Federica Sciarelli "Le storie degli scomparsi: il dolore diventa anche mio"

Federica Sciarelli, 62 anni, ha iniziato la carriera giornalistica su Rai3 a 20 anni

La giornalista da 17 anni è al timone di Chi l'ha visto su Rai3: "Lo sguardo delle mamme disperate che cercano i figli mi toglie il sonno"

SASSARI. Lo sguardo della mamma di Fabio Serventi, scomparso a Perdaxius nel marzo del 2020, che si rivolge all’assassino: «Dimmi dov’è, fammi trovare il corpo di mio figlio». Un altro sguardo, un’altra madre: è quella del piccolo Tommy Onofri, rapito a 17 mesi: «Nei suoi occhi c’era ancora speranza 24 ore prima che il cadavere del bimbo venisse tirato fuori da una discarica».

E poi ancora, la sparizione di Irene Cristinzio, la professoressa svanita nel nulla a Orosei l’11 luglio del 2013, senza lasciare neppure una minuscola traccia, e Ciccio e Tore, i fratellini di Gravina in Puglia, scomparsi e ritrovati quasi due anni dopo, nella cisterna di una masseria abbandonata dove giocavano: «Quella sera non dormii, ci sono immagini e volti che non si dimenticano, un dolore che ti resta dentro, storie e persone con cui ti immedesimi».

C’è un programma con cui diventi una cosa sola «che dopo 17 anni fa parte di me. E pensare che dovevo starci solo un anno... invece poi». Invece Federica Sciarelli è ancora lì, anima e guida di “Chi l’ha visto?” dal 2004, da quella prima puntata «in onda a ottobre, un mese dopo la scomparsa di Denise Pipitone: c’era la mamma Piera Maggio in studio, ho iniziato con lei e la storia della bimba, odiata prima di nascere, resta un mistero che neanche le ultime “rivelazioni” hanno svelato». Come quelle dell’ex pm sassarese Maria Angioni, che ha riferito di sapere dove si trova Denise, che nel frattempo sarebbe diventata mamma: «Dopo 17 anni di ricerche non puoi basarti su una foto e su un like su Facebook. Crei inutili illusioni, dolore sul dolore».

La proposta. È il 2004 e Federica Sciarelli è cronista parlamentare per il Tg3 da 15 anni. Ha vissuto la stagione intensa di Sandro Curzi, la squadra è forte e unita, lei è stimatissima e ha rifiutato tante offerte perché adora la politica. «Un giorno il direttore del Tg Antonio Di Bella mi dice distrattamente: “Ah Federica ti devo chiedere una cosa...” poi passano i giorni e non mi dice nulla. Allora un pomeriggio quando sono nella sua stanza gli chiedo di che si trattasse. E lui me lo dice, con l’aria di chi è convinto di ricevere un no secco: “Ruffini vorrebbe affidarti la conduzione di Chi l’ha visto?”. Io sorrido, gli dico di ringraziare il direttore di rete che ha pensato a me per una trasmissione in prima serata, e lascio la stanza. Pochi passi nel corridoio e torno indietro: «Sai che ti dico direttore? Accetto, ci sto un anno e poi si vede». Di Bella balza sulla sedia, prova a farle cambiare idea, le propone promozioni e nuovi incarichi nel Tg, allarga le braccia di fronte alla processione di colleghi che lo implorano: “non farla andare via”. «Io ormai ho deciso, voglio cambiare e penso: ci sto un anno e poi si vede... È successo che invece sto ancora qua, che ogni tanto penso di mollare ma non mollo e lo so perché: mi sono innamorata delle persone, perché qui tocchi con mano le loro esistenze, il loro dolore, e allora fai battaglia per loro, per aiutarle. A differenza di quanto accade con il Tg, vivi le storie da dentro. Questa trasmissione mi ha cambiata, come io ho cambiato lei».

