Covid, il Billionaire di Porto Cervo sotto accusa per “epidemia colposa”
Tiziana Simula
Ai gestori di Phi Beach e Country contestato il reato di lesioni colpose
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PORTO CERVO. Un anno fa, i focolai Covid sulle piste da ballo della Costa Smeralda, avevano stroncato la stagione turistica della Sardegna, fino ad allora Covid free, con un’impennata di contagi tra lavoratori e turisti che balzò alle cronache nazionali con i casi del Billionaire e del Country club. Epidemia colposa e lesioni personali colpose: sono le pesanti accuse mosse al prestigioso locale di Flavio Briatore dalla Procura di Tempio che si era subito mossa sulle tracce dei focolai. E che ieri – alla vigilia della nuova stagione turistica – ha chiuso un’inchiesta destinata a lasciare il segno. Quanto il Covid.
Indagati, amministratori unici e società proprietarie di alcuni dei più noti locali: il Billionaire, appunto, il Phi Beach di Baia Sardinia e il Country club di Porto Rotondo. Secondo il procuratore Gregorio Capasso e il sostituto Laura Bassani, il Billionaire non avrebbe adottato tutte le misure appropriate per evitare che si diffondesse il virus tra i dipendenti: 14 i lavoratori contagiati all’interno del locale di Flavio Briatore. Per quanto riguarda Phi Beach e Country, a cui viene contestato il reato di lesioni colpose, i gestori non avrebbero fornito mascherine in numero sufficiente ai dipendenti, lasciando alla loro discrezionalità la scelta di indossare i dpi (dispositivi di protezione individuale) o mascherine di stoffa griffata con il logo dei locali. Senza esercitare un adeguato controllo sul rispetto delle norme anti Covid. Sei lavoratori si ammalarono al Phi Beach e 8 al Contry club.
Gli indagati. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato all’amministratore unico del Billionaire Roberto Antonio Pretto e alla società Billionaire srl, difesi dall’avvocato Antonella Cuccureddu. Per il Phi Beach sono indagati l’amministratore unico della Medex srl, Luciano Guidi, e la società Medex a cui appartiene il locale di Forte Capellini, a Baia Sardinia, infine, per il Country club sono indagati William Franco Carrington Royston, amministratore unico della Eurfun srl, e la stessa società a cui appartiene il locale di Porto Rotondo. Phi Beach e Country sono difesi d’ufficio dall’avvocato Piera Fresi.
Billionaire ed epidemia colposa. L’inchiesta era scattata alla fine di agosto, quando il caso dei contagi nelle discoteche della Costa Smeralda era diventato nazionale. Al vaglio della magistratura quanto successo a cavallo di Ferragosto (e non solo) sulle piste da ballo della Costa Smeralda e nei locali più frequentati, diventati improvvisamente focolai, con un’escalation impressionante di contagi tra turisti e lavoratori. Nel mirino dei pm galluresi il rispetto dei i protocolli anti pandemia. Ciò anche dopo l’allarme lanciato dalle organizzazioni sindacali in seguito all’esplosione dei primi casi, ad agosto. Sotto la lente della Procura, fin da subito, i contagi al Billionaire, dove molti lavoratori risultarono positivi. Lo stesso Briatore qualche giorno dopo era finito in ospedale. A Pretto vengono contestate omissioni che, secondo le accuse, avrebbero provocato l’epidemia di Covid 19: al Billionaire non sarebbero state rispettate le misure anti contagio, non sarebbe stato fornito un numero sufficiente di mascherine, fornendo quelle di stoffa griffate, i lavoratori con sospetta positività continuavano a lavorare anche senza fare il tampone e i casi non venivano segnalati all’Assl o ciò veniva fatto in ritardo e, sempre secondo l’accusa, senza far seguire la necessaria sanificazione degli ambienti.
La difesa. Accuse respinte. «Si tratta di contestazioni inaspettate sia perché i fatti descritti non corrispondono a quelli realmente accaduti sia perché gli stessi sono stati ricondotti al reato di epidemia colposa, che si ha quando una persona diffonde germi patogeni – dice l’avvocato Cuccureddu – La contestazione di epidemia in un contesto di pandemia, cioè di circolazione del virus in più continenti e ancor più in un ambito territoriale, l’Italia, in cui essa aveva massima diffusione, appare singolare così come leggere che una persona abbia potuto diffondere il virus omettendo di fare qualcosa. Il Covid-19 circolava ampiamente nell’estate del 2020. I fatti dimostrano purtroppo che neppure le massime cautele sono in grado di escludere i contagi. Al Billionaire le misure anti covid sono state adottate con il massimo scrupolo quando le autorità hanno deciso di consentirne la riapertura. La conoscenza degli atti ci offrirà la possibilità di interloquire con la Procura su questi aspetti e provare che quanto realmente accaduto non è riconducibile ad alcun reato».
