Scanu rinviato a giudizio per il buco da 60 milioni
di Mauro Lissia
L’ex presidente di Confindustria avrebbe provocato il fallimento di nove società Altri otto imputati in tribunale a dicembre, uno solo ha scelto il rito abbreviato
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CAGLIARI. Respinta la proposta di patteggiamento, arriva il rinvio a giudizio per Alberto Scanu (53 anni), ex presidente della Confindustria sarda e ex amministratore della società di gestione dell’aeroporto di Cagliari: il 10 dicembre è la data indicata dal giudice Maria Gabriella Muscas per l’avvio del dibattimento pubblico davanti ai giudici della seconda sezione del tribunale, quando l’ex presidente della Sogaer - l’ente di gestione dell’aeroporto di Elmas - dovrà difendersi dall’accusa di bancarotta fraudolenta riferita a nove società fallite collegate nel suo gruppo e di aver creato insieme alla sorella Laura - che ha patteggiato 4 anni ed è uscita dal processo - un buco di 60 milioni. Così come richiesto dal pm Giangiacomo Pilia vanno al giudizio del tribunale anche Paolo Zapparoli (56 anni) di Varese, Pier Domenico Gallo (82 anni) di Cossano Balbo, Paolo Moro (58 anni) di Milano, Caterina Della Mora (47 anni) di Lugano, Giovanni Marras (81 anni) di Meana Sardo, Domenico Falchi (82 anni) di Macomer e il notissimo commercialista cagliaritano Enrico Gaia (54 anni), presidente di Garanzia Etica, difeso dall’avvocato Toto Casula. Alcuni degli imputati rinviati a giudizio erano amministratori di società del gruppo Scanu, altri svolgevano il ruolo di sindaco.
È stato ammesso al rito abbreviato condizionato il commercialista Giovanni Pinna (55 anni), difeso da Mario Canessa e Francesco Iovino, che dovrà presentarsi davanti al giudice dell’udienza preliminare il 25 ottobre. Infine Pierangelo Zurru (41 anni) di Cagliari è stato autorizzato alla messa alla prova e per lui la data è la stessa di Pinna.
A difendere Scanu in un processo che si presenta estremamente complesso sarà l’avvocato Rodolfo Meloni, che ha provato a chiudere la vicenda con un accordo sull’applicazione della pena, indicata in quattro anni e otto mesi. Al giudice Muscas però non sono bastati gli impegni assunti e rispettati dall’imprenditore, che fin dai giorni dell’arresto - avvenuto il 12 ottobre 2019 su ordine del gip Giampaolo Casula - aveva annunciato di voler abbandonare tutti gli incarichi pubblici e quelli nelle società private. Scanu se la sarebbe cavata con appena otto mesi in più della sorella, che pur avendo ricoperto incarichi di vertice in diverse società del gruppo, poi - a leggere le accuse - condotte deliberatamente al fallimento, avrebbe solo affiancato il fratello nelle decisioni e nelle strategie.
La sintesi più significativa della vicenda al centro del procedimento penale è offerta dal gip Giampaolo Casula a conferma delle indagini condotte dal pm Pilia e delle relazioni elaborate dal consulente della Procura, Giuseppe Aste: «Sin dal 1997 - scrive il magistrato nell’ordinanza per le misure di custodia cautelare, successivamente revocata dal Riesame - è stata posta in essere una sistematica e dolosa spoliazione delle componenti attive delle varie società, in favore del dominus Alberto Scanu e della sorella Laura, oltreché degli altri soggetti coinvolti nella multiforme vicenda». Spoliazione, a leggere le pagine del provvedimento, realizzata facendo "girare" i rami d'azienda produttivi delle varie società per poi indirizzare il ricavato a favore di Scanu e della sorella. Fallimenti pilotati insomma, con l'obbiettivo di portare a casa la polpa, lasciando ai creditori i rifiuti e provocando il dissesto delle società.
È stato ammesso al rito abbreviato condizionato il commercialista Giovanni Pinna (55 anni), difeso da Mario Canessa e Francesco Iovino, che dovrà presentarsi davanti al giudice dell’udienza preliminare il 25 ottobre. Infine Pierangelo Zurru (41 anni) di Cagliari è stato autorizzato alla messa alla prova e per lui la data è la stessa di Pinna.
A difendere Scanu in un processo che si presenta estremamente complesso sarà l’avvocato Rodolfo Meloni, che ha provato a chiudere la vicenda con un accordo sull’applicazione della pena, indicata in quattro anni e otto mesi. Al giudice Muscas però non sono bastati gli impegni assunti e rispettati dall’imprenditore, che fin dai giorni dell’arresto - avvenuto il 12 ottobre 2019 su ordine del gip Giampaolo Casula - aveva annunciato di voler abbandonare tutti gli incarichi pubblici e quelli nelle società private. Scanu se la sarebbe cavata con appena otto mesi in più della sorella, che pur avendo ricoperto incarichi di vertice in diverse società del gruppo, poi - a leggere le accuse - condotte deliberatamente al fallimento, avrebbe solo affiancato il fratello nelle decisioni e nelle strategie.
La sintesi più significativa della vicenda al centro del procedimento penale è offerta dal gip Giampaolo Casula a conferma delle indagini condotte dal pm Pilia e delle relazioni elaborate dal consulente della Procura, Giuseppe Aste: «Sin dal 1997 - scrive il magistrato nell’ordinanza per le misure di custodia cautelare, successivamente revocata dal Riesame - è stata posta in essere una sistematica e dolosa spoliazione delle componenti attive delle varie società, in favore del dominus Alberto Scanu e della sorella Laura, oltreché degli altri soggetti coinvolti nella multiforme vicenda». Spoliazione, a leggere le pagine del provvedimento, realizzata facendo "girare" i rami d'azienda produttivi delle varie società per poi indirizzare il ricavato a favore di Scanu e della sorella. Fallimenti pilotati insomma, con l'obbiettivo di portare a casa la polpa, lasciando ai creditori i rifiuti e provocando il dissesto delle società.
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