La Nuova Sardegna

Disputa pubblico-privato per l’accesso a Brandinchi, la Tahiti sarda

di Antonello Sechi
Disputa pubblico-privato per l’accesso a Brandinchi, la Tahiti sarda

Il Comune di San Teodoro chiude un parcheggio e il chiosco dietro la spiaggia

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SAN TEODORO. C’è la disputa tra la fruizione pubblica di una spiaggia e i diritti della proprietà privata. Quella su chi garantisce meglio la salvaguardia di un ambiente fin troppo frequentato, e quelle sulla disponibilità di servizi di qualità al turismo, le ricadute economiche e i posti di lavoro. A San Teodoro è un’estate agitata. Al centro c’è Cala Brandinchi, lato sud di Capo Coda Cavallo, una delle spiagge più belle e famose della costa nordorientale dell’isola, una di quelle che per gli estimatori merita il nome di Tahiti sarda, anche se, per il suo successo, da troppe estati si fatica a riconoscere sotto l’impressionante massa di bagnanti che occupa la stretta falce di sabbia bianca lunga 800 metri che avvolge un basso specchio d’acqua con tutte le tonalità del turchese.

Alle spalle della spiaggia ci sono meno posti auto quest’anno. Erano circa 800, ne sono rimasti poco più di 250. E non c’è neppure “I giardini di Cala Brandinchi”. Il chiosco e il parcheggio Brandinchi nord, uno dei due aperti da due decenni sui suoi terreni dalla famiglia Palau, sono stati dichiarati privi di autorizzazione dal Comune di San Teodoro, ora guidato dal sindaco Rita Deretta. Lo scontro è esploso sui social a maggio. Anche perché, con il solo parcheggio sud aperto e il chiosco chiuso, dei 32 lavoratori delle ultime estati ne sono rimasti otto. Sono volate parole forti. Da un lato chi difende l’attività della Salinedda srl, la società che dal 1999 gestisce le attività di Brandinchi, rappresentata da Isabel Palau, figlia dell’imprenditore che aprì l’ex Palmera a Olbia. Dall’altro, chi a San Teodoro non ha mai accettato il casello con sbarra eretto a oltre un chilometro dalla spiaggia attraverso il quale passano solo le auto che pagano il ticket per il parcheggio, mentre chi va a piedi o in bici ha libero accesso. Una polemica accesa, alla quale il sindaco ha scelto di rispondere in consiglio comunale, dove ha letto un documento. A quell’intervento, registrato su un video, Rita Deretta rimanda se le si chiede che cosa succede a Cala Brandinchi: «L’argomento è delicato, non dico una parola in più, non voglio equivoci». Nel video del consiglio, il sindaco dice che, in seguito ai controlli, il parcheggio Brandinchi nord è risultato «privo di idonei titoli abilitativi» ed è stato interdetto a ottobre 2020, mentre Brandinchi sud è a posto. Quanto al chiosco nei terreni privati alle spalle della spiaggia, il Comune ha rilevato «l’assenza di titolo edilizio» e ne ha ordinato la demolizione, avvenuta a ottobre scorso. Rita Deretta dice che la sua amministrazione ha un suo progetto per Cala Brandinchi e che sono stati avviati incontri con la proprietà per ottenere, attraverso una cessione volontaria, l’accesso pedonale e veicolare a nord e a sud della spiaggia, e in più piccole aree a ridosso del demanio dove collocare bagni pubblici, rastrelliere per biciclette, un punto sorveglianza. La risposta della proprietà, secondo il sindaco, sarebbe stata favorevole solo al comodato d’uso della strada per Brandinchi nord e solo per categorie determinate. E questo in cambio della riapertura del parcheggio e della riclassificazione da H a E della zona retrodunale, oltre all’ok per il chiosco. Richieste «alle quali ci riserviamo di rispondere», dice Deretta. Che sottolinea: non c’è intenzione di danneggiare il privato ma di garantire l’interesse pubblico.

Isabel Palau, insieme al figlio Manfredi, manifesta orgoglio per quanto realizzato nei 110 ettari di Cala Brandinchi. «Sono arrivata qui bambina, negli anni Sessanta, nessuno ama questi posti più di me – afferma – Prima del 1976 avevamo a disposizione oltre 900mila metri cubi, non abbiamo mai costruito. Non meritiamo di essere accomunati agli imprenditori che hanno sfruttato e danneggiato la Sardegna. I nostri guadagni vengono reinvestiti qui, diamo lavoro a persone della zona. La tutela dell’area dietro la spiaggia è una nostra priorità». L’imprenditrice mostra l’oliveto, il frutteto, i parcheggi attrezzati con estintori, impianto idrico ecc., le auto distanziate da verde e alberi: «Vorrei che tutti ricordassero come era prima: spazzatura, auto in mezzo agli alberi e negli stagni, pericolo di incendi. Di fatto, oggi, siamo noi l’unico filtro contro l’uso selvaggio della spiaggia. Solo il 40% arriva con le auto, molti accedono da vari passaggi». Isabel Palau si rammarica per il chiosco e i bagni rimossi: «Da anni chiediamo di poter aggiungere passerelle per disabili, bagni e punti-sicurezza, a nostre spese. Non abbiamo mai ottenuto i permessi. Parcheggi, chiosco, zona verde attrezzata permettevano di togliere almeno 500 persone dalla spiaggia offrendo molti servizi. Davamo a tutti la possibilità di utilizzare i servizi igienici, preservando la pineta e il retro spiaggia». Poi respinge le accuse di abusivismo. «I parcheggi sono stati autorizzati nel 1999 – afferma – Quello nord, ora chiuso, è stato inserito nel Piano di utilizzo dei litorali del 2018, ma è ritenuto attuabile solo con il Piano urbanistico comunale, non ancora approvato. Il chiosco è stato autorizzato nel 2007. Nel 2013 ha avuto l’autorizzazione edilizia in zona H per un anno, in attesa del Puc, che purtroppo ancora non c’è».

A San Teodoro, sul caso Cala Brandinchi si parla ormai di braccio di ferro. Isabel Palau e il figlio negano di volerlo fare: «Siamo sempre disponibili a un confronto con l’amministrazione comunale per trovare una soluzione che rispetti le esigenze e i desideri di entrambe le parti, nell’interesse di tutti. Ma va fatto di persona, non sui social». Si vedrà.
 

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