Santa alleanza per il lavoro: non aspettiamo il Recovery
di Umberto Aime
Politici, sindacati, Università, Confindustria e Chiesa provano a unire le forze
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CAGLIARI. Il Recovery sarà anche la manna, ma prima di tutto «dobbiamo spendere bene e in fretta il miliardo del Fondo sociale europeo, questo sì che è una certezza, mentre il resto, senza essere disfattista, non sappiamo ancora quando e come arriverà». L’assessora al lavoro, Alessandra Zedda, è stata perentoria, nell’aprire il confronto con le parti sociali, dalla Confindustria ai sindacati, dai Comuni all’Università, sulla ripartenza dopo la pandemia. Intorno al tema «Riprendiamoci il lavoro», il botta e risposta è andato avanti per quattro ore. Alla fine è passato quest’ordine di scuderia: «Dobbiamo vederci più spesso. C’è bisogno del contributo di tutti e i progetti non solo dovranno essere discussi, ma condivisi». Soprattutto in questo momento, dove la mancata proroga del blocco dei licenziamenti fino all’autunno potrebbe innescare una «pericolosa bomba sociale», ha sottolineato Romina Mura, deputata del Pd e presidente della commissione lavoro della Camera. Perché la Sardegna, come tutta l’Italia, è uscita a pezzi dall’incubo Covid e il crollo dell’occupazione è «una delle più terribili conseguenze che ci ha lasciato», ha ribadito l’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi, delegato dalla Curia sarda per la pastorale del lavoro e vicepresidente nazionale della Cei. «L’uomo deve ritornare a essere al centro di ogni soluzione», ha aggiunto nella parte del confronto, coordinata dal giornalista Anthony Muroni. Con Emiliano Deiana, presidente dell’Associazione dei Comuni, l’Anci, che ha rilanciato: «Bisogna che le esigenze dei territori siano in testa alle priorità. La Sardegna per forza dovrà ripartire tutta assieme. Invece, troppo spesso, le nostre richieste restano inascoltate».
Ciascuno con un ruolo. In questo cambiamento epocale verso la riscossa, «c’è davvero bisogno del contributo di tutti», ha detto l’assessora Zedda in un altro passaggio del dibattito. L’Università di Cagliari s’è fatta avanti con il rettore Francesco Mola: «Noi siamo pronti. Il vero propulsore per la ripartenza saranno i progetti e poi la velocità negli investimenti. Solo allora avremmo risultati efficaci e duraturi». A questo punto è forte la necessità d’individuare un luogo comune in cui discutere. Lo hanno sollecitato soprattutto i sindacati, con Gavino Carta, Cisl, e Caterina Cocco, Cgil. «Sappiamo già – è la sintesi dei loro interventi – cosa non dobbiamo fare: gli errori del passato, per cominciare». Quindi «non soldi a pioggia e ancora meno piccoli progetti slegati fra loro», proprio per questo «da tempo chiediamo di essere convocati dalla Giunta, però ancora non abbiamo ricevuto una risposta e questo silenzio ci preoccupa». Sollecitato dalle domande di Gianni Agnesa del Formez, è stato poi Maurizio De Pascale, presidente di Confindustria a dire: «Dobbiamo avere le idee chiare, molto chiare, sugli obiettivi. Prima di tutto sul modello di sviluppo, sula burocrazia, sulle infrastrutture e sul mercato del lavoro, oggi mancano troppe professionalità».
