La Nuova Sardegna

La start up tutta sarda che certifica le opere d’arte

Salvatore Santoni
Camilla Bruno e Claudio Bellu
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Camilla Bruno e Claudio Bellu

Un sistema iper tecnologico basato sulla blockchain per garantire l’autenticità

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SASSARI. Lei si chiama Camilla Bruno, ha 24 anni, e studia Beni culturali; lui Claudio Bellu, fa l’odontoiatra, e di anni ne ha 28. Entrambi sono cagliaritani e fanno coppia sia nel lavoro sia nella vita. Insieme si sono inventati una nuova professione: il manager digitale dei crypto artisti.

La start up. Il loro progetto si chiama “Visual scout” e si basa sulla passione per l’arte. I due startupper vanno personalmente a caccia di artisti, soprattutto pittori e scultori, proponendosi di seguirli un po’ come fossero i loro procuratori. Ma non nel modo tradizionale, fatto di classiche gallerie d’arte oppure, per chi si è già fatto un nome, di aste milionarie. «Il nostro progetto – spiegano i due cervelloni – vuole creare una figura nuova all’interno del panorama artistico, quella del manager per gli artisti visivi digitali. Abbiamo infatti intravisto un bisogno da parte loro di essere guidati, e ci siamo accorti che il panorama delle aziende che si occupa di questo settore spesso offre dei servizi a pagamento. E così abbiamo deciso di fare un cambio di paradigma, chiedendo una commissione del 10 per cento soltanto quando gli artisti riescono a vendere».

Meritocrazia. La vision dei due giovani cagliaritani è contribuire a creare un futuro più meritocratico, nel quale gli artisti di talento possano emergere ed entrare nel mercato dell’arte aiutati da una figura professionale specializzata nella promozione e nella vendita delle loro opere in un contesto digitale. Visual Scout è stato infatti realizzato grazie a modelli di sviluppo e business tipici delle startup innovative, e con i migliori software di programmazione. «A livello di numeri abbiamo già decine di artisti che partecipano – riprendono Claudio Bellu e Camilla Bruno – alcuni anche con carriere importanti alle spalle. Quindi non possiamo che essere soddisfatti, vogliamo creare una rete di persone che si aiutano. Molto spesso le opere di grandi talenti vengono inghiottite dalla valanga di immagini che circolano in rete, non valorizzate, né dal punto di vista artistico né da quello economico».

Galleria virtuale. Uno dei punti di forza del progetto è la galleria virtuale programmata dai giovani startupper cagliaritani. In pratica è un videogioco dove si possono esplorare tutti i tre piani dell’edificio virtuale che ospita l’esposizione delle opere d’arte. In pratica è una rappresentazione tridimensionale costruita con un modello digitale che riproduce anche la grana della superficie dei quadri, e può essere visualizzata anche in realtà aumentata tramite i filtri Instagram. Ovviamente le opere possono essere acquistate direttamente navigandoci dentro. E funziona sia su Pc che su smartphone.

Nft. Per spiegare cosa sono e quanto stanno galoppando nel mondo gli Nft (non-fungible token) ci vuole un capitolo a parte. Sintetizzando all’osso si potrebbe dire così: sono un marchio anticontraffazione che sta spopolando nel mondo digitale. Gli startupper cagliaritani si basano proprio su questa “timbratura” per certificare la genuinità, ma soprattutto l’univocità delle opere dei loro artisti. E quindi trasformando le opere in milioni di bit, così che possano essere acquistare anche tramite cripto-valuta, permettendo l’accesso a un mercato ricco, tracciabile e in rapida crescita.

«Abbiamo scelto un approccio iper tecnologico – continuano i due inventori –. Per esempio, per firmare le opere utilizziamo la blockchain (la catena di blocchi tipica delle cripto monete come il Bitcoin). Quindi le opere d’arte vengono depositate all’interno di una blockchain, un asset molto solito sul quale investire. E infatti è questo il motivo che negli ultimi mesi ha fatto impennare il mercato della crypto-arte nel mondo».



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