Indagati, amministratori unici e società proprietarie di alcuni dei più noti locali: il Billionaire, appunto, il Phi Beach di Baia Sardinia e il Country club di Porto Rotondo. Secondo il procuratore Gregorio Capasso e il sostituto Laura Bassani, il Billionaire non avrebbe adottato tutte le misure appropriate per evitare che si diffondesse il virus tra i dipendenti: 14 i lavoratori contagiati all’interno del locale di Flavio Briatore. Per quanto riguarda Phi Beach e Country, a cui viene contestato il reato di lesioni colpose, i gestori non avrebbero fornito mascherine in numero sufficiente ai dipendenti, lasciando alla loro discrezionalità la scelta di indossare i dpi (dispositivi di protezione individuale) o mascherine di stoffa griffata con il logo dei locali. Senza esercitare un adeguato controllo sul rispetto delle norme anti Covid. Sei lavoratori si ammalarono al Phi Beach e 8 al Contry club.
Gli indagati. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato all’amministratore unico del Billionaire Roberto Antonio Pretto e alla società Billionaire srl, difesi dall’avvocato Antonella Cuccureddu. Per il Phi Beach sono indagati l’amministratore unico della Medex srl, Luciano Guidi, e la società Medex a cui appartiene il locale di Forte Capellini, a Baia Sardinia, infine, per il Country club sono indagati William Franco Carrington Royston, amministratore unico della Eurfun srl, e la stessa società a cui appartiene il locale di Porto Rotondo. Phi Beach e Country sono difesi d’ufficio dall’avvocato Piera Fresi.
Billionaire ed epidemia colposa. L’inchiesta era scattata alla fine di agosto, quando il caso dei contagi nelle discoteche della Costa Smeralda era diventato nazionale. Al vaglio della magistratura quanto successo a cavallo di Ferragosto (e non solo) sulle piste da ballo della Costa Smeralda e nei locali più frequentati, diventati improvvisamente focolai, con un’escalation impressionante di contagi tra turisti e lavoratori. Nel mirino dei pm galluresi il rispetto dei i protocolli anti pandemia. Ciò anche dopo l’allarme lanciato dalle organizzazioni sindacali in seguito all’esplosione dei primi casi, ad agosto. Sotto la lente della Procura, fin da subito, i contagi al Billionaire, dove molti lavoratori risultarono positivi. Lo stesso Briatore qualche giorno dopo era finito in ospedale. A Pretto vengono contestate omissioni che, secondo le accuse, avrebbero provocato l’epidemia di Covid 19: al Billionaire non sarebbero state rispettate le misure anti contagio, non sarebbe stato fornito un numero sufficiente di mascherine, fornendo quelle di stoffa griffate, i lavoratori con sospetta positività continuavano a lavorare anche senza fare il tampone e i casi non venivano segnalati all’Assl o ciò veniva fatto in ritardo e, sempre secondo l’accusa, senza far seguire la necessaria sanificazione degli ambienti.
La difesa. Accuse respinte. «Si tratta di contestazioni inaspettate sia perché i fatti descritti non corrispondono a quelli realmente accaduti sia perché gli stessi sono stati ricondotti al reato di epidemia colposa, che si ha quando una persona diffonde germi patogeni – dice l’avvocato Cuccureddu – La contestazione di epidemia in un contesto di pandemia, cioè di circolazione del virus in più continenti e ancor più in un ambito territoriale, l’Italia, in cui essa aveva massima diffusione, appare singolare così come leggere che una persona abbia potuto diffondere il virus omettendo di fare qualcosa. Il Covid-19 circolava ampiamente nell’estate del 2020. I fatti dimostrano purtroppo che neppure le massime cautele sono in grado di escludere i contagi. Al Billionaire le misure anti covid sono state adottate con il massimo scrupolo quando le autorità hanno deciso di consentirne la riapertura. La conoscenza degli atti ci offrirà la possibilità di interloquire con la Procura su questi aspetti e provare che quanto realmente accaduto non è riconducibile ad alcun reato».
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