Nuovo orizzonte. Dopo il video del governatore Christian Solinas, «è indispensabile che i contributi straordinari arrivino in fretta alle imprese», è stata ancora l’assessora Zedda ad annunciare: «Nella prossima manovra di bilancio, un capitolo sarà dedicato proprio al lavoro». Ma Claudio Atzori, Legacooperative, s’è chiesto: «Risolta l’emergenza, ripartiremo? Senza un tavolo unico in cui incontrarci, la mia risposta è no». Perché oggi bisogna andare oltre quello che finora «abbiamo conosciuto, come per esempio il reddito di cittadinanza che è stato solo assistenza, ma non ha prodotto lavoro», ha detto l’assessora Zedda. Così da parte di tutti – Antonella Brusa per i Centri di formazione professionale, Arianna Arca, Confcooperative e Marco Fenza a nome dei consulenti del lavoro – è stato preteso un cambio di passo e nuove azioni di pronto intervento. Non solo aspettando il Recovery, ma «nella spesa dei fondi europei di cui oggi siamo sicuri, per ridurre le disuguaglianze che la pandemia ha reso più evidenti». Una strada maestra è stata individuata da Ruben Razzante, professore alla Cattolica di Milano, e autore del saggio «La rete che vorrei». Nel rispondere a una domanda del presidente dell’Ordine dei giornalisti, Francesco Birocchi, ha detto: «Globale e locale devono convivere, per raggiungere quel nuovo umanesimo di cui abbiamo bisogno».
Ciascuno con un ruolo. In questo cambiamento epocale verso la riscossa, «c’è davvero bisogno del contributo di tutti», ha detto l’assessora Zedda in un altro passaggio del dibattito. L’Università di Cagliari s’è fatta avanti con il rettore Francesco Mola: «Noi siamo pronti. Il vero propulsore per la ripartenza saranno i progetti e poi la velocità negli investimenti. Solo allora avremmo risultati efficaci e duraturi». A questo punto è forte la necessità d’individuare un luogo comune in cui discutere. Lo hanno sollecitato soprattutto i sindacati, con Gavino Carta, Cisl, e Caterina Cocco, Cgil. «Sappiamo già – è la sintesi dei loro interventi – cosa non dobbiamo fare: gli errori del passato, per cominciare». Quindi «non soldi a pioggia e ancora meno piccoli progetti slegati fra loro», proprio per questo «da tempo chiediamo di essere convocati dalla Giunta, però ancora non abbiamo ricevuto una risposta e questo silenzio ci preoccupa». Sollecitato dalle domande di Gianni Agnesa del Formez, è stato poi Maurizio De Pascale, presidente di Confindustria a dire: «Dobbiamo avere le idee chiare, molto chiare, sugli obiettivi. Prima di tutto sul modello di sviluppo, sula burocrazia, sulle infrastrutture e sul mercato del lavoro, oggi mancano troppe professionalità».
Nuovo orizzonte. Dopo il video del governatore Christian Solinas, «è indispensabile che i contributi straordinari arrivino in fretta alle imprese», è stata ancora l’assessora Zedda ad annunciare: «Nella prossima manovra di bilancio, un capitolo sarà dedicato proprio al lavoro». Ma Claudio Atzori, Legacooperative, s’è chiesto: «Risolta l’emergenza, ripartiremo? Senza un tavolo unico in cui incontrarci, la mia risposta è no». Perché oggi bisogna andare oltre quello che finora «abbiamo conosciuto, come per esempio il reddito di cittadinanza che è stato solo assistenza, ma non ha prodotto lavoro», ha detto l’assessora Zedda. Così da parte di tutti – Antonella Brusa per i Centri di formazione professionale, Arianna Arca, Confcooperative e Marco Fenza a nome dei consulenti del lavoro – è stato preteso un cambio di passo e nuove azioni di pronto intervento. Non solo aspettando il Recovery, ma «nella spesa dei fondi europei di cui oggi siamo sicuri, per ridurre le disuguaglianze che la pandemia ha reso più evidenti». Una strada maestra è stata individuata da Ruben Razzante, professore alla Cattolica di Milano, e autore del saggio «La rete che vorrei». Nel rispondere a una domanda del presidente dell’Ordine dei giornalisti, Francesco Birocchi, ha detto: «Globale e locale devono convivere, per raggiungere quel nuovo umanesimo di cui abbiamo bisogno».
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