chirurgici si sono resi necessari sul corpo martoriato della donna, raggiunta da 18 fendenti e arrivata al pronto soccorso del Nostra Signora della Mercede in preda allo shock emorragico per la grande quantità di sangue persa nell’aggressione. Tale è stata la violenza dell’aggressore costata la vita al ragazzo colpito da alcune coltellate sferrate al torace mentre cercava di difendere la madre. Paola, che dopo il risveglio ha chiesto del figlio, ancora non è a conoscenza della scomparsa del suo ragazzo e dovrà affrontare questa tragica realtà. I tempi e i modi della rivelazione verranno dettati dagli specialisti che temono le possibili ripercussioni di una notizia così devastante.

L’attesa non è finita, dunque. I familiari, che nulla dicono e nulla hanno mai detto se non attraverso dei brevi messaggi sui social per ringraziare chi li ha sostenuti, preferiscono attendere in silenzio, nella speranza che il tempo passi e finalmente porti con sé la buona notizia della completa guarigione della 51enne.

Gli auguri del sindaco. Preferisce rinviare qualsiasi commento sul risveglio di Paola Piras anche il sindaco di Tortolì, Massimo Cannas. In ossequio alla linea di riserbo voluta dalla famiglia, come tutti attende che la donna possa essere dichiarata fuori pericolo per gioire. Ci saranno altri giorni di attesa, giorni che si aggiungeranno a quelli già trascorsi, nella speranza che l'ennesima vittima di un tentativo di femminicidio possa tornare alla vita. Una sfida gravosa che ha bisogno della solidarietà e del sostegno di una comunità intera che ha vissuto il fatto di sangue in cui la donna è rimasta gravemente ferita e suo figlio ha perso la vita come una tragedia collettiva. Quel ragazzo che tutti chiamano eroe, perché tale è stato per avere tentato di salvare sua madre dalla furia cieca di un uomo, non potrà più essere dimenticato.

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