La scoperta
La carcassa di una Caretta trovata in spiaggia a Orosei
di Sergio Secci
OROSEI. Un’altra tartaruga marina della specie Caretta caretta, è stata trovata morta a poca distanza della spiaggia di Fuile Mare a poca distanza da cala Liberotto. L’esemplare, che misurava oltre...
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OROSEI. Un’altra tartaruga marina della specie Caretta caretta, è stata trovata morta a poca distanza della spiaggia di Fuile Mare a poca distanza da cala Liberotto. L’esemplare, che misurava oltre un metro di lunghezza, è stato trasportato a riva dalla corrente nel tardo pomeriggio di sabato ed è stato notato da alcuni bagnanti che hanno dato l’allarme. Il recupero della carcassa, ormai in avanzato stato di decomposizione, è avvenuto però soltanto ieri mattina, quando nella piccola insenatura della costa oroseina c’erano centinaia di turisti.
Il decesso, secondo quanto ha stabilito poi il medico veterinario, è avvenuto probabilmente da parecchi giorni, forse in seguito a uno speronamento. Oppure per il fatale incontro con delle reti posizionate dai pescatori o per qualche busta di plastica ingerita per errore. L’avvistamento è avvenuto sabato sera da parte di un turista in vacanza nella zona, che ha subito allertato il Corpo forestale. Poi, a causa del buio, le operazioni di recupero sono state rinviate al mattino successivo. Una pattuglia della Forestale di Siniscola e gli agenti della Polizia locale di Orosei hanno imbragato la carcassa per trasportarla sulla spiaggia in attesa dell’arrivo del veterinario della Asl che, dopo la perizia, ha disposto l’inumazione da parte degli operai inviati dal sindaco Nino Canzano. Nei giorni scorsi, un altro esemplare deceduto era stato recuperato nei pressi del faro di Capo Comino a Siniscola. La settimana scorsa, invece, due maestosi esemplari sono stati recuperati vivi a Cala Gonone e La Caletta e inviati alla clinica Due mari, nell’area marina protetta del Sinis, per ricevere le cure del caso. Le spiagge del Nuorese, si stanno purtroppo rivelando ricche di segnalazioni di ritrovamenti di tartarughe prive di vita e non è da escludere la presenza di qualche infezione che possa averne provocato la morte. La tartaruga Caretta caretta è una delle specie con la popolazione più consistente nel mare Sardo e, già dalle scorse settimane, sono state segnalate le prime deposizioni di uova nelle spiagge del sud Sardegna. Due anni fa a Lu Impostu, nel territorio di San Teodoro, e all’interno dell’area marina protetta di Tavolara capo Coda Cavallo venne rinvenuto un esemplare appena nato. Segno questo che anche i lidi della parte settentrionale, forse a causa del riscaldamento delle acque marine, stanno diventando siti di nidificazione della preziosa specie.
«Il ritrovamento di un gran numero di esemplari di Caretta caretta – spiega il direttore dell’area marina protetta di Tavolara, Agusto Navone, spinge a interrogarsi su questo fenomeno. Non più tardi di un mese fa, nelle acque prospicienti l’area marina protetta, ne abbiamo recuperato 5 di cui tre vive e due morte. Ed è di questi giorni il ritrovamento di altri 4 esemplari, due vive e altrettante morte».
«Questi dati – aggiunge Navone – fanno pensare in maniera logica che il cambiamento climatico abbia influenzato in maniera marcata questi eventi e che la popolazione mediterranea di Caretta caretta si spinga sempre più a nord nelle sue rotte alla ricerca di cibo e di siti per la nidificazione».
«Purtroppo però – sottolinea ancora il direttore dell’area marina – il fatto di trovarne diverse morte e determinato da due fattori più rilevanti: l’ingestione di grandi quantità di plastica e l’impatto con gli attrezzi da pesca, soprattutto gli ami dei palangari. Di positivo c’è che in Sardegna, grazie alla rete regionale per fauna marina in difficoltà, fra la Regione e le aree marine, molti esemplari vengono recuperati vivi, e quindi curati e salvati».
Il decesso, secondo quanto ha stabilito poi il medico veterinario, è avvenuto probabilmente da parecchi giorni, forse in seguito a uno speronamento. Oppure per il fatale incontro con delle reti posizionate dai pescatori o per qualche busta di plastica ingerita per errore. L’avvistamento è avvenuto sabato sera da parte di un turista in vacanza nella zona, che ha subito allertato il Corpo forestale. Poi, a causa del buio, le operazioni di recupero sono state rinviate al mattino successivo. Una pattuglia della Forestale di Siniscola e gli agenti della Polizia locale di Orosei hanno imbragato la carcassa per trasportarla sulla spiaggia in attesa dell’arrivo del veterinario della Asl che, dopo la perizia, ha disposto l’inumazione da parte degli operai inviati dal sindaco Nino Canzano. Nei giorni scorsi, un altro esemplare deceduto era stato recuperato nei pressi del faro di Capo Comino a Siniscola. La settimana scorsa, invece, due maestosi esemplari sono stati recuperati vivi a Cala Gonone e La Caletta e inviati alla clinica Due mari, nell’area marina protetta del Sinis, per ricevere le cure del caso. Le spiagge del Nuorese, si stanno purtroppo rivelando ricche di segnalazioni di ritrovamenti di tartarughe prive di vita e non è da escludere la presenza di qualche infezione che possa averne provocato la morte. La tartaruga Caretta caretta è una delle specie con la popolazione più consistente nel mare Sardo e, già dalle scorse settimane, sono state segnalate le prime deposizioni di uova nelle spiagge del sud Sardegna. Due anni fa a Lu Impostu, nel territorio di San Teodoro, e all’interno dell’area marina protetta di Tavolara capo Coda Cavallo venne rinvenuto un esemplare appena nato. Segno questo che anche i lidi della parte settentrionale, forse a causa del riscaldamento delle acque marine, stanno diventando siti di nidificazione della preziosa specie.
«Il ritrovamento di un gran numero di esemplari di Caretta caretta – spiega il direttore dell’area marina protetta di Tavolara, Agusto Navone, spinge a interrogarsi su questo fenomeno. Non più tardi di un mese fa, nelle acque prospicienti l’area marina protetta, ne abbiamo recuperato 5 di cui tre vive e due morte. Ed è di questi giorni il ritrovamento di altri 4 esemplari, due vive e altrettante morte».
«Questi dati – aggiunge Navone – fanno pensare in maniera logica che il cambiamento climatico abbia influenzato in maniera marcata questi eventi e che la popolazione mediterranea di Caretta caretta si spinga sempre più a nord nelle sue rotte alla ricerca di cibo e di siti per la nidificazione».
«Purtroppo però – sottolinea ancora il direttore dell’area marina – il fatto di trovarne diverse morte e determinato da due fattori più rilevanti: l’ingestione di grandi quantità di plastica e l’impatto con gli attrezzi da pesca, soprattutto gli ami dei palangari. Di positivo c’è che in Sardegna, grazie alla rete regionale per fauna marina in difficoltà, fra la Regione e le aree marine, molti esemplari vengono recuperati vivi, e quindi curati e salvati».
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