Rivoluzione Sciarelli. Non più solo scomparsi, ma anche grandi fatti di cronaca, misteri irrisolti, lotta alla criminalità organizzata. Chi l’ha visto? è in onda dal 1989 ma solo con Federica Sciarelli acquisisce una chiara impronta giornalistica. «Ho portato l’esperienza del Tg per puntare sul racconto, non sapevo granché di cronaca e allora telefonavo a tutti per capire: diventai subito una specie di incubo per procuratori, avvocati, questori. Proposi di metterci al fianco dello Stato contro le mafie e allora un giorno chiamai Pietro Grasso, all’epoca procuratore di Palermo, e gli chiesi di darmi l’identikit di Bernardo Provenzano. Venne Grasso in studio a mostrare al pubblico la faccia del boss di Cosa Nostra, fu un evento storico». E poi arrivarono gli approfondimenti su altri super latitanti come Matteo Messina Denaro, le inchieste su famosi fatti di cronaca italiana come il massacro del Circeo, il rapimento di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, il delitto di Simonetta Cesaroni, il caso del mostro di Firenze, l'uccisione di Ilaria Alpi, le vicende della banda della Magliana, la storia di Elisa Claps, risolta dopo 23 anni con il ritrovamento del cadavere, fino ai più recenti delitti di Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, Melania Rea ed Elena Ceste, partiti come casi di scomparsa e rivelatisi in seguito femminicidi.

«C’eranto tanti scomparsi ma non c’era una legge, grazie anche a Chi l’ha visto? la politica ha legiferato e sono nate l’associazione Penelope e il commissario straordinario per le persone scomparse. Abbiamo vinto tante battaglie, per questo il pubblico ci premia e ci sostiene». Soprattutto nell’ultimo anno, con dati di share altissimi «e una partecipazione sempre più importante, con telefonate e segnalazioni spesso determinanti per risolvere i casi: chiamano in tanti, anche il sabato e la domenica perché sanno che qualcuno risponde sempre». E poi c’è la forza dell’archivio, consultato anche dalla polizia, con nomi, fotografie e caratteristiche di tutti gli scomparsi – dai tatuaggi, al tipo di occhiali, alle cicatrici – fondamentali per identificarli: «Ricordo la storia di una donna scomparsa da Genova e gli appelli strazianti della mamma. Un giorno ci chiamano dalla Francia per dirci che avevano il cadavere di una donna da mesi: scoprimmo che era la stessa persona grazie agli stivaletti che indossava, c’era scritto nel nostro archivio».

I gialli dell’isola.«Stiamo seguendo la vicenda di Marina Castangia, scomparsa da Mogorella. Abbiamo scoperto che il compagno ha buttato il letto, ha detto che non gli piaceva. Ed è rimasto un giallo quello della professoressa Irene Cristinzio, sparita da Orosei: non è venuto fuori nulla, è uno di quesi casi in cui ti chiedi come sia possibile svanire senza lasciare un indizio, una minima traccia. Poi non posso scordare la mamma di Fabio Serventi, ucciso per pochi spiccioli: si è rivolta al killer, l’ha supplicato di dirle dove è il cadavere del figlio. Il suo è un dolore lancinante: anche io sono madre ed è impossibile non immedesimarsi. Da parte mia c’è un coinvolgimento emotivo molto forte soprattutto quando di mezzo ci sono anziani e bambini. Come Denise».

La bambina e l’ex pm.«Mia figlia è stata odiata sin dalla nascita, anzi quando era ancora nella pancia: mi hanno colpito le parole di mamma Piera – dice Federica Sciarelli – una donna che ammiro molto e che non ha mai smesso di cercare la sua bambina e mi ha pregato di non parlare mai di Denise al passato. In questi 17 anni ci sono state tantissime segnalazioni, piste buone, altre invece si capiva subito che conducevano verso binari morti. Quella di Olesya l’abbiamo seguita perché la ragazza russa era andata in tv per dire che stava cercando la madre. Ma non ha senso basarsi sulle foto in rete».

La Sciarelli si riferisce alle dichiarazioni dell’ex pm Maria Angioni, che alla procura di Marsala seguì tra il 2004 e il 2005 le prime fasi dell’inchiesta: «Non ci si può fissare su una immagine trovata sui social perché c’è il like di una persona legata in qualche modo alla famiglia Corona e dire “ecco Denise”. Perché non è lei ma solo una persona che le assomiglia moltissimo. Non sta a me giudicare l’ex pm Angioni, penso che Piera Maggio con le sue ultime dichiarazioni in trasmissione sia stata molto chiara: ha chiesto cautela e rispetto. Diciassette anni fa il procuratore Sciuto le disse: «Vi riportiamo la bambina in pochi giorni», invece Denise, nel frattempo diventata donna, è ancora là fuori, chissà dove